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ANNALI
DI
BOTANICA
PUBBLICATI
DAL
Prof. ROMUALDO PIROTTA
Direttore del R. Istituto e del R Orto Botanico di Roma
VOLUME TREDICESIMO
CON XVIII TAVOLE
E VARIE FIGURE NEL TESTO
X
ROMA
TIPOGRAFIA ENRICO VOGHERA
1915
ANNALI
DI
BOTANICA
PUBBLICATI
DAL
Prof. ROMUALDO PIROTTA
Direttore del R. Istituto e del R Orto Botanico di Roma
VOLUME TREDICESIMO
CON XVIII TAVOLE
E VARIE FIGURE NEL TESTO
X
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BOTANICA!»
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ROMA
TIPOGRAFIA ENRICO VOGHERA
1916
INDICE PER, AUTORI
Ballerini Bruno B. — Sulla Schizostelia del « Sorghum halepense P. ».
(Tav. XVII I), pag. 351.
Bargagi.i-Petruccj. — Ancora sull'esperienza del «.Giacinto rovesciato»,
pag. 125.
Béguinot A. e Vaccari A — Quarto contributo alla Flora della Libia, pag. 9.
Campanile G. — Contributo allo studio della recezione eliotrojnca wlle piante
secondo la teoria di Haberlandt, pag. 139.
Campbell C — Sirfla partenocarpia nella « Phillyrea media L. », pag. 411.
C arano E. — Ricerche sull'embriogenesi delle Asteracee. (Tav. XI-XVX, pag. 251
— — Sull'embriologia di « Poinsettia pulcherrima », R. Grati. (Tav. XVII) ,
pag. 343.
Chiovenda E. — Terzo pugillo di piante libiche, pag. 1.
— — G^amina nova ex Catanga (Africa tropica meridionalis), pag. 35.
— — Plantae novae vel minus notae e Regione AHhiopica, pag. 371.
Cortesi F. — Orchidacee nuove e critiche dei dintorni di Nardo (Lecce), pag. 237.
Donati G. — Osservazioni sidta struttura fogliare di alcune Quercie nostrali
a foglie persistenti, (con 13 figure nel testo), pag. 157.
G"LA G. — Epatiche dell' Abissinia. (Tav. IV), pag. 59.
— — Di alcune pubblicazioni pedologiche sui terreni libici, pag. 357.
Jacobacci V. — Nuove ricerche stil rapporto tra la sensibilità geotropica nella
radice e la presenza e orientamento degli statoliti, pag. 149.
Kruch O. — Foglie bulbifere e germogli fillogeni di «Allium nigrum». (Tav. I-M),
pag. 77.
Longo B. — Note di morfologia fiorale. (Tav. VI), pag. 121.
— — Variazione di gemma in una quercia. (Tav. V), pag. 137.
Perotti Rina. — Contribuzione alla conoscenza dei rapporti fra « Cytinus
Hypocistis » e « Cistus salvifolius » (con 3 figure nel testo), pag. 151.
— Renato — Contribuzione alla conoscenza della fisiologia del « Mycoderma
vini », pag. 169.
Trotter A — Galanthus nivalis L. e G. major Red. — Contributo allo studio
della variabilità. (Tav. VII-X), pag. 185.
Brevi comunicazioni : Faure G — Note di Tecnica microscopica, pag. 303.
Bibliografìa, pag. 307, 415.
Riviste, pag. 315.
Notizie, pag. 341, 425.
Il fascicolo 1°, pag. 1 - 138 fu pubblicato il 10 ottobre 1914
•» 2°, » 139-342 » » 20 febbraio 1915
» 3°, » 343-426 » » 30 settembre »
Vol. XIII. pubblicato il IO Ottobre 1914] Fa se. 1°
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ANNALI DI BOTANICA
PUBBLICATI
DAL
Prof. ROMUALDO PIROTTA
e
© Direttore del R. Istituto e del R. Orto Botanico di Roma
? Chiovenda E. — Terzo pugillo di piante libiche, pag. 1.
Béguinot A. e Vaccari A. — Quarto contributo alla Flora della Libia, pag. 9.
Chiovenda E. — Gramina nova ex Catanga (Africa tropica meridionali^),
pag. 35.
Gola G. — Epatiche dell' Abissi aia (Tav. IV), pag. 59.
rj Kruch O. — Foglie bulbìfere e germogli fillogeni di « Allium nigrum ». (Tav. I-III),
;- pag. 77.
Longo B. — Note di morfologia fiorale. (Tav. VI), pag 121.
Bargagli-Petrucci. — Ancora l'esperienza del « Giacinto rovesciato », pag. 125.
Longo B. — Variazione di gemma in una quercia. Tav. V), pag. 137.
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ROMA
TIPOGRAFIA ENRICO VOGHERA
1914
Gli Annali di Botanica si pubblicano a fascicoli, in
tempi non determinati e con numero di logli e ta-
vole non determinati. Il prezzo sarà indicato numero
per numero. Agli autori saranno dati gratuitamente
25 esemplari di estratti. Si potrà tuttavia chiederne
un numero maggiore, pagando le semplici spese di
carta, tiratura, legatura, ecc.
Gli autori sono responsabili della forma e del conte-
nuto dei loro lavori.
yii. — Per qualunque notizia, informazione, schiarimento, rivolgersi al
prof. R. Pino-ri a. R. Istituto Botanico. Panisperna. 89 B — ROMA
Vol. XIII.
[pubblicato il IO Ottobre 1914]
Fasc. 1°
Terzo pugillo di piante libiche
del prof. Emilio Chiovenda
Ranunculaceae.
1. Adonis microcarpus DO., flore flav ; G-arian, VI. 1913 (Sacco);
Lebda, 18. II. 1913 (Antonetti).
Papaveraceae.
2. Papaver hybridum Linn.; Garian, VI. 1913 (Sacco).
Crucifebae.
3. Matthiola livida (Dolile) DO.; Lebda, 14. VII. 1913 (Anto-
netti).
4. Matthiola pseudoxyceras Conti ; Lebda, 14. VII. 1913 (Anto-
netti).
5. Oiplotaxis Harra (Forsk.) DO.; Garian, VI. 1913 (Sacco); Misda,
XI. 1913 (Antonetti).
6. Eruca sativa Lam. ; var. longirostris (Uechtr.) Rouy Exc. hot.
Èspagne (1881-82i 52 ; Briquet, // Corse, II. 81 = E. glabrescens
Jord. Diagn., I (1864) 193. : Garian, VI. 1913 (Sacco) ; Lebda, 14.
VII. 1913 (Antonetti).
7. Farsetia aegyptiaca Turra ; Misda, VI 1913 (Antonetti); Uadi
Sofegin presso Misda, X. 1913 (Antonetti).
8. Alyssum campestre Linn ; Garian, VI. 1913 (Sacco).
9. Cakile maritima Scop. ; var. aegyptiaca (Linn.) < 'os.s. ; Lebda,
18. III. 1913 (Antonetti).
Annali di Botanica. — Vol. XIII.
2
Rksedaceae.
10. Reseda propinqua R. Br. ; Lebda, 14. VII. 1913 (Antonetti).
OlSTAOEAE.
11. Helianthemum virgatum (Desf.) Pers. [ì. vesicarlum (Boiss.)
Barr. Dur. ; Lebda, 18. II. 1913 (Antonetti).
12. Helianthemum . . . Fruticolo minuto a rami diffusi portanti
piccoli fascetti subglobosi di foglie assai piccole ovate, biancastre;
rami fioriferi brevi densissimamente fogliosi con foglie sparse assai
piccole lunghe 2 mm. e larghe 1,5 min. cogli orli fortemente re-
voluti e densamente bianco-tomentose ; stipole piccolissime appena
sensibili. Fiore (nell'esemplare), solitario terminale, piccolo, coi se-
pali tutti esternamente densamente bianco-tomentosi per soli peli
stellati, internamente glabri, i due esterni lineari lunghi metà
circa degl'interni i quali sono concavi, muniti di tre costole un po'
prominenti. Petali aurei lunghi come i sepali interni. Stami circa
15 subuniseriati, tutti fertili. Ovario densamente ispido. Stilo ci-
lindrico lungo circa come l'ovario lievemente incurvo all'apice,
e dilatato in stimma patelliforme; Misda, XI. 1918 (Antonetti).
Esemplare formato di un unico saggio per giunta assai misero
che non permette di poter pronunciare con sicurezza una determi-
nazione. Non posso però riferirlo ad alcuna delle forme già note
della Tibia.
SlLENAOE \ I .
13. Sileno succulenta Forsk. ; Lebda, 18. [1.1913 (Antonetti).
14. Sileno rubella Linn. ; Garian, VI. 1913 (Sacco).
P tRONl OHIAOEAE.
L6. Paronychia arabica DO.; var. macrostegia Boiss. ; Lebda, 14.
VII. 1913 (Antonetti .
l'i. Paronychia capitata (Linn.) Lam. ; Misda, XI. L913 (Anto-
i i.
17. Gymnocarpos decandrus Forsk.; fra Tesoia e Misda, 9. Vili.
>13 (Sacco); Misda, XI. 1913 (Antonetti).
Tàhabioaoeae.
18. Tamarix gallica Linn.; fra Tescia e Misda . 9. Vili. 1913
(Succo).
— 3 —
Malvaceae.
19. Malva sylvestris Linn. y ambigua (Guss.) Schweinf. et As-
chers. ; Lebda, U. VII. 1913 (Antonetti).
Geraniaceae.
20. Erodium laciniatum (Cav.) "Willd. ; var. genuinum Boiss.; Lebda,
14. VII. 1913 (Antonetti).
21. Erodium malacoides (Linn.) L'Her. ; Garian, VI. 1913 (Sacco).
22. Erodium glaucophyllum Ait. ; Uadi Sofegin a Misda, 9. Vili.
1913 (Antonetti): Misda, XI. 1913 (Antonetti..
Zygophyllaceae.
23. Fagonia arabica Linn. ; forma depauperata ; Misda, XI. 1913
(Antonetti).
24. Zygophyllum album Linn. ; Misda, XI. 1913 (Antonetti).
25. Peganum riarmala Linn. ; Lebda, 14. VII. 1913 (Antonetti).
Uadi Sofegin presso Misda, X. 1913 (Antonetti); tra Tescia e Misda,
9. Vili. 1913, nome indigeno Haramed (Sacco).
Terebinthaceae.
26. Pistacia atlantica Desf. ; nel fondo degli Uadi fra Tescia e
Misda, 9. Vili. 1913, nome indigeno Batum (Sacco).
Leguminosae.
27. Argyrolobium uniflorum (Decaisne) Jaub. et Spach ; Misda, XI.
1913 (Antonetti).
28. Retama Raetam (Forsk.) Webb. ; molto diffuso tra Tescia e
Misda, 9. VII. 1913, nome indigeno eltem (Sacco).
29. Trigonella maritima Delile ; Lebda, 18. II. 1913 (Antonetti),
30. Medicago marina Linn. ; Lebda, 18. IL 1913 (Antonetti).
31. Medicago tribuloides Desr. ; var. breviaculeata Moria ; Garian,
VI. 1913 (Sacco).
32. Melilotus sulcata Desf. ; Lebda, 18. IL 1913 (Antonetti).
33. Coronilla scorpioides (Linn.) Koch ; Garian, VI. 1913 (Sacco).
34. Hedysarum spinosissimum Linn. ; Lebda, 14. VII. 1913 (An-
tonetti).
- 4 —
FlCOlDKAE.
35. Mesembrianthemum crystallinum Liun. ; Lebda, 18. II. 1913
(Antonetti).
Umbelliferak.
36. Pituranthos Rohlfsianus (Aschers.) Dur. et Barr.; Uadi So-
fegin presso Misda, X. 1913 (Antonetti).
37. Orlaya maritjma (Limi.) Koch ; Lebda, 18. IL 1913 (Anto-
net i
DlPSACEAE.
38. Scabiosa arenaria Forsk. : Lebda, 14. VII. 1913 (Antonetti).
Composita e.
39. Asteriscus pygmaeus Coss. et Dar. ; Uadi Sofegin presso Misda,
X. 1913 (Antonetti).
40. Anvillea Garcini (Burnì. N. L.) DO. ; = A. auitralis Cheval-
lier ; ~ A. radiata > australi» Dar. et Barr. FI. Lab. Prodr., 122.
n. 441; tra Tescia e Misda, 9. Vili. 1913 (Sacco).
41. Evax pygmaea (Limi.) Pers. ; Lebda, 14. VII. 1913 (Anto-
netti).
42. Filago spathulata Presi.; Lebda, 14. VII. 1913 (Antonetti,.
48. Diotis maritima (Linn.) Sm.; Lebda, 18.11. 1913 (Antonetti).
44. Anthemis glareosa Dar. et Barr. ; Lebda, 18. II. 1913 i An-
tonetti).
45. Anacyclus alexandrinus Willd. ; Garian. VI. L913 (Sacco);
Lebda, 18. 11. L913 (Antonetti).
■>. cyrtolepidioides (Pome!) Dar. et Barr.; Lebda, 18. [1.1913
(Antonetti).
l r >. Chrysanthemum coronarium Limi. ; % Lebda. IH. II. 1913 (An-
toi l
47. Artemisia Herba alba Asso: Uadi Sofegin presso Misda, X.
1913 Antonetti*; tra Tescia e Misda. 9. Vili. 1913 (Sacco) ; <ìh-
. VI. 1913 Saoeo) ; Misda, 9. Vili. L913 (Saa
Artemisia monosperma > libica Ohiov. substerilis, ramulis ju-
aioribui resina copiosissima fluente praeditis. Tra Tescia e Misda,
9. Vili. 1913 (Antonetti .
I' - e < ] ii i debba essere riferita l'.l. campestris indicata
per la Libia.
— 5 —
49. Atractylis cancellata Limi. ; Garian, VI. 1913 (Sacco).
*50. Centaurea acaulis Desf. ; Garian, VI. 1913 (Sacco). Nuova
per la Libia.
51. Centaurea dimorpha Viv. ; Lebda, 14. VII. 1913 (Antonetti).
52. Ragadiolus Stellatus Willd. ; Garian, VI. 1913 (Sacco;.
53. Spitzelia COronopifolia (Desf.) Sch. bip. ; Lebda, 14. VII. 1913
(Antonetti).
64. Scorzonera undulata Vahl j3 alexandrina Barr. ; Garian, VI.
1913 (Sacco); Lebda, 18. IL 1913 (Antonetti).
55. Launaea glomerata (Jaub. et Spach.) ; Uadi Sofegin presso
Misda, X. 1913 (Antonetti) ; Misda, XI (Antonetti).
56. Leontodon Mùlleri (Sch. bip.) Boll. ; Garian, VI. 1913 (Sacco).
Cdcurbitaceae.
57. Cytrullus Colocynthis iLinn.) Schwad. ; Uadi Sofegin presso
Misda, X. 1913 (Antonetti).
Primulaceae.
58. Anagallis coerulea Lam. ; Garian, VI. 1913 (Sacco) ; Lebda,
18. IL 1913 (Antonetti).
59. Anagallis Monellii Lina. var. leptensis Chiov. ; Lebda, 14. VII.
1913 (Antonetti).
CONVOLVULACEAE.
60. Convolvulus althaeoides Linn. ; Lebda, 14. VII. 1913 (Anto-
netti) ; Lebda. 18. IL 1913 (Antonetti);
BORRAGINACEAE.
61. Alkanna tinctoria (Linn.) Tausch.; Misda, XI. 1913 (Anto-
netti).
62. Echium angustifolium Lam. ; Lebda, 14. VII. 1913 (Antonetti).
63. Echium setosum Vahl. ; Lebda, 18. IL 1913 (Antonetti).
64. Echium confusum Coincy ; Lebda, 14. VII. 1913 (Antonetti).
65. Asperugo procumbens Linn. ; Garian, VI. 1913 (Sacco).
SCROPHULARIACEAE.
66. Linaria fruticosa Desf. ; Lebda, 14. VII. 1913 (Antonetti).
67. Linaria virgata (Poir.) Desf. subsp. Syrtica Murbeck ; Garian,
VI, 1913 (Sacco).
— 6 -
Lahiataic.
68. Lavandula multifida Linn. ; Garian, VI. 1918 (Sacco) ; Lebda,
18. II. 1913 (Antonetti).
69. Lavandula coronopifolia Poir. ; Misda, XI. 1913 (Antonetti).
70. Thymus capitatus (Linn.) Hoffmans et Link; tra Tescia e
Mia la, 9. Vili. 1913 (Sacco».
71. Salvia lanigera Poir.; Garian, VI. 1913 (Sacco) ; Misda. XI.
1913 (Antonetti .
72. Prasium majus Linn. ; Garian, VI. 1913 (Sacco).
73. Teucrium polium Linn. var. virescens (Pomel); Lebda, 14.
VII. 1913 (Antonetti».
Globulariaceae.
74. Globularia arabica Jaub. et Spach. ; Misda, XI. 1913 (Anto-
netti i.
Plumbaginaceae.
75. Statico Thouini Viv. ; Lebda, 14. VII. 1913 (Antonetti).
76 Statica pruinosa Linn.; tra Tesela o Misda, 9. VIII. 1913
(Sacco).
Plantaginaceae.
77. Plantago albicans Linn.; Garian, VI. 1913 (Sacco); Lebda,
14. VII. 1913 -Antonetti).
78. Plantago lagopus Linn. ; Garian, VI. 1913 (Sacco).
79. Plantago coronopus Linn.: Lebda, L8. 11. L913 (Antonetti).
Planlago phaeostoma Boiss. et Eeldr. forma evolutior Ohio v.:
Laxe ramosissima a collo, 8 cm. alta, internodiis ad 2 cm; lon^is;
lunculi 2-3 cm. longi; t'olia 3-4 cm. longa, 2-3 mm. lata. (Jariau,
VI. L913 (Sacco'.
Salso laoeab.
81. Atriplex Halimus Linn.; tra Tescia e Misda, 9. Vili. 1913
82, Haloxylon articulatum (Cav.) Bunge; D'adi Sofegin presso Misda,
X. L913 : Misda, XI. L913 (Antonetti .
Haloxylon Schmittianum Pomel; tra Tesoia e Misda, 9. VITI.
ini:; Sh<- •«» .
— I
POLYOONACEAE.
84. Rumex vesicarius Limi. ; Garian, VI. 1913 (Sacco).
85. Rumex bucephalophorus Limi. ; Lebda, 14. VII. 1913 (Anto-
netti).
Thymelaeaceae.
86. Thymelaea microphylla Ooss. et Dui*. ; Uadi Sofegin presso
Misda, X. 1913 (Antonetti).
Santalaceae.
87. Thesium humile Vahl.; Lebda, 14. VII. 1913 (Antonetti).
EuPHORBrACEAE.
88. Euphorbia helioscopia Linn. ; Garian, VI. 1913 (Sacco).
89. Euphorbia Peplus Linn: ; Garian, VI. 1913 (Sacco).
*90. Euphorbia globulosa Ooss. et Durr. ; Misda, XI. 1913 (An-
tonetti). È nuova per la Libia.
91. Andrachne telephioides Linn. (•}. rotundifolia J. Muli. ; Misda,
XI. 1913 (Antonetti).
Iridaceae.
92. Gladiolus sp. aff. G. atroviolaceo. Boiss. ; Garian, VI. 1913
(Sacco).
Certamente non è da ascriversi né al G. byzantinus Mill., ne
al G. segetum Gawl. per le due valve della spata acuminatissime,
la superiore lunga 35 mm., l'inferiore 25 mm. ; larga la superiore
circa 9 mm., l'inferiore 5 mm. alla base, aventi i margini strettis-
simamente membranosi e quindi quasi totalmente erbacee.
Scapo gracile cilindrico, spesso alla guaiana fogliare circa 1,5 mm.
Foglia larga circa 4 mm., con costa eccentrica ; il lato più
stretto munito di 5-7 nervi, sottili bianchi assai appressati ; il lato
più largo con due soli nervi bianchi uno grosso poco meno della
costola e l'altro sottile, slontanati tra loro e con interposti parecchi
altri sottilissimi visibili solo per trasparenza.
Perigonio lungo 35 mm. circa con tubo fortemente incurvato,
lungo 13 mm., nella metà superiore insensibilmente dilatato ; te-
pali tutti angusti lungamente attenuati verso la base, disuguali.
L'esemplare è in pessimo stato di conservazione. Pel numero
\
dei fiori e foglie e per la statura somiglia al G. atroviolaceus: da
esso è però ben distinto per parecchi caratteri, anche pel colore
dei fiori più chiaro.
Cyperaceak.
93. Cyperus capitatus Vandelli ; Oasi di Tripoli fra l'Imperata
cylindrica, VII. 1913 (Sacco).
Graminaceae.
94 Lagurus ovatus Linn. : Lebda. 18. II. 1913 (Antonetti).
95. Aristida piumosa Linn. ; Uadi Sofegin presso Misda, X. 1913
(Antonetti).
96. Stipa tenacissima Linn. ; tra Tescia e Misda, 9. VITI. 1913
(Sacco).
97. Cynodon Dactylon 0. L. Rich. ; Uadi Sofegin presso Misda,
X. 1913 (Antonetti).
98. Bromus rubens Linn.; Lebda, 14. VII. 1913 (Antonetti).
99. Bromus villosus Forsk. Descr. Aeg.-Arab. (1775) 23, n. 79;
= B. rigida* Roth. in Roem. u. Usteri Mag. X (1790) 21; Be-
guin. e Vaccari : Contr. 11. Libia, I. 34. n. 35 e in Annali di Bota-
nica, Xll 1913», 128, n. 54; var. Gussonei (Pari.) Asch. u. Graeb.
Lebda, 18. IL 1913 (Antonetti).
La varietà è nuova per la Libia e geograficamente è un im-
portante acquisto.
POLYPODIACEAK.
100. Adiantum Capillus Veneris Linn.; Gariau, VI. 1913 (Sacco).
s\S\^ s^ , ('.. Chenopodium muntici,, Emea spinosut
Campi), ed Euphorbia terraci/ia L. var. prostrata Boiss.
-li-
stello ed il villaggio, si stende un'ampia sebMia colla vegetazione-
alofila caratteristica di queste formazioni. Al di là della sebkha il
terreno si innalza insensibilmente e comincia una serie di colline
o meglio di larghe ondulazioni (50-100»m. s. m.) regolari, uniformi,
con vallate poco profonde e dossi pianeggianti, che si stendono per-
fettamente uguali sin dove può spingersi la vista. Non un albero sul-
l'orizzonte e pochissima macchia. Però sulla fine del marzo il ter-
reno era verdeggiante di erbe e di modesti suffrutici costituenti un
ricco pascolo ad armenti di pecore e di camelli. Qua e là campi
di orzo che cresce rigoglioso per quanto il metodo di coltivazione sia
dei più primitivi. Il suolo è sabbioso, senza roccie. In qualche punto
.si ammirano avanzi di costruzioni romane. Nella giornata del
27 marzo 1914 mi spinsi tutto in giro a Sirte entro un raggio di
circa 3 km. non essendo prudente addentrarsi senza scorta. Manca
ogni accenno di oasi, poche palme e qualche albero da frutto in
un campo cintato presso il villaggio.
« La vegetazione delle dune è caratterizzata da Reta ma Raetam,
elemento principale, cui si associano Ltjcium europaeum e Mitrarla
tridentata e fra le erbacee più frequenti meritano menzione Senecio
gallicus var. laxifloms, Silene succulenta, Calcile maritima var. aegy-
ptiaca, Euphorbia Paralias, ecc.; nella seblcha le solite Salicornia ì
Limoniastrum monopetalum ed altre alofite. Nelle colline retrostanti
domina la steppa con Stipa gigantea, Rumex tingitanus v&r.tacerus,
Lotus glinoides e pusillus, Hippocrepis b scontorta, Astragalus alexan-
drinus, Echiochilon fruticosum, Scabiosa rhyzantha, Centaurea di-
morpha ecc. Questa vegetazione, che ora è la delizia degli armenti,
sarà fra un mese arsa dal sole e le colline resteranno aduste e bru-
ciate simili in tutto al deserto. L'orzo sarà raccolto ed uomini ed
animali aspetteranno la fine dell'ottobre per vedere rinverdire la
terra. Inutile dire che acqua non ne ho vista. Marsa Luegia giace a
circa 70 miglia a levante di Sirte. Una punta (Ras Luegia) pro-
tegge una piccola insenatura nella quale riusciamo a mettere piede
a terra superando i frangenti e tenendoci pronti a prendere un
bagno involontario. Essa, a 18 km. da Nufilia, è stata scelta per
sbarcarvi truppe e materiali di rinforzo alla colonna Riverì. In
causa del bassofondo le navi sono costrette a fermarsi al largo. Ag-
giunga le difficoltà dello sbarco con tempo cattivo e non si farà
caso se le dico che non ho potuto compiere che due soli escursioni a
terra limitate alla penisola che si protende verso Ras Luegia. Oltre
un istmo sabbioso, la penisola è formata da dune marittime e da
un nucleo roccioso verso il promontorio sopra nominato. Nell'istmo
osservai la vegetazione caratteristica delle sabbie marittime del-
- 1-2 -
l'Africa boreale : cespugli di Retama lìaetam e di Lycium europa-
eum fra i quali crescono Ononie vaginali*, Zygophyllum album,
Silene succulenta, Cistanche rio/acca, Reickardia orientalis ecc. Nel
settore roccioso, oltre ad alcune delle specie sopra ricordate, rin-
venni abbondanti Helianthemum tunetanum var. latifolium, Ferula
Marmarica, Euphorbia Bivonae var. papillaris, Cistanche lutea, Cen-
taurea dimoi pha. ecc. Degno di nota la mancanza di alberi, com-
prese le paline, mentre verso est in direzione di Nufilia si profi-
lavano colline di aspetto identico a quelle di Sirte».
Quanto alle piante raccolte in queste due località (Sirte e Marsa
Luegiaì, è interessante notare, dal punto di vista fitogeografico,
che quasi tutte si riscontrano, sia ad est (Cirenaica), che ad ovest
(Tripolitania): vale quanto a dire che esse si trovano in una zona
intermedia attraverso cui dovette aver luogo un attivo scambio di ele-
menti orientali verso occidente e di tipi occidentali verzo oriente:
scambio probabilmente favorito nel passato da condizioni geologiche
e climatologiche diverse dalle attuali (come è noto, alcuni geologi
vedono nel grande arco sirtico una regione di sprofondamento) e dal
fatto che parecchie specie, ritenute generalmente litofile, possono
adattarsi e prosperare anche in terreni sciolti e diventare psam-
mofile. Aggiungiamo che le nostre ricerche hanno condotto ad uno
spostamento verso ovest di alcune specie note sin qui solo per le re-
gioni orientali della colonia (quali: Triplachne nitens, Avena Wiestii,
Jfi/pecoum deutero par ci /In- uni, Lotus argenteus, Ferula Marmai ica,
Kopsia caelesUS) Teucrium Davaeanum e Spitzelia pilosa) e verso est
di altre note per la Tripolitania p. d. {Stipa gigantca, Yulpia in-
cras8ata t Rumex tingitanus var. lacerti*, Loeflìngia l/ispanica, Tama-
ri r pauciovulata, Helianthemum tunetanum var. latifolium, Echium
angu8tifolium var. humilc, Linaria tenuis. Clamidi) p fior a- tridentata e
Carduus Qetulus) il). E quando le due categorie saranno rispetti-
vamente riscontrate (il che non è a priori da escludersi, data anche
la possibilità di scambi avvenuti lungo itinerari più internati) in
Tripolitania e in Cirenaica, risalterà anche più evidente lo scambio fra
nitori estremi della colonia ili cui i'u sopra cenno Degna di men-
zione à la stazione di Lotus glenoide* a Sirte ed a Marsa Luegia,
noto sm qui solo di territori più interni tra Sokna ed il Gebel Soda.
Inoltra, risultano nuovi per tutta la Libia: Ornithogalum firn-
briatum W. (in una forma non corrispondente perfettamente alla
pianta orientale), Tamarix pauciovulata J. Gay ap. Batt. (da ulte-
f] UHypecoum eia Loeflingia erano stato £Ì;'i sguaiate per Sirte dal pro-
fessor.- ( lll.iVKM) \.
— 13 —
riormente studiare su esemplari in frutto), Biserrula Pelecinus L. e
Tordylium apulum (generi nuovi), e Veronica persica Poir. : oltre
ad alcune entità non ancora indicate per questa o quella regione
e di cui è menzione nel catalogo.
Proponiamo come nuove per la scienza (non senza qualche dubbio
sull'esatto valore sistematico che non potrà essere eliminato che in
seguito all'esame di più abbondante materiale) le seguenti entità:
Bromus rigidus Roth forma pygmaea Bég. et Vacc.
Ornithogalum fìmbriatum W. subsp. libycum Bég. et Vacc. • t
var. glabrum Bég. et Vacc.
Helianthemum Lippii Pers. var. Ehrenbergii "Wk. f. latifolium
Bég. et Vacc.
H. virgatum Pers. var. marniaricum Bég. et Vacc.
H. tunetanum Ooss. et Krai. var. latifolium Bég. et Vacc.
Brassica Tournefortii Gouan var. gigantea Bég. et Vacc.
Binaria Haelava Chav. var. tennis Bég. et Vacc.
Anthemis glareosa Dur. et Barr. var. Saccardoana Bég. et Vacc.
Kalbfussia hispidula (Del.) Bég. et Vacc. var. macrocepliala Bég.
et Vacc.
Delle 231 specie enumerate 50 (precedute dall'asterisco) sono da
aggiungere ai precedenti nostri contributi. Il totale, quindi, delle
vascolari raccolte per la massima parte dal secondo di noi dall'ot-
tobre 1911 all'aprile 1911 lungo la costa libica sommano a circa
650, rappresentando una buona metà delle vascolari sin qui note
per quel paese.
Padova, R. istituto botanico, Maggio 1914.
Monocotyledones.
Graminaceae. i
1. Tnplachne nitens (Guss.) Lk. -- Marsa Luegia nelle dune
marittime (2. IV. 1914). Nota solo per la Cirenaica.
2. Polypogon maritimus W. — Zuara nella sebkka (18. III. 191 \)
e Marsa Luegia nelle dune marittime (2. IV. 1914). - - Gli esem-
plari della prima provenienza attinti da nanismo hanno foglie con
la guaina rigonfia avvolgente la base della pannocchia, quelli della
seconda sullo stesso individuo i culmi più robusti hanno infiorescenza
notevolmente distante dall'ultima guaina fogliare, i meno robu
si comportano come gli individui di Zuara. La stazione sirtica col-
lega quelle della Tripolitania con le stazioni cirenaiche.
— 14 -
3. Psamma arenaria Lk. var. australis (Mab.). — Marsa Luegia
nelle dune marittime (80. III. 1914Ì. Quanto alla stazione valgono
le considerazioni fatte per il n. 2.
4. Aristida pungens Desf. — Tripoli nelle sabbie a duna presso
Sidi Mesri (24,. III. 1913).
5. Stipa gigantea Lag. — Zuara nella sebkha (23. III. 1414.) e
presso Sirt.e (27. III. 1914). — Sono per ora le due stazioni più occid.
ed orient. delle specie.
6. Oryzopsis miliacea (L.) Asch. et Graebn. — Zuara nella seb-
kha lungo la spiaggia di levante (18. III. 1914). — È la stazione
più occidentale.
*7. Corynephorus articulatus P. B. — Bengasi alla Punta Giuliana
(6. IV. 1914). Già noto dei dintorni di Bengasi e per questa sola
stazione in Libia.
*8. Avena Wiestiì Steud. — Marsa Luegia (2. IV. 1914). — Le
spighette sono biflore come le descrive il Boissier (FI. or., V, p. 543)
e non pluriflore come scrivono Durand e Barratte (FI. Lib. prodr.,
p. 259). È la stazione per ora più occid. di una pianta nota per la Me-
sopotamia, Arabia Petrea, Egitto, Marmarica e Cirenaica e, quindi,
di evidente penetrazione orientale.
'.). Sphenopus divaricatus Rchb. var. Ehrenhergii (Hausskn.) Dur.
et Barr. — Sirte (27. UT. 1934).
10. Koeleria phleoides (Vili.) Pers. — Sirte (27. III. 1914).
11. Schismus ealycinus\ L.) C.Koch. — Sirte (27. III. 1914). Nulla
ha da vedere con l'affine S. ara hi ras Nees indicato per la Cire-
naica e la Marmarica, nella quale ultima regione esiste anche lo
S. calycinu8. La stazione sirtica giace tra questa e quelle della Tri-
poi itani a p. (I.
12. Ammochloa subacaulis (Bai.) Coss. et Dur. — Sirte nella
sebkha (27. III. 1914); Bengasi alla Punta Giuliana (6. IV. 1914),
della quale seconda località era già nota.
*13. l 'ni pia incrassata Pari. — Sirte (27. III. 1914). È la sta-
ziona per ora più occidentale.
11. I'. Letourneuxii Asch. Zuara nelle dune marittime (18,
III. L914) e Tripoli fra, Senni ed Amruss (24. III. 1914). Si tratta
di entità Btrettamente affine alla precedente, ma il confronto fatto
le rispettive glume corrisponde a quanto ebbero a rilevare Du-
raii'l <• I i;niai te [op. e , p 270).
1.",. De8mazieria siculo ( Jacq.) . Dmrt. — Tobrnt lungo la costa
sul. Si conferma tale stazione già da noi segnalata nel nostro
primo coni rilutto.
Hi. Scleropoa Pitìlistaea i Steud.) Hoiss.
— 15 —
oc typica. — Sirte (27. ITI. 1914).
P Rohlfsiana (Coss.) Asch. et Schw. — Tripoli i\ei campi tra
Henni ed Amruss (21. III. J 914).
17. Scleropoa memphitica Pari.
a typica. — Marsa Luegia (30. Ili, 1914).
(3 dichotoma (Forsk.) Bonn. — Zuara nelle dune marittime
(23. III. 1914); Sirte nei campi arenosi (27. III. 1914); Bengasi alla
Punta Giuliana (6. IV, 1914).
18. Bromus rigidus Eoth. — Tripoli a Sciara Sciat (21. II. 1912).
Accanto al tipo vi sono individui nani, microfiorati, a fusto alto
10-12 cm., a foglie strette e glabre, con spighette 1 /,- 1 / 8 più piccole
e ne facciamo una forma pygmaeus Bég. e Vaco.
19. Br. rubens L. var. canescens (Viv.) Goss. — Sirte (27. III.
1914); Tobruk lungo la costa sud (12, III. 1914).
20. Br. fasciculatus Presi, var. tenuiflorus (Viv.) Bég. et Vaco. —
Zuara nelle dune marittime (23. III. 1914).
21. Aegilops bicornis (Forsk.) Jaub. et Spach. — Bengasi alla
Punta Giuliana (6. IV. 1914).
22. Lolium rigidum Gaud. — Tobruk lungo la costa sud (12.
III. 1914). Appartiene a pianta più sviluppata, fogliosa e meno ri-
gida di quella dal secondo di noi raccolta a Tobruk il 17. III. 1912.
Trattasi di specie molto variabile, tuttavia ne qui, né altrove ci
siamo imbattuti nel L. subulatum Vis. di cui ristudiammo i nostri
esemplari di confronto con l'autotipo conservato nell' « Hb. Dal-
maticum ». Il Lolium rigidum di questo Erbario che fu aggiunto
dall'A. nel « FI. Dalm. Suppl., p. 22 » è pianta ben diversa dalla
libica ed è da riferirsi a L. stridimi Presi (cfr. Asch. e Graebn.
Syn. II, 1, p. 755).
23. Lepturus incurvatus (L.) Trin. — Bengasi alla Punta Giu-
liana (6. IV. 1914),
24. Hordeum murinum L. var. leporinum (Lk). — Sirte (27.
III. 1914).
Cyperaceae.
25. Cyperus capitatus Vand. = C. aegyptiacus Glox. — Sirte nella
sebkha (27. III. 1914).
A r a e e a e .
26. Arisarum vulgare Targ.-Tozz. — Tobruk frequente lungo la
costa sud (I. 1914).
Juncaceae.
27. Juncus bufonius L. var. mutabilis (Savi). — Sirte (27. III.
1914); Bengasi alla Punta Giuliana (6. IV. 1914).
16 —
Ti i 1 i a e e a e
28. Gagea reticulata (Pali.) A. et H. Schult. ap. Roem. et Schult.
sulisp. afnbana Terr. A. — Tobruk lungo la costa sud (20. I. 1914).
Già da noi segnalata di questa stessa località nel 3° contributo. Non è
riportata da Durand e Barratte (FI. Lib. prodr., p. 228) che per il
deserto libico, ma sta il fatto che essa, sec. Terracciano (Mem. Soc.
Bot. de France, 1905, p. 22), era stata già raccolta a « Tripoli, dans
les collines du sud » il 18. III. 1896 dal Bianche (exsicc. n. 639 in
Hb. Panorm.).
*29. Gagea fibrosa (Desf.) A. et H. Schult. — Misrata marina
lungo la via per Zurug (18. II. 1914). Presso Tripoli fu raccolta
dal Lorent e lungo la Grande Sirte dal Della Cella sec. Dur. e Barr.
(op. e), i quali, però, omettono la stazione « Tripoli, dans les colli-
nes, parte sud de la ville, 18. III. 1866, leg. Bianche » (in Hb. Bois-
sier) riportata dal Terracciano in « Mem. s. e, p. 24 ».
*30. Ornithogalum fimbriatum AVilld.
subsp. libycum Bég. et Vacc. — Differì a typo scapo glaberrimo,
folii& angustioribus 2 nini, lati* margine tantum ciliatis. Derna nei
colli aridi calcari nel primo gradino dell'altipiano (1. III. 1913 :
sub: 0. tenuifolium var. tricophyllum) ; Marsa Susa (14. II. 1914).
var. glabrum Bég. et Vacc. — Differì a priori foliis omnino
glaìnis. Col precedente a Marsa Susa (14. II. 1914).
E specie nuova per la Libia, che non sembra per alcuni carat-
teri corrispondere al tipo quale fu inteso dal Willdenow, Boissier,
ecc. e ritratto nella tav. 3077 del « Bot. Magaz. » (eseguita del
o su pianta coltivata). Alla variazione della larghezza delle
foglie aveva già accennato il Boissier (FI. or., V, p. 221) scrivendo:
« haec species variat foliis 1-3 lineas latis » e sulla platifillia il Koch
fondò un (>. Eaegnerianum che Boissier revoca in sinonimia, men-
tre stabilisce una var. ciliatum per forma a foglie pelose solo lungo
al margine, ma da tutte queste forme la pianta libica differisce per
pò affatto glabro. Nulla ha da vedere con 0. Barba-Caprae
Ah. et Barb., riè con la sottospecie 0. Baseggii Chiov. in «Ann.
■ li Bot.» di Et. Pirotta, XI, p. 190 (di cui vedemmo gli autotipi
cortesemente comunicatici dal colonnello Zoli), dal quale si diffe-
. ira L'altro, per L'ovario bruscamente attenuantesi in uno
stilo Botti le e filiforme.
31. Scilla vii/osa 1 )<■>('. Zuara nella sebh-ba <■ nello dune ma-
rittime 23 IH L914); Marsa Luegia (30. III. L914).
'.vi. Urginea maritima (L. I Marsa Susa (IV. L913).
— 17 —
33. Allium subhirsutuin L. var. vernale (Tin. ap. G-uss.) Bonn,
ap. Bonn, et Barr. — Tobruk lungo la costa sud (18. II. 1914).
*34. A. Ruhmerianum Ascia, ap. Dur. et Barr. — Tolmetta (1. X.
1913). Noto sin qui solo di Bengasi.
35. A. Aschersonianum Barb. a ty piami. — Marsa Luegia (30.
III. 1914) ; Tobruk lungo la costa sud nel vallone delle conchiglie
fossili (12. III. 1914).
36. Muscari racemosum (L.) Mill. — Misrata marina nei campi
di orzo (18. II. 1914).
37. Bellevalia sessili flora ( Viv.) Kth. - - Marsa Susa (14. II. 1914).
38. Asphodelus tenuifolius Cav. var. micranthus Boiss. — Sirte
nei campi arenosi (27. III. 1914).
Colchicaceae.
39. Erytkrostictus punctatus Schlecht. — Zuara nelle dune ma-
rittime (X. 1913 .
Iridaceae.
40. Romulea rami fior a Ten. — Misrata lungo la via per Zurug
(18. II. 1914 .
41. Iris plani foli a (Mill.) Dur. et Schinz. (1895 ; Fi. e Paol.
(1896); Asch. et Graebn. (1906). — Zuara nelle dune marittime
(X. 1913).
Dicotyledones.
Urticaceae.
42. Theligonum Cynocramhe L. — Marsa Susa (14. II. 1914 .
43. Urtica piluUfera L. — Marsa Susa (14. II. 1914).
44. Parietaria lusitanica L. — Marsa Susa fra le rovine 14.
II. 1914).
Thymelaeaceae.
45. Thymelaea microphylla Coss. et Dur. — Zuara nelle dune
marittime (23. II. 1914); Sirte pure nelle dune (27. III. 1914).
Santalaceae.
46. Thesium humile Vahl. — Zuara nelle dune marine (23. Ili
1914); Marsa Luegia pure nelle dune (2. IY. 1914).
Annali di Botanica — Vol. XIII.
— 18 -
P o 1 v g o n a e e a e .
17. Emr.r spinosa L.) Oampb. — Sirte nei campi arenosi (27.
Ili, 1914 .
48. I! iiuie.r tingitanm L. var. lacerus Boiss. — Homs alla foce
àeWntn/i Lebda nei campi di orzo (26. III. 1914) ed a Sirte (27.
III. l'.'l-l. la ijuale ultima stazione rappresenta per ora il limite
più orientale della specie.
49. R. vesicarius L. — Zuara nelle dune marittime (21. III. 1914)
e T.ibruk lungo la costa sud (12. III. 1914).
C h e n o p o ri i a e e a e .
50. Chenopodium album L. — Tripoli lungo la via per Amruss
(li. I. 1914).
51. Ch. ninnile L. — Tobruk lungo la costa sud (10.11.1914).
52. Ch. ambrosioides L. — Tripoli nell'oasi lungo la via che
conduce alla caserma di cavalleria (II. I. 1914).
53. Traganum nudatimi Del.- Marsa Luegia (2. IV. 1914). Non
nota di località littoranea di questa regione della Tripolitania.
Paro n y e li i n e e a e .
54. Polycarpon tetraphyllum \j. - Sirte nelle arene marittime
'j!7. III. 1914). Esemplare non veduto dal primo di noi.
55. Loeflingia hispanica L. — Sirte nei campi arenosi 27. [IT.
191 1 . Nota inoltre per i dintorni 'li Tripoli.
56. Ih ruta ria cinerea DC. — Sirte nei campi arenosi 27. ITI.
19 11 .
57. Paronychia arabica DC. — Sirte nei campi arenosi (27. III.
li» 1 I ed a Marsa Susa 14. II. 1914).
Caryophyllaceae.
itene articulata Viv. FI. bib. Spec, p. 23, tab. XI 1, fig. 1
(182 ceraetioides Rohrb. Moti. d. Oatt. Silene, p. 98 (1868) et
\\" 1 1 1 : . i ■ : i - /,'./•. of tfo Gen. Silene in e The Journ. of the Linn. Soo.,
Boi. XXX 1 1 L896), |». 58 » ex p. = 8. gallica l. > articulata Dur. et
Barr. FI. Uh. Prodr. t p. 36(1910). Dintorni di Bengasi e di To-
bruk (coltivata nell'Orto hot. ili Padova da semi raccolti dal se-
— 19 —
concio di noi nel 1913); Tolmetta (17.1.1914); Marsa Susa (14. IL
1914): esemplari questi ultimi non visti dal primo di noi.
Questa interessante specie fu comunicata dal Della Cella al Vi-
viani dal littorale della Grande Sirte. Il Viviani vi riconobbe una
specie nuova, che descrisse e figurò abbastanza accuratamente. Il
Co.sson, che vide gli autotipi Vivianiani, espresse l'opinione (in «Bull.
Soc. Bot. de Franco >, XII 11865], p. 277) che si trattasse di una forma
di S. gallica « calyce majore ut videtur e specimine valde imperfecto »
e come varietà di questa dubitativamente la riconducono Durand e
Barratte raccomandando di raccoglierla in frutti maturi onde potere
decidere con certezza sul suo valore specifico. Ma che non si trat-
tasse di forma di questo ciclo è espresso chiaramente nella dia-
gnosi (oltre che nella figura) data dal Viviani nelle frasi « petalis sub-
bifidis » e « petala linearia, bifida »: ciò che ho potuto controllare me-
glio che altrove negli individui in coltura. Un ulteriore confronto poi
del materiale secco e vivente con la S. cerastioides L., quale si con-
serva nell' Erb. generale di Padova e quale fu ritratta nelle figure
del Reichenbaoh (le. fig. 5057) e del Willkomm (le. et descr., I,
tab. XXXVIIÌ mi ha convinto che non può essere affatto sinoni-
mizzata con' questa specie differendone per i calici più lunghi
circa del doppio muniti sino alla metà di brevi peli applicati e
nel resto di lunghi peli patenti, per la cassula più grande, oblungo-
conica non allargata alla base e per i semi con margine aliforme
ondulato. Per quest'ultimo carattere ricorda forme della seguente
specie, ma ne differisce per il calice contratto all'apice e per il
corpoforo assai più breve della cassula.
59. S. colorata Poir. — Tolmetta nelle arene marine (14. Ili. 1914).
var. Oliveriana (Otth. ap. DC.) Rohrb. — Sirte (27. III. 1914).
Abbiamo esitato a riferire i nostri esemplari a questa forma per-
chè i petali sono descritti come bianchi, mentre in quella sono rosei.
Ma Murbeck (Contr. a la conn... de la flore du nord-ovest de VAfri-
que, ecc., I [1897], p. 28) asserisce che in Tunisia « les fleurs sont
aussi souvent blanches que roses ». Corrisponde bene alla tav. XXXI
dell'opera s. e. del Willkomm (sub: S. bipartita var. ang usti ('olia).
*60. S. apetala AV. var. grandiflora Boiss. — Tobruk lungo
la costa sud (12. II. 1914). Alla var. glomerata Godr. di questa
specie vanno riferiti i saggi dell'oasi di Tripoli a Sciara Sciai;
elencati nel nostro primo contributo sotto il nome di S. nocturna
(i brachypetala. Le due varietà sono nuove per la Libia.
61. S. succulenta Forsk. — Sirte nelle arene marine (27. III. 1914 ;
ed a Marsa Luegia d. s. (30. III. 1914).
62. Spergularia diandra (Guss.) Heldr. — Sirte (27. III. 1914)
e Tobruk lungo la costa sud (12. III. 1914;.
— 20 —
63. Sp. Mumbyana Pom. — Zuara nella sebkha 23. III. 1914 e
Misrata a Eas Zurug (16. II. 1914 .
Frankeniaceae.
64. Frankenia levis L. var. intermedia Barr. — Marsa Luegia
nella sebkha 30. III. 1914).
' . Fr. oulverulenta L. — Marsa Luegia d. s. (30. IV. 1914).
Tamarieaceae.
66. Tatnarix bounopaea J. Gay ap. Coss. — Horns alla foce del-
Yuadi Lebda (26. III. 1914 .
*67. T. paudovulata J. Gay ap. Batr. e Trab. FI. de i'AIy.,
I, p. 322. — Sirte 27. III. 1914). Corrisponde bene alla diagnosi
data dagli A. sopra citati, ì z^uali lo confrontano con T. passeri-
noides Del. di cui è forse una varietà a semi meno numerosi in cia-
scuna cassula, ma i nostri esemplari essendo in fiore non ci per-
mettono di approfondire il confronto. In ogni modo non è alcuna
delle specie note per la nostra Libia.
68. Reaumuria mucronata Jaub. et Spach. — Marsa Luesfia (30.
III. 1414 .
C i s t a e e a e .
69. Helianthemum Lippii Pers.
va ìiliflorum (Desf.)Pers. pr. sp. = H. Lippii : sessiliflorum
Spach ex p. sec. Willk. le. et descr., II, p. 102). — Sirte 27. III.
1914 . La varietà è nuova per la Libia e nulla ha da fare con altre
forme di questa specie grandemente variabile enumerate nei nostri
precedenti contributi.
var. Ehrenbergii Willk op. e. pr sp. f. latifolmm Bég. et Vacc.
Differì a diagnoi •!. "Willkornrn retata praesertim foliis late ellip-
■ tblongis latioribus longioribusqm . J'>-33 X 6-10 mm. metientibus:
an > ' subspecies propria/ — Marsa Luegia 2. IV. 1914).
7". II. virgatum Desi'.) P-
var. vesicarium Boiss. Dur. e Barr. — Tobruk sui colli calcarei
della costa sud del golfo (20. I. 1.'
var. marmaricum Bég. ei Cauli» simplex semper?), già-
berrt • •■-. folta lineari-lanceolata, elongata, 30-40 mm. longa, mar-
gini revoluta-) glabra praeter nervo» in pagina inferi n ietù longis
rarissimi» induta : stipuli» lineqribus elongatis internodium ut
plurin f Racemi oìun/lori. elongati, pedunculi sub-
— 21 —
/?ur. et Barr.
iiji. '.. p. 7."). — I ). s. e con la stessa, data di raccolta
L13. Hymenocarpus nwnmulan'us \)C. Boiss. Tobruk lungo
la costa sud L2. II. 1914). Non ancora segnalato perla Marinarica.
114. Lotus argentea» (Del.) Webb. - Marsa Luegia nelle arene
marine [30. III. L914). È per ora la stazione più occidentale della
specie.
I L6. L. eretica» L. — Marsa Luegia (2. IV. 191.1 .
*116. L. glinoides Del. — Sirte ;11 III. 191 1 e .Marsa Luegia
nelle arene marine (2. IV. 1914). Era stato sin qui raccolto solo tra
Socna ad il Gebel Soda.
L17. L. pusiUus Yiv. Sirte (27. 111. 1914) e Marsa Luegia
30. III. 1914).
118. Tetragonolobus purpurea» Mnch. — Zuara nei campi
23 111. 191 1 ,; Marsa Susa 11. II. L914). Nuovo per la Tripolitania p. d.
119. Coronilla scorpioide» (L.) Koch. Zuara nelle dune ma-
rine (23. III. l'.'l I . Nuova per la Tripolitania p. d.
L20. Hippocrepis cyclocarpa Murb. — Tobruk lungo la costa sud
12. 111. 1914 .
L21. H.bicontorta Lois. — Zuara nelle dune marine (23. III. L914);
Sirte (27. III. L914); Marsa Luegia 30. III. L91 ! .
L22. Biserrula Pelecinu» L. — Derna (13. 111. L9I4). Genere
nnovo per tutta La Libia.
* 1 23. Astragalus sinaicus Boiss. var. pedunculatus Pamp. le
« Bull. Soc. Bot. [tal., l'.'l I. p. Il •>. Tobruk lungo la cosi;!
sud Etna 12. Mi. L914). Corrisponda al n. 2. r )(>2 di « l'I Tri-
poi, a \{. Pampanini a. L918 leotae •• oortesemente inviatomi per
confronto dal prof. Baocarini, ohe qui ringraziamo.
L24. . I. '■ ni, -ni tua Lk. — Zuara indie dune marittime 23. III. 1914);
Sirte 27. III. l'.'l li.
•125. .1. radiata» Ehrenb. Tobruk lungo La costa Bud 12. 1 1. l'.'l I >.
'126. .1. annularù Forsk. = 4. trimorphu» Viv. FI. Lib. spec.
p. 44 bab. X. fig. 2. Sirte 27. III. 1914). Già raooolto dal Della
Celli . \i\iiiui op. <•.. ni litore Magnai < s '// / ' / '
— 2fi —
127. A hamo8us L. — Sirte nei campi arenosi (27. III. 191-4).
128. .4. baeticm L. — Sirte d. s. ,27. III. 1914).
129. A, Taubertianus Asch. et Barb. — Zuara nelle dune ma-
rittime (23. III. 1914:). Noto sin qui solo per la Cirenaica, dove fu
scoperto, ma gli esemplari non furono visti dal primo di noi.
*130. A. peregrinità Vahl. — Misrata a Ras Zurug (16. II. 191 I :
Sirte (27. III. 1914); Tobruk lungo la costa sud (12. III. lui ! . A
questa specie sono pure da riferire i saggi raccolti non ancora in
frutto maturo nel 1912 e determinati per ^4. hispidulus DC.
*131. A. alexandrinm Boiss — Sirte (27. III. 1012) e Marsa
Luegia (30 III. 1914;. Varia per le foglie largamente ellittiche,
poco smarginate e debolmente pelose, mentre altri individui, appar-
tenenti a piante meno sviluppate, hanno foglie metà più piccole,
più fortemente smarginate e coperte di fitta peluria: questi ultimi
ricordano da vicino VA. lanigerus Desf. ed è noto come la pianta
del littorale tripolino era stata interpretata dal Viviani appunto
come A. lanigerus.
132. H'edysarum spinosissimum L. var. pallens (Mor. ) Rouy.
Tripoli a Sciara Sciat (21. II. 1914».
*133. Vieta satira L. — Tobruk lungo la costa sud (12. II. e 12.
III. 1914). Gli esemplari del febbraio corrispondono bene alle var.
angusti 'foli a (L.) Duby — V. intermedia Yiv. FI. Lib p. 42, tab. 19.
f. 1); i secondi appartengono ad una forma a foglie manifestamente
più larghe ed a pianta in ogni parte più robusta forse da riferire
all'affine var. segetalis (Thuill.)
*134. V. ps-eudocracca Bert. — Tripoli fra Henni ed Amruss
(24. III. 1914).
*135. V. lutea L. — Tobruk lungo la costa sud nel vallone
/delle conchiglie fossili (12. III. 1914).
*136. Lathyni8 articulatus L. = L. Clymen. fi articulatw Dur. et
Barr. — Tobruk lungo la costa sud (12. III. 1914). Nuovo per la
Marmarica.
137. L. Aphaca L. — Tobruk lungo il vallone delle conchiglie
fossili, costa sud (12. III. 1914).
138. L. Cicera L - Tobruk lungo la costa sud il 2. 111. L914).
Umbelliferae.
139. Bupleuriiìii semicompositum L. ± -v&T.pseudodontiteslloxiy-
— Zuara nella sebkha .18. III. 1914;; Sirte (27. III. L514 .
140. Ferula Marmarica Asch. et Taub. • Sirte ;27 Ili. l'.'ll)
e Marsa Luegia (30. III. 1914). Corrisponde affatto alla pianta di
— 26 —
Derna elencata nel nostro 3° contributo, ma è nostra opinione che
debba ulteriormente confortarsi su opportuno materiale (ciò che sin
qui non ci fu possibile) con F. tunetana Pomel.
141. Orlaya maritima Koch var. breviaculeata Boiss. etHeldr. ap.
Raul. — Homs nei colli presso la foce deìWuadi Lebda (26. III. 1914).
112. Ammodaucus leucotrichus i'<<**. et Dr. ap. Kral. — Tripoli
nei luoghi sabbiosi fuori porta Bir Acara (12. I. 1914).
1-13. JJaurus Carota L. — Sirte (27. III. 1914). Ve ne sono in-
dividui nani ridottissimi, ma questi e gli altri esigono di essere
ulteriormente studiati su materiale con frutti perfettamente maturi,
144. D. gummifer Lam. — Bengasi alla Punta Giuliana
(6. IV. 1914). '
Geraniaceae.
14."). Qeranium molli' L. var. grandiflorum Viv. — Marsa Susa
e Tolmetta 14. e 16. II. 1914).
*146. Erodium gruinum (L.) L'Hér. — Tobruk lungo la costa
sud alla Cala Etna (12. III. 1914).
*147. Erodi n m malachoides (L.) L'Hér. — Tolmetta (17 I. e
L8. II. 1914).
148. E. Chium (L.) W. Tripoli lungo ì margini delle vie ad
Eamruss (11. 1. L914) ed a Sciara Sciat (21. II. 1914); Homs alle
: me 'li Lebda (26. III. 1914); Misrata nelle dune marine (18.
II. 1914).
149. E. hirtum (L.) \V. —Marsa Luegia (30. III. 1914); Tobruk
lungo la costa sud il 2. IH. 1914). Questi ultimi esemplari appar-
i' ■:.•• al una forma già brescente, con foglie grassette, subnitile
e con i sepali scarsamente pelosi, alla fine glabri ed un po' più ottusi.
Zygophyllaceae.
L50. Zygophyllum album L. — Marsa Luegia nelle dune marine
(30. IH. 1914 .
L61. Nitraria tridentata De9f. — Sirte nella sebkha (27. III. 191 1 1;
Marsa Luegia frequente nelle dune marittime (2. I \'. L914).
M a 1 v a o e a e .
L52. Malva silvestri* L. vox, ambigua G-uss.) Bohw, et Ascb
Tobruk lungo la costa sud (12. II. lui -I .
L63. l/. parvifiora L. Sin.- (27. III. 1914).
- 27 -
Euphorbiaceae.
154. Euphorbia Bivonae Steud. vai*, papillaris (Jan) Boiss. ap.
DO. r— Marsa Luegia (2. IV. 1914). Ha foglie un po' più larghe
degli esemplari di Derna ed in ambedue sono più o meno distin-
tamente mucronate. Sarebbe la forma Bertolonii Pamp. in « Bull.
Soc. Bot. Ital., 1914, p. 15 ».
155. E. Peplus L. — Tolmetta (17. I. 1914).
156. E. Paralias L. — Sirte nelle dune marittime (27. III. 1914).
Primulaceae.
157. Anagallis arvensis L. var. caerulea Boiss. — Sirte nei campi
(27. III. 1914).
158. A. linifolia L. — Tripoli ad Henni (24. III. 1914); Zuara
nelle dune marittime (23. III. 1914); Misrata a Ras Zurug (16. II.
1914). E quest'ultima per ora la stazione più orientale della specie
nell'Africa boreale.
*159. Asterolinum Linum-stellatum Hoffmgs. et Lk. — Zuara
nelle dune marittime (18. III. 1914).
Plumbaginaceae.
160. Limoniastrum monopetalum (L.) Boiss. ap. DO. — Sirte
nella sebkha (27. III. 1914).
161. Statice cirenaica Rouy. — Tobruk lungo la costa sud
(12. III. 1914).
162. St. pruinosa L. -— Marsa Luegia nelle dune marine
(30. III. 1914).
Asclepiadaceae .
163. Calotropis procera Dryand. — Tripoli qua e là sulla steppa
presso la Scuola d'Agricoltura (1.1914).
Borraginaceae.
164. Alkanna tinctoria Tausch a et f. «MaPamp. in « Bull. Soc.
Bot. Ital.» 1914, p. 15 — Misrata nelle dune marine (18. II. L914).
*165. Nonnea phaneranthera Viv. FI. Lib. spec. p. 9, tab. 1. t. .">.
— Tripoli nei campi presso la Scuola d'Agricoltura (11. I 1914).
*166. N. nigricans DG. — Tobruk (12. II. 1914). Nuova per la
Marmarica.
— 28 —
*167. Lithospermum tenuiftorum L f . = Myosotis tenui /ìoraYiv.
FI. Lib. spec. p. 9, tab. 1, fig. 2. — Tobruk lungo la costa sud
20. I. 1913'. Nuovo per la Marmarica.
*168. Echium angustifólium Lam. p humile (Desf.) De Coincy
ap. Mor. — Sirte 27. III. 1914). È per ora la stazione più orientale
della specie nell'Africa boreale.
169. E. sericeum Vahl. - Tobruk lungo la costa sud ; 12. III. 1914).
• *170. /•;. plantagineum L. ■ Tolmetta (11. II. 1914'.
171. Echiochilon fruticosum Desf. — Tripoli nella steppa presso
l'oasi di Gurgi (I. 1914).
172. Cynoglossum cheirifolium L. — Tolmetta (17. I. 1914).
173. Cerinthe oranensis Batt. - Tolmetta frequente fra le rovine
(16. II. 1914'. Esemplari non visti dal primo di noi.
Solanaceae.
174. Li/cium europaeum L. — Comune a Sirte (27. III. 1914)
ed a Marsa Luegia (30. III. 1914'. Del golfo della Grande Sirte
il Viviani indica il L. afrum L. (leg. Della Cella).
Convolvulaceae.
175. Convolvulus oleifolius Desr. ap. Lam. — Marsa Susa
(14 II. L914) Esemplare con sole foglie.
*176. C. Soldanella L. — Zuara nelle dune marittime (X. 1913).
E questa la seconda stazione accertata per la Libia: la prima fu
fatta conoscere da Cavara e Trotter (in « Boll. Ort. bot. R. Univ. di
Napoli. L913
.... •
Scropnulariaceae.
177. Linaria fruticosa Desf. — Zuara nelle dune marittime
(23. III. 1911 e Tripoli presso Menni (24. III. 1914); Sirte
(27. MI. 191 I e Marsa Luegia (30. III. 19H .
L78. /.. tennis (Viv.) Spreng. Sirte nei campi arenosi (27.
Ili I9M). 10 questa per ora la stazione più orientale per l'Africa
I" ir< ale.
*179. /,. Ilneltira Korsk.) ('Iiav. vai-, tenui» Bóg. et Vacc. —
Differì vS. Teuvrium Duvneanum f'oss. — riarsa Luegia (30 III. 1914).
E per ora la stazione più occidentale di questa specie scoperta e
ritenuta propria della sola Cirenaica.
189. A/>i;/a Iva (L. Schreb. — Sirte nei campi arenosi ('27.
III. 1914).
Plantaginaceae.
L90. Plantago albicane L. — Sirte nelle arene della sebkha (127.
III. L914).
191. PI. Psyllium L. — Misrata nelle dune marine a Ras Zurug
Migrata marina) (18. II. 1914).
L92. PI. libyca Bég. et Vacc. — Bengasi nelle arene marine
alla Punta Giuliana (6. IV. 1914.).
Rubiacea.e.
L93. Crucianella //erbacea Forsk. — Zuara nelle dune marittime
(23. III. 1914).
l'.'i. Cr. rupestri* Guss. — Marsa Luegia (30. III. 1914.
Valerianaceae.
195. Fedia Caput-Bovi* Pomel. Tripoli (21. II. 1914); Tol-
metta (16. II. 1914i e Marsa Susa (14. II. l'.'ll. Esemplari non
visti dal primo di noi.
Cucurbitaceae.
L96. Citrullw Colocynthis Schrad. — Tripoli nelle dune presso
■la di agricoltura 1. l'.»14).
I > i psacaceae.
' '197. Scabiosa maritima L. Bengasi alla l'unta Giuliana (6.
IV. l'.tll*. A questa specie sono pure /i-r longiore»\: oiò che era stato fatto
rilevare dal De Visiani, che la ridesorisse «li nuovo (op. e.) insi
— 31 —
stendo sul carattere delle corolle bianche che è consacrato, per ci-
tare l'ultima opera sulla Flora dell'Egitto, nella diangosi data dal
Muschler (A Man. FI. of. Egypt., II, p. 931), mentre nella pianta
libica, come ebbe per primo ad osservare il Viviani, sono azzurre.
Il carattere, sec. Battandier e Trabut (FI. de VAlg., I, p. 4141, va-
ria in Algeria, ma la specie non sarebbe rintracciabile in una dia-
gnosi già di per se così breve. Crediamo, quindi, opportuno il ri-
pristino del nome proposto dal Qostro Viviani.
Compositae.
.199. Phagnalon rupestre (L.) DC. a Tenorii (Presi i. Tripoli
a Said Giabr (21. III. 1914); Sirte nei campi arenosi (27. III. 1914).
200. Helichrijsum siculum (Spr.) Boiss. — Marsa Luegia (30. III.
1914). Questi esemplari dimostrano gli stretti rapporti che colle-
gano la specie con la seguente.
201. H. conglobatimi (Viv.) Steud. - Marsa Luegia (2. IV. 1914).
202. Evax contrada Boiss. — Tcbruk luogo la costa sud (12.
IL 1914).
203. Filago spathulata Presi. — Sirte (27. III. 1914).
204. F. mareotìca Del. — Zuara nella sebkha (23. III. 1914),
Nuova per la Tripolitania p. d. ma gli esemplari non furono visti
dal primo di noi.
205. Ifloga spicata (Porsk.) Schultz. — Bip ap. Webb. — Sirte
nei campì arenosi (27. III. 1914i.
206. Anthemis Tauberti Dur. et Barr. — Bengasi nei campi
aridi alla Berka (7. IV. 1913); Marsa Susa nei campi (7. VI 1913
sub Anthemis sp. in 3° Contr.); Tolmetta nei campi incolti (12.
IV. 1913: sub Anthemis sp. in 1. e); Tobruk nelle arene marittime
(18. IV. 1912: sub A. glareosa). — Trattasi di pianta abbastanza
polimorfa e che può assumere abiti molto diversi restando co-
stanti i caratteri essenziali. La pianta di Bengasi ha fusti sottili
spesso appressati al suolo, foglie a rachide molto stretta: quella
di Marsa Susa e Tolmetta è pianta più robusta, sempre eretta, con
foglie a rachide larga, peduncoli un po' ingrossati quando frutti-
feri: finalmente la pianta di Tobruk ha aspetto proprio con fusto
assai ramoso e rami allungati, foglie piccole pettinato-pennatosette
a rachide strettissima, carnosette, glabrescenti come tutta la piatita.
Gli acheni variano per le coste più o meno prominenti, spest
evanide, punteggiate (esemplari di Tobruk) o no. I saggi dei din-
torni di Tripoli, già da noi riferiti a questa specie, hanno acheni
troppo immaturi e forse appartengono a forma della seguente.
— 32 —
207. A. glareosa Dur. et Barr.
a typica. — Tripoli nelle dune presso le scuole di agricoltura
(24. III. 1914) ; Honis nelle colline presso la foce deWuadi Lebda
(26. III. 1914).
P Saccardoana Bég. et Vaca — Di (feri a typo pedunculiè
valde elong atis et nudis, caule a basi ramoso et porre folioso, acheniis
maturis (omnibus f latere interno distincte semiauriculatis, auricula
integra vel eroso-dentata. — Sirte (27. III. 1914\
Corrisponde per l'abito e per alcuni caratteri (peduncoli gracili,
assai allungati e nudi'i ad A. granulata Pom. (Nour. mal. FI. At/.,
TI, p. 290 1 dei cui aebeni l'A. scrive « disque épigyne bordé du
coté interne d'une demicouronne en crete un peu ('talee, aigue,
coriace, entière ou crenelée ecc. » : ma la nostra ne differisce per
essere pianta annua (e non vivace), per il ricettacolo glabro (e
non villoso o pubescente) — non che per essere pianta delle arene
littoranee, laddove la specie del Pomel (che Battandier e Trabut,
FI. ile VAlg. I, p. 455 riconducono a forma del ciclo di A. tubercolata
Boiss). è dei luoghi rocciosi di montagna.
208. Anacyclus alexandrinus "W. — Sirte (27. III. 1914). Esem-
plari eccezionalmente sviluppati a fusto alto sino a 30 era., ed
assai ramoso con un capolino sessile presso la base sul punto di
biforcazione dei rami, con foglie bi-tripennatosette come nel tipo
e squame involucrali strettamente lanceolate-acute come nella var.
cyrtolepidioides Pom. (pr. sp.)
209. Matricharia aurea L.) Boiss. — Tolmetta (17. I. 1914).
210. Chry8anthemum coronarium L. — Sirte nei campi arenosi
27. III. l'.'H .
211. Glamidophora tridentata (Del.) Ehrenb. — Sirte nei campi
presso la sebTchà 27. 111. L914). È per ora la staziono più occi-
dentale della specie in Libia.
212. Artemisia Herba-aTha Asso Tobruk lungo la costa sud
(20. I. r.M I .
w jl.".. Senecio leucanthemifolius Poir, var. cyrenaicus Dur. ei Barr.
— Tolmetta i 17. I. 191 L).
214. 8. gallicm Ohaix ap. Vili. var. laxiftorus (Viv.) I M !. —
Zuara nelle dune marine 23. MI. L914); Sirte 27. HI. 1914);
Marsa Luegia nella sebkha (30. III. 1914).
216. Calendula aegyptiaca Per. var. cristagalli (Viv. Bég. et
\ Tolmetta (17. I. L913); Tobrufc (20. I. 191 I).
216. Carduus Getulua Pomel. Marna Luegia (30. 111. L914).
È per ora la stazione più orientale per la Libia.
217. Onopordon Sibthorpianum Boiss. ap. Heldr. \ ar arenarium
— 33 —
(Pom.) Dar. et Barr. — Tripoli a Sidi ^lesri e nei campi incolti
fra Henni ed Amruss (24. ILI. 1914).
218. Centaurea dimorpha Viv. — Zuara nelle dune marine (23.
111. 1914); Sirte (27. III. 1914), Marsa Luegia (30. III. 1914).
Questi ultimi esemplari mancano di calatidi portati da rami brevi
e, quindi, prossime a terra : il carattere si rivela cosi non fissato
e, cioè, non specifico.
*219. Hyoseris scabra L. — Derna (13. III. 1914).
220. Hypochaeris glabra L. var. hispidula Peterm. — Oasi di
Tripoli ad Henni (24. III. 1914). E forma, come dice il nome,
ispidula, carattere presentato da lì. minima Desf., ma la nostra
pianta è affatto rigogliosa.
221. Kalbfussia Mullerì Schultz. ~ Bip. — Tripoli fuori Porta
Àin-zara (21. III. 1914).
222. K. hispidula (Del. sub: Crepis, 1813) Bég. et Vaco. n.
comb. z= Scorzonera hispidula Spreng. Syst. Ili, p. 667 (1826) _^ J-
pargia annua Vis. FI. Aeg. p. 38, tab. 6 (1836) r= Oporinia hispidula
DO. Prodr . VII, p. 109 (1838) =: Kalbfussia orientalis Jaub. et 8pach
III. pi. or., Ili, p. 116, tab. 283 (1847-1850); Dur. e Barr. FI. Lib.
prodr. p. 149. = Leontodon hispidulum Boiss. FI. or. Ili, p. 727
(1875). — Tobruk (12. III. 1914). Gli esemplari in questione dif-
feriscono, alquanto dalla diffusa descrizione data da Jaubert e
Spach e dalla relativa figura per essere in ogni parte più svilup-
pati, multicauli, a scapi quasi sempre tricefali, più raramente bi-
cefali con calatidi il doppio più grandi del normale. Si sarebbe
tentati di farne una specie a sé, ma facciamo osservare che mentre
gli esemplari (7. IV. 1913) sono tipici, quelli di Tobruk (20. II.
1912) accennano già ad un maggiore sviluppo della pianta, che
tocca il massimo in quelli raccolti nell'anno in eorso e che deno-
miniamo var. macrocephala Bég. et Vacc.
223. Spitzelia pilosa (Del.) Bég. et Vaco. n. comb. =_-. Picris
pilosa Del. FI. d'Égypt. p. 116, tab. 41, fig. 2 (1813) = Pieri» (sect.
II. Spitzelia) pilosa Boiss. FI. or. Ili, p. 741 (1875). - Marsa
Luegia (30. III. 1914). È per ora la stazione più occidentale, ma
gli esemplari non furono visti dal primo di noi.
224. Scorzonera undulata Vani var. alexandrina (Boiss, Barr.
ap. Bonn, et Barr. — Zuara nella sebkha (23. III. 1914). Esem-
plari non visti dal primo di noi.
225. Sonchus oleraceus L. — Tripoli a Sciara Seiat (20.
II. 1914).
*226. S. tenerrimus L. var. Gussonei Fiori in Fi. Paol. e Bég. —
Sirte (27. III. 1914); Tobruk lungo la costa sud (12. III. 1'.'
Annali di Botanica — Vol. XIII. 8
— 34 -
La varietà, semplice forma latifogliare, è nuova per la Libia
mentre la specie non fu sin qui segnalata per la Marmarica.
227. Launaea resedifolia (L.) 0. Ktze. — Sirte (27. III. 1914);
Marsa Luegia nelle dune marine (30. III. 1914).
*228. L. angustìfolia (Desf.) Muschi. = Zollihoferia a r a Ine a Boiss;
Dar. et Barr. FI. Lib. Prodr. p. 153. — Zuara nelle dune marit-
time (13. 111. 1914). La pianta ha calatidi all'inizio dello sviluppo
e quindi la determinazione ci è rimasta alquanto dubbiosa, anche
perchè la specie appariva indicata solo della zona desertica {hiun-
iii, ula di Tinghert presso Ghadames). Ma di recente fu segnalata
da Cavara e Trotter (in « Boll. dell'Ort. bot. della R. Univ. di
Napoli, » 1913) della zona predesertica a sud di Tauarga e nel
Tarhuna.
229. Reichardia orientalis (L.) Hochr. — Zuara nella sébhha
(22. III. 1914); Marsa Luegia nelle dune marine (30. III. 1913).
*230. Andryala spartioides Pom. — Tripoli nelle dune lungo la
carovaniera di Aziziah (12. I. 1914).
Aggiunte.
2 11. Tordi)} in m apulam L. — Bengasi alla Punta Giuliana
(•'). IV. 1914). Genere nuovo per la Libia.
Grami na nova ex Catanga
(Africa tropica meridionali s).
Auct. E. Chiovenda
1. Pollinia catangensis Ohiov.
Herba valde elata, nodis vaginis et foliis glaberrimis; ligula mem-
branacea truncata, eroso-ciliolata; laminae lineares longissimae, apice
longe setaceo-acuminatae, marginibus spinulis antrorsis scaberrimis,
ad basim costa late albescente percursae. Caulis superne longissime
floribundus, ramis in vaginis stipatis elongatis; inflorescentiae e
vagina summa ± imperfecte exertae, paniculatae, rhachis com-
saunis ramis primariis inferioribus subaequilonga; rhacemi fili-
formes, flexuosi ± nutantes laxi ad nodos 1-4 fascicolati sessiles vel
subsessiles. Spiculae sessiles et pedicellatae aequales uniflorae gla-
brae; articuli filiformes, triquetri spiculis sessilibus subduplo lon-
giores 8-10 mm. lougi, angulis aequaliter per totam longitudinem
minute, regulariter et brevissime serrulato-ciliolati, apice vix in-
crassafci; pedicelli 5 mm. longi ut articuli conformati.
Spiculae lineares 5 mm. longae, ad 1 mm. latae, sessilis glumis
I et II aequilongis; P bicostata, costis anguste viridibus, serru-
latis, dorso inter cosras albo-membranacea, latissime canaliculata,
marginibus inflexis albis, apice acutissima et integra, callo obtuso
subglaberrimo; IP unicarinata acutissima, glaberrima: IV a pellu-
cida quam I et II brevior linearis, apice ad 7 8 bifida, laciniis an-
guste linearibus acutis et inter lacinias aristula brunnea, torta,
recta, apice obtusa vix lacinias aequans, dorso pilosula; III* ut
IV longa 2-nervia marginibus ciliolatis, staminibus tribus suffulta
sed sine palea. Spicula pedicellata gluma I evidenter longiore, 5 mm.
longa, acuminata, II 4 mm. longa acuta, caeterum ut in spicula
sessilis.
Catanga, rive del fiume Kulueshi presso Kayoyo. 12. XII. 1911.
(Bovone, n. 42).
- 36 —
2. Hottboellia (Coelorrhachis) Hovonei Chiov.
Culmi graciles. internodiis cylindricis vel inferioribus vix coni-
pressis, glaberrimis ut nodi. Vaginae glabrae, strictae, internodiis
multo breviores: ligulae brevissimae membranaceae, erosulae, ci-
liatae; laminae rigidulae anguste lineares ad faucem pilis longiu-
sculis barbatale, reliquo glabrae striafcae, marginibus laevibus, in
sicco ± revolutis. Pedunculus e vagina summa longissime exsertus,
apice incrassatus, cum dente primi» rliachidis ad squamam atrovio-
laceam, intus longe albo-ciliatam reducto, rhacemus terminilis so-
litarius; articuli circ. 10 mm. longi, apice oblique truncati et cu-
pula membranacea, eroso denticulata, violacea, praediti, superfìcie
interiori profunde excavata, marginibus fere alatis, exteriore sulco
mediocriter profundo exarata et nervis circ. 11 viridibus ftli-
formibus praedita. undique glaberrimi praeter ad basim ubi pulvi-
nulo pilis sericeis albis densissimo sunt praediti. Spicula sessilis
lineari-lanceolata acuta 7-8 mm. longa, 1,5 mm. lata; callus brevis-
simus obtusissimus dense pilis albis sericeis vestitus ; gluma I dorso
sulcis duobus parum profundis et costis tribus obtusis exarata, mar-
ginibus laxe inflexis costis duobus ni arghi ilibus laeviter scabris, apice
integra et acuta. Gluma II navicularis trinervia, nervo carinali
crasso viridi, marginalibus valde tenuioribus, glaberrima, apice acu-
minata, integerrima, quam I vix brevior vel aequans; III hyalina
florem d* fovens triandrum, apice obtusiuscula, marginibus minute
ciliolatis, palea quam gluma ' \ brevior; IV hyalina florem ? fo-
vens ut III longa et forma aequalis, palea etiam aequalis. Spicula
pedicellata ad glumas duas valde diminutas ovatas reducta, 2 mm.
longa, 0,8 mm. lata; pedicellus 5 mm. longus glaber 1 , k 2 inni, latus,
superficie exteriori convexa nervis 5-6 viridibus ini pressis praedita,
interiori subplana.
< 'atanga, Plateau liianos pianure e sottobosco. 1913.(Bovonen. ( .»2).
3. Rottboellia {Phacelurus nndulatifolia Chiov.
Gramen elatum; culmi internodiis inferioribus ± compressis ad
Qodos dense et breviter griseo-barbati oaeterum glaberrimi, supremo
oylindrioo; vaginae eximiae nga al' escente laxissime torta. Pedicelli 3,5 mm. longi,
secus latus exterius brevissime et laxe uniformiter ciliolati vel
omnino glabri; spicula pedicellata 4 mm. longa, glumis -1 rlorem ma-
sculum triandrum foventibus: glumae forma ut in spiculis sessilibus
sed breviores, III ut I longa, IV omnino mutica. Antherae atropur-
pureae 2,5 mm. longae.
Catanga, a Kayoyo nelle pianure paludose in stagione piovosa.
1 1 ì voue n. 69).
5. Andropogon amplectens Nees var. Gatangensis Ohiov.
Pianta elata, sesquimetrum et ultra alta, foliis caulinis basi pro-
funde cordatis, auriculis rotundatis scmiamplexicaulibus. Spicae bi-
nae semper in va^inis± occultatae; rhachis fragillima, articulis 5 mm.
longis, apice cupula profunde biloba, lobo minori triangulari acuto
vel obtusiusculo et altero ma Jori truncato et denticulato. Spicula ses-
silis 7 mm. longa e fronte 1 min. lata, profunde et angustissime sul-
cata; arista ad 4 cm. longa. Pedicelli 5 mm. longi apice horizon-
taliter truncati ut articoli pilis sericeis niveis brevibus dense ciliati.
Spiculae pedicellatae lanceolatae, acumintitae, apice breviter ari-
stulatae, 13 mm. longae, 1,6 mm. latae, nervia intramargiiialibus
1". ir> filiforraibus subaequalibns.
Differt a fcypo rhacemis in vaginis ± absconditis, spiculis sessi-
libua brevioribus, pedicellatis majoribus minus nervosÌB, capala ar-
ilarum manifeste biloba lobis beteromorpbis.
6. Andropogon {Arthrolophis) Golae Ohiov.
Serba elata, internodiis cylindrico-eompresBiuBoulis, alio Intere
laevit.T caualioulatis, laevibus, n<>-l mm. longai*; laminae li-
neare» angust Lssimae in Bieco oonvolutae, glaberrimae. Elhaoemi sem-
per geni in m ri terminales longissimi Le- 18 cm. longi, densissimi, arti-
— 39 —
culis circ. 25; rhacheos articuli 5 mm. longi clavati, apice cupida
1,5 mm. lata, latere interiori dentibus 1-3 triangularibuspraedita, latus
exterius articuli eximie convexum interius explanatum, marginibus
tenuissirne alatis in dimidio superiori, in margine exteriori tota
longitudine albo-ciliati, ciliis sursum applicitis supremis vix dimi-
dium articulum aequantibus, in interiori a basi ad medium breviter
ciliati. Spicula sessilis cum callo 1 mm. longo obtuso parce et bre-
viter albo-villoso 7 mm. longa, lateraliter eximie compressa a dorso
inspecta 1 mm., a latere 1,2 mm. lata; gluma I profunde canaliculata,
carinis in 1 / 3 superiori dentioulato scabris reliquo laevibus, apice acuta,
integra, marginibus laxe inflexis glabris; II ut I longa navicularis
dorso in ì / 1 inferioribus rotundata; in 1 / 3 supremo acute nervoso cari-
nata carina scabra, apice acuminata, marginibus uti tota gluma gla-
bris: III linearis acutissima integra ut I longa, bicarinata, carinis
laevibus et glaberrimis, marginibus dense ciliatis, palea elliptica di-
midiam glumam aequans, stamina 3 antheris 3,5 mm. longis ; IV el-
liptica hyalinaquamll 7 3 brevior, ad 1 / 3 bifida lobis acutinsculis, inter
lobos arista 34 mm. longa inferne laxissime torta scabrula praedita.
glabra sed marginibus ciliolatis. Pedicelli clavati 5 mm. longi apice
0,9 mm. lati compressi, marginibus utrisque sed altero densius albo-
ciliatis, pilis supremis dimidium pedicellumcirc. aequantibus; spicula
lanceolato-oblonga, 10 mm. longa. 2 mm. lata, apice acutissima, prae-
ter margines ciliatos glabra; glumae 4, 1 lanceolata dorso subtilissime
nervoso- striata, nervis 9-11 bicarinata, carinis ciliatis et marginibus
angustis reflexis, II ut I longa subhyalina, glabra apice acuminato-
submucronata, dorso rotundato-navicularis ; III quam I '/» brevior
hyalina obsoletissime trinervia, marginibus ciliatis rlorem cf trian-
drum fovens, palea 0; IV quam I '/ 3 brevior elliptico-lanceolata,
hyalina, glabra, subenervia, apice obtusiuscula et minutissime den-
ticulata, arista 0, palea 0.
Oatanga, a Kapiri. I. 1913. (Bovone n. 57).
7. Digitarla [Setariopsis) siderograpta Chiov.
Annua, ± caespitosa vel culmo ab ima basi dense cae.^pitose ra
moso, culmi in eodem specimine 8-4.0 cm. longi, subtiles, inter'
nodio infimo 1-2 cm., secundo 1,5 8 cm. longo, tertio (supremo) lmi-
gissimo, praeter infìorescentia usque ad 22 cm. longo, nodi pilis
albis densis longis patulis barbati. Vaginae glabrae, laxae, strio-
lato nervosae; ligulae membranaceae, glabrae 1-2 mm. Longae, la*
minae anguste lineares, planae, 3-8 cm. longae. 1,5-2 mm. latae gla-
brae, acutae scabrulae. Pedunculus communis setaceus exilÌ88ÌmU8,
_ 40 —
striato-angulatus, glaberrimus, laevis. Rhacemi 2-3 solitarii, erecto-
patuli 2-7 cm. longi, ab ima basi spiculiferi; rhachis fìexuosa
am_ ima, in medio late alba, marginihus nervis filiformibus
viridibus fcenuissimis praeditis, glabra sed minute scaberula. Spi-
cnlae 3-5 fasciculata» 3 , valde approximatae, elliptico-lanceolatae,
apice acutae 2,8-3 mm. longae. 1 mm. latae; pedicelli apice peni-
eillato-setosi. Gluma l omnino defìciens; II minuta 0,5 mm. longa,
dense hirtula. Flosculus I neuter palea tantum praeditus absque
paleola. elliptico lanceolata, 5-nervia, nervibus tenuibus aequalibus,
cum ùuobus spatiis ad costae latera glaberrimis, inter nervos late-
rales dense ferrugineo-pubescens pilis filiformibus sub acri vitro fere
moniliformibus. Flosculus II ? elliptico-lanceolatus castaneus, apice
acutus, flosculuin neutrum aequans, opacus dorso, subtiliter et dense
striatus.
\ff. P. puberulo Kunth a quo spiculis majoribus et glumis flo-
- ili neutri pilis non clavellatis hirtis differt.
Catanga, Kapiri. III. 1913. (Bovone n. 21).
8. Digitaria (Eudigitaria binatae) Bovouii Chiov.
Perennis dense caespitosa, innovationibus extravaginalibus, va-
ginis inferioribns crasse sfcriato-nervosis, laevibus, tandem ± fibrosis,
3-4 cm. longae, plicato-carinatis, apice ob laminas deciduas trun-
catis ; nodi fusci glaberrimi. Vagina interiore multo longiores,
7-8 cm.. sparse villosae, vel glabrescentes, compresse, apice auri-
culis parvis rotundis termi natae; laminae plicato-complicatae in
Bieco glabrae, angustae 1 min. crassae. explicatae 2 mm. latae, gla-
brae. tantum in ligulae loco pilosulae. Culmi tenues ± comprassi,
internodio infimo 2-5 cm. longo, secundo 4-8 cm., tertio reliquo
culmo 17-21 cm., omnibus vaginis brevioribus vel supremo acquante,
ita ut inflorescentiae basis vagina sit obvallata; lamina suprema
subsetacea :; <> cm, Longa, acutissima, [nnoresrentia e raccinis 2-3
solitariis erectis, stricte contiguis ab ima basi spiculiferis vel tan-
tum per 1 cm. audis; rhachis angusta 0,4 mm. lata, in (.-entro late
all>i ; margines aervis duobus viridibus tenuissimis percursa, già-
uosa, laevis. Spiculae omnea binatae, interdum latera-
literad ramulum infimum tertia spioula adjecta, elliptico-lanceolatae,
2 mm. longae, 0,85 latae, apice acutiusculai-: gluma I minutissima,
troncata, hyalina vix '/,„ spicubu* et minus longa; Il spicula panini
brevi r lati solata, aervis u-ibus -. i n ter nervos puberula et
marginibua parum longius puberulo-oiliatis pilis filiformibus lie-
xuc aissimis extremo apir.- vis clavellatis. Flosculus 1 m-uter
— 41 —
palea tantum praeditus absque paleola, elliptico lanceolata 5-nervia,
nervibus crassiusculis aequalibus, cum duobus spatiis ad costae la-
tera glabris, inter nervos laterales breviter puberula. Flosculus II
jjì elliptico-lanceolatus, apice acutus, nitidulus. castaneus, longitu-
dinaliter minutissime striolatus, flosculum. neutrum aequans.
Affinis D. setifoliae Stapf a quo praecipue differt pilis in spi-
culis linearibus.
Catanga, a Kayoyo, 29. XI. 1910. (Bovone n. 70).
9. Digitarla Parlatorei (Steud.)
var. pliaeotriclia Chiov.
Culmi nodis glabrescentibus, sed vaginis ± pilosis. Ehacemi
erecti abbreviati ± rhachidi adpressati. Spiculae elliptico-oblongae
3-3,5 mm. longae, densissime pilis filiformibus lanuginosis fulvis
secus nervos laterales glumarum et paleae flosculi neutri prae-
ditae.
Catanga, Plateau Bianos pianura. IX. 1912. (Bovone n. 100).
10. Digitarla Parlatorei var. microstachya Chiov.
Culmi elati nodis dense et longe barbatis; vaginae pilosae. Rha-
cemi (in specimine ante oculos) 11, longi 10-12 cui. debiles sed
dense spiculiferi. Spiculae ellipticae, obtusiusculae, pallide vire-
scentes, 2 mm. longae; gluma et palea inter nervos laterales albo-
villosae. Gluma I nulla.
Catanga, rive del fiume Kulueshi (Kayoyo). 12. XI. 1911. (Bo-
vone n. 39).
11. Digitaria {Eudigitaria temala) sulcigluma Chiov.
Perennis, culmi elati (pars praesens 80 cm. elata); nodi dense
albo-barbati. Vaginae pilosae ore dense albo-barbatae; laminae 12-
20 cm. longae, lineares, acuminatae utrinque villosae. Pedunoulus
longissime exsertus 57 cm. longus, apice sulcato-striatus glaber.
Rhacemi tres simul adnati in nodo dense sericeo villoso, a basi dense
spiculiferi circ. 12 cm. longi, arcte adpressi; rhachis linearis 0,8-
1 mm. lata, centro costa crassa turgida albida percursa, ad latera
late alata, alis viridibus glabris ad margines scabra, costa mediana
sublatioribus ; pedicelli eximie tortaoso-flexuosi, glabri, apice disci-
feri, primarius spicula sesquilongior. Spiculae ovatae basi rotundate
apice acutae, ad 3 mm. longae, 1,2 min. latae virides. Gluma 1
- 42 —
hyalina membranacea '/, spiculae longa, brevissima sed latissima et
basim spiculae villis fere involucratam amplectens; II linearis den-
sissime albo-sericea flosculum ? subaequans.
Flosculus I neuter tantum palea praeditus. 5-nervia, nervo me-
diano crasso et valde prominente, in fundo sulci valde excavato
abscondito; nervi laterales obsoleti: latera glumae eximie convexa
glabra sed ad margines longe setis sericeis albis sursum versis tecta.
Flosculus $ ovatus, apice acutus, pallide viridis, nitidulus, minutis-
sime granuloso-striolato, flosculo neutro parum breviore.
Catanga, Kayoyo nel sottobosco. 20. XI. 1911. (Bovone n. 86).
12. Panicum nigropedatum Munro
var. basipilifernm Chiov.
Rhachis rhacemorum eximie flexuosa; pedicelli setis albidis
crebris muniti. Spiculae valle turgidae, ellipticae, apice acutae,
basi rotundatae, ibique concolores et circa insertionem in pedicello
dense et longiuscule pilosae. Gluma II et palea flosculi d" ad niar-
y;ineiii dense sericeo-albo-setosae.
Catanga, a Kapiri. III. 1913. (Bovone n. 29).
13. Panicam [Brachyaria) Bovonei Chiov.
Culmus gracilis ad nodos arcuato-geniculatus, internodii alio
ce eximie silicati, glabri; nodi glaberrimi, vagina summa stricta
peduui-ulum vix dimidium aequans, glaberrima, lamina brevissima
vix 1 cm. longa praed ita. Racemi ad quatuor «recti, breves 10-16 mm.
longi; rhachis communis semicylindrica, glabra, striata ad nodos
rhacemiferos hirtula, rhacemi a basi spiculiferi, densi, rhachis Li-
tris angusta atroviobnea, scabrula, panini tlexuosa ; spiculae al-
ternile subsessiles ellipticae, obtusae in parti bus externis violaceae,
in obtectis pallide virides, 3,5 mm. longae, 1,2 mm. latae. (ìluma 1
rhachidem spectans elliptica, convexa, dimidiam spiculam aei|uans,
5-nervia, nervia aequaliter prominenti bus, lateralibus ad margines
eonfertioribus, api< btusa, undique ad presse hirta; IP 1 '/ [*• lon-
gior, '/_ spiculae Longa, elliptica, apice obtusiusoula, 7- nervia, un-
dique Iurta. Flosculus 1 masculus triander, palea elliptica apice ob-
tus.i. 3,5 mm. Longa, dorso hirsuta, 9-nervia, ner vis omnibus aequalibua.
ilus II eli ini ico-lanceolal as, pallide viridis, apice acuminato,
et submacronato, atroviolaoeo, nitidus et Lievissime puimtulato,
flosculo d* subaequilongus.
l'r \. /'. lachnanto I tochsl .
— 43 —
Catanga, Plateau Bianos nelle pianure e sottobosco. X. 1912. (Bo-
vone n. 89^.
14. Panicum {Brachyaria) Golae Chiov.
Perennis, culmi basi sarmen toso-prostrati innovationibus e basi
vaginarum perforata externis, internodiis inferioribus 6-8 cm. longis,
compressiusculis uno latere sulcatis, glabris. Jaevibus secl apice pa-
rimi sab nodis annulo pilorum e bulbulis ortis cinctis patentibus;
nodi glaberriini.
Vaginae carinato-compressiusculae, striato-nervosae, glaberrimae-
ligula annulo pilorum longorum substituta: laminae lineares vel li-
neari -lanceolatae, basi rotundatae, abrupte contractae 10 15 cm. lon-
gae; 5-10 mm. latae, apice acuminatae, utrinque praeter basim su-
perne glabrae et laeves, marginibus cartilagineis argute et eximie
serratis dentibus acutissimis arcuatis antrorsis. Pedunculus vaginam
summam angustam lamina 1-5 mm. longa praeditam, aequans vel
breviter superans. BJiacemi ad tres erecti, breviter arcuati : rhachis
communis tenuis subtrigona, scabrula, ad nodos rhacemiferos se-
riceo-pubescens, internodiis, 2,5-3 cm. longis; rhacemi a basi spi-
culiferi, vel inferior pedunculo 4-6 mm. longo suffultas ; spiculae
solitariae ellipticae 4 mm. longae, obtusae 2,5 mm latae. Gluma I
rhachidi incumbens ovata, aeneo undique aequaliter eximie pietà
glaberrima, valde convexa, apice subrotundo-obtusa, circ. 11-nervia,
nervibus tenuibus bene prominentibus, 10 lateralibus a mediano
parum dissitis, spiculam aequans vel parum brevior; IP omnino
pallide viridis vel albescens, ut I longa sed parum angustior, ob-
tusa, dorso sparse subsericeo-pilosa, nervis ad 7 apice reticulato-ana-
stomosatis viridibus. Flosculus I cf triander, palea eadem forma
structura et magnitudine glumae II dense in dorso albo- sericea;
paleola hyalina palea brevior, bicarinata. Flosculus II i£ elliptico
oblongus, apice contractuio obtusiusculus, nitidus sed undique mi-
nute undulato-rugulosus, quam glama II parum brevior.
Prox. P. brizantho Hochst.; adspectus rhacemorum optime infiore-
scentiam Melicue nutantis refert.
Catanga, Kayoyo nel sottobosco. 20. XII. 1911. (Bovone n. 87 .
15. Panicum (Brachyaria) clavipilum Chiov.
Culmi graciles, ramosi, internodiis abbreviatis 3-5 cm. loi
crebris, cylindricis gracilibus undique dense hirtis pilis basi bulbi-
feris; nodi dense albo-barbati. Vaginae internodiis breviores un-
- 44 —
dique dense albo-pilosae, pilis patulis basi bulbosis, longitudinaliter
eximie striato-nervosae: liiiulae armalo densissimo sed brevissimo
piloram. Laminae lineari-lanceolafae 3-6 cm. longae 4-5 mm. latae
e basi parum contracta ad 7 3 parallelae deinde sensim acntatae,
extremo apice obtusiusculo, undique dense velutino-pilosae. Infìo-
rescentia e vagina suprema ampliata lateraliter erumpens ad 6 cm.
longa; rhachis communis. compressa, tenuis, gracilis, pilosula; rha-
cemi ad 4 filiformi, laxiflori a basi spiculiferi, rhachis angustis-
sima, compressa, recta, pilosula pilis tenuibus brevissimis, mixtis
hinc inde pilis majoribus crassis clavatis. Spioulae solitanae secus
rhachim brevissime pedicellatae, lanceolato-elongatae, 3,5 mm. lon-
gae. 0,9 mm. latae, apice acutiusculae. Gluma ! rhachim spectans
ovata, obtusa, 5-nervia, adpresse pilosula et inter nervos pilis cla-
vatis crassis sparsa; IT spiculam aequans elliptica, 7-nervia nervis
crassis aequalibus et inter nervos pilis crassis clavatis seriatis ap-
pressis praedita. Flosculus I cT palea ut gluma II aequalis et eodem
trichomate munita. Flosculus II ? lanceolatus ut flosculus I longus,
immaturus viridis, opacus, minutissime longitudinaliter striolatus,
apice acutus.
Adspectus plantae est omnino P. Peti ceri et melius P. leersioidis
U'.'hst. sed evidenter distinctissimum : P. aequigìume et P. glan-
dulifero non est comparandus quamquam glumarum structura ali-
quantulum videatur approximari.
Catanga, K^oyo pianure paludose in stagione piovosa. 20. XII.
1911. (Bovone n. 71).
16. l'unicum (Pectinatae Rendle) catangrnilato-
ciliatis, pilis albis tenuibus et longiusculis; pedicelli fasci culato-ter-
nati in latere interiori rhachidis, erecti rhaohidi appliciti, angulati,
recti, apice parum incrassati et disco minimo praediti, hispidnli.
- 48 —
longior 11-12 min., seoundus 5-6 min., minor seu inférior 2 mm. longi,
hic cum lateraliter spicula adjuncta omuino tabescente. Spiculae
ellipticae 5 mm. longae, 3 mm. latae. Gluma I ovata basi ampie
rotundata et amplectens, apice longe setaceo-acuminata et 2 / 3 spi-
culae aequans. trinervia, nervis crassis bene promineutibus, glabra,
membrauaceo-sctiriosa, atroviolacea; II glabra spiculam aequans
ovato-lanceolata, apice acuta, dorso rotundata, 5 nervis optime sen-
sibilibus aequalibus, marginibus angustissime inrlexis sed secus duos
nervos marginales in alas duas membranaeoas subopacas et minute
orispatas 0,8 mm. latas, a basi ad '/ 6 SUD apice glumae ubi tran-
catas praedita; alarum margines pectinatim ciliati. Flosculi duo:
I $ sterili s, palea subcoriacea atra, ovato-lanceolata, apice acuta,
Lottgitudinaliter nervis 5 aequalibus et aequidistantibus bene pro-
mineutibus percursa, glaberrima, apice acutissima; palea usque ad
■ini partita laciniis, hyalinis, linearibus acutissimis, basi in-
flexis 7 3 paleae aequantibus; stamina duo; stili duo filiformea omnino
liberi stygmatibus subpenicillatis atropurpureis. Flosculus II £ fer-
tilis palea coriacea nigricante, minute granulata, subplana, arcte
contra glumam II applicita; palea ovato-lanceolata arcte in mar-
ginibus paleae inclusa; stygmata atropurpurea e summitate flosculi
eruinpentes.
Catanga, Kapiri. I. 1913. (Bovone n. 58).
21. Sporobolns Wildemannii Ohiov.
Herba altissima; internodii parum compressi laeves, nitidi fere
estriolati, medius ad 3 mm. diam. crassus et 27 cm. longus, supremus
I pedunculus) 76-81 cm. longus, undique laevissimus. Vaginae strictae
riiridae, striato-nervosae, nervis crassis. glab< rrimae sed marginibus
minute et dense ciliolatis, apice fere insensim in laminas erectas
transiens. illa internodii medii ut internodius ipse longa, supremi
diinidium et minus; ligula brevissima dense pilosa; laminae lineares
inferiores longissimae ad 40 cm. longae, plicato-oonvolutae, rigidae,
tae, apice longe att'M!iia'attenuata. l'anicula
lanceolato-oblonga laza, basi et apice aequaiiter contraota, 37-40 cm.
Longa, ( '>-s cm, La a rhachia reci i, cylin Irioa, glaberrima Laevis,
erne ut pedunculus pallide flava, superne h Livesoens; rami ereoto-
patuli sub8olitarii ve! 2-6 approximato-subfascioulati, a basi iterate
divisi ramulis divaricatis omnibus tenuissimis oapillaoeis, parum
flexuosis; nodi aliquantulum incrassati et tusci, glabri: ramuli ra-
— 49 —
inorimi inferiorum steriles absque spiculis; pedicelli capillare* laeves
spiculis 2-4- pio longiores, 3-11 min. longi, apice obovato-incrassati-
Spiculae facile caducae, lanceolatae 2,3-2,5 uim. loiigae 0,6 mm.
latae, acatae, pallide livesceutes, nitidulae. Gluma I paleae respon-
dentis vix */* aequans, subobovata, pellucida, enervia, apice obtusa
et rotundata; II ovato-oblonga Va'Va paleae aequans, ad apicem
abrupte constricta et acuminato-mucronata, uninervia. Palea ovato-
lanceolata, acuta, pellucida, uninervia, glabra, uniformiter pallide
livescens; paleola palea 7 8 brevior. Caryopsis pallide rufa com-
pressa, elliptica, dimidiain paleolam aequans.
Affinis S. agrostoidi Cbiov. qui differt spiculis minoribus, foliis
planis, gluma II apice non abrupte cuspidata, etc: S. Rehmannii-
Hackl., paniculatus (Trin.) Dur. et Schinz, poli/cladus Hackl., sangui -
neus Rendle differunt panicula confertiore, ramis in pseudoverti-
cillis congestis, pedicillis brevioribus, gluma I dimidiam et II totani
spiculam subaequantibus.
8. Conrathii Chiov. ( = 8. micranthus Conrath. et Hackl. non
Dur. Schinz) quod habeo etiam e Oatanga differt spiculis manifeste
minoribus, glumis subaequalibus, axillis paniculae villosis, etc.
Oatanga, Kapiri. II. 1913. (Bovone n. 74).
22. Sporoholus secundispicnlus Chiov.
Herba annua coespitosa. Culmi erecti parum ad nodos geniculati
cum inflorescentia 15-50 cm. alti, ad nodos 1-2 infimos ramulo erecto
abbreviato (nunquam ad nodum superius) praediti; nodi fusci glabri;
internodium infimum 1-2 cm., secundum 3-8 cm., tertinm (pedun-
culus) 6-16 cm. longum, compressi, glabri, laeves. Vaginae laxae,
compresso-carinatae, striato-nervosae, glabernmae ; ligula angustis-
sima, membranacea, minute ciliolata; lamina e basi rotundata
2-3 mm. lata, sensim attenuata, subtus plicato-carinata, apice acu-
tissima, laevis, striato-nervosa, glaberrima, 6-12 cm. longa-Panicula
ramorum principalium usque ad 22 cm. longa e paniculis minoribus
seu rhacemulis secus axim irregulariter dissitis, solitariis vel
saepe ± aggregatis et interdum subfasciculatis, supremis longe cau-
dato-confluenti bus confecta; rhacemuli 7-20 mm. longi inferne ranni-
lis abbreviatis 1-3 mm. longis, superne simplices, ramuli spiculis 3-7
subfasciculato-secundis, in parte simplici spiculae alterne distichae,
in latore exteriori seu inferiori rhacemorum secundae; rhachis tenuis
compressa, viridis non alata, glabra, scabrula; spiculae subalternae ma-
nifeste pedicellatae, pedicellis usque 0,4 mm. longis rhachidi adpr- B-
sis. Rhachilla ultra florem non producta. Glumae valde inaequ
Annali di Botanica — Vol. XIII.
— 50 —
hyalinae, pellucidae post spiculae lapsum persìster) tes, I '/ s II ae longa
ovata, basi suhamplexans, apice denticulato-lacerata, enervia; II ova-
to-laneeolata. 1-nervia, nervo scabrulo, apice sensini attenuato-
subulata, 7 3 paleae longa ; palea lanceolato-linearis, acuminato-
subulata, 1,8 mm. longa. hj'alina. 1-nervia; paleola ovata parum gluma
II brevior, binervia, apice biloba lobis triangularibus acutiusculis.
Caryopsis iam in vaginis satis evoluta, elliptieo-globosa, apice ampie
rotundata et fere truncata, pallide flava, glabra, quam paleola l / k
palea '/» brevior, macula hilari rotonda nigrescente dimidiam ca-
ryopsidem acquante praedita. Stygmata basi connata, filiformia,
brevia. Stamina duo antberis ellipticis minutissimis supra ovarium
magnum arcte ad stygmata insidentibus.
Species probabilissime novum genus, ambigens inter Agrori il eas
et Chlnrideas. Dispositio spicularum in latere inferiori rhacheos
rhacemorum non est regularis ut ad normam Chloridearum genui-
narum sed dum oculo nudo primo intuitu spiculae videntur satis
dare esse secundae, sub vitro racemulos et fere fasciculos videntur
formare. Ita post flosculorum lapsum glumae adsunt subdistice di-
sposi tae ut in Cklorideis.
Flores quamquam spiculae raro essent omnino clausae (et tunc
steriles) videntur esse cleistogami.
Catanga, Kapiri. III. 1913. (Bovone n. 4).
23. Trichopteryx fruticulosa Chiov.
Fruticulus viridi-glaucescens, semimetralis, culmis duris multi-
aodosis, superne l'ast.igiato-ramo.sis, ramis strictissimis; internodii
cylindrici iuuiores dense pubescentes, adulti glabri, laeves, infimi
ad 1 cm. Longi, superiores 7-10 cm. longi, inlimi 1,5-3 mm. crassi;
nodi panini distincti non annulatim pubescentes. Yaginae inter-
mediae internodiie breviores, n-liquae semper nodos occultantes,
strictae, i ìO] laceae, rigidae, striolato-nervosae, dense pubescentes,
pilis elongatis fcenuibuu, albis, basi luberculo minuto insidentibus,
tandem caducis; ligula dense et longe albo-\ illusa : laniinae pa-
tente vi reflexae subcoriaceae, lanceolatae, laxe undique piliferae,
pilis longis, t. Minibus basi minute bulbiferis, basi rotundatae, apice
subabrupte acutatae, tnarginibus anguste albo-di art ilagineis, minutis-
sime serralati — abris, Longitudinali ter ercberrime et subtilissime
nervosis, 1-7 em. Longae, 1-'.» mm. latac l'animla lanceolalo-linearis
16-20 cm. Longa, L-2 om. lata; pedunculus communis oylindrious
striolatus; rimi semiverticillati inferiores 8 LO'fascioulati, arcte axi
adpressi, filiformi, basi lunge per '/ t -' t nudi, glabri, scaberuli. su-
— Bl —
perne parum divisi, ramulis strictis erectis; pedicelli 1-6 mm. longi
ad apicem sensim incrassati et sub spicula pilis longis */„ spiculae
aequantibus albis tenuissimis involucrum fere simulantes praediti.
Spiculae pallide badiae lineares angustae praeter aristas ad 5 mm.
longae. Gluma I ovata 1,9 mm. longa, 0,9 mm. lata, basim am-
plectens, nervis 5 tenuibus sed superne bene prominulis prae dita,
apice acuta 7 3 -7, spiculae et */, glumae II ae aequans; gluma IP
ovata 3,2 mm. longa, 1 mm. lata, 5-nervia, apice acutiuscula. Palea
flosculi I glaberrima 4,5 mm. longa, linearis subtiliter coriacea,
nervis tribus obsoletis, apice attenuato-aristulata, stricte flosculum
5 amplectens, basi rotundata, glaberrima. Flosculus TI ^ primum
subaequans, palea linearis obsoletissime trinervia, glabra, apice bre-
viter biseta setis paleam flosculi I superantibus et inter setas arista
vix torta palea sua triplo longiore; paleola linearis angustissima
palea parum brevior.
Affinis T. ramosae Stapf qua est glaberrima, flosculis callo bar-
bato, palea flosculi I 1 7-nervia, etc.
Catanga, Plateau Bianos nei bordi delle pianure sottobosco.
XII. 1912. (Bovone n. 96).
24. Tristachya elymoides Chiov.
Caespitosa: culmi cum infiorescentia 30-4.0 cm. longi, basi ge-
niculati, simplices; internodii 3-4 infimi abbreviati 5-15 mm. longi,
vaginis multo breviores, sequens 7-16 cm., supremus (pecìunculus)
10-31 cm. longus. cylindrici patentim hirti pilis tuberculatis, vel
glabrescentes; nodi sericeo-hirti, pilis erectis rigidis setosis crebris.
Vaginae inferiores fere aggregatae et aequilongae, 2-3 cm. longae,
chartaceae, striato-nervosae dense hirtae; caulinae 4,5-9 cm. longae,
tuberculato-hirtae, pilis saepe a tuberculo caducis; lingulae anguste
membranaceae et longe fimbriato-pilosae; laminae basilares latiores
et breviores lineari-lanceolatae, 3-5 cm. longae, 4-5 mm. latae, subtus
densissime tuberculato-hirsutae, supra simpliciter hirtae, marginibus
tuberculato-ciliatis, apice subabrupte acutae; caulinae lineares 5-7 cm.
longae, laxe in sicco convolutae, explicatae ad 3 mm. latae. ut basilares
hirtae. Infiorescentia linearis 8 12 cm. longa e 4-7 ternionibus solitari is
sub-alternis spicularum formata; axis sub triquetra,sulcato-striata, in-
ternodiis 1,5-2 cm. longis, glabrescentibus; pedicelli crassi 3-3,5 mm.
longi, apice 1,5 mm. spissi arcte axi appliciti, glabrescentes vel
saepius longe aibo-hirti. Spiculae semper ternatae erectae, stricte axi
applicitae: gluma I exterior coriacea, rigida, linearis 13-14 min.
longa, 2, 5 mm. lata, marginibus laxe implexis, crasse trinervia,
— 52 -
secus nervos utrinqne pustulis nigris parvis pilum album ferentibus
praedita: gluma II interior linearis quam I subduplo longior 23-
25 mm. longa, basi 3 mm. lata, crasse trinervia, nervi bus duobus
lateralibus pustulis nigris albo-piliferis praedita, mediano laevi et
glaberrimo. Flosculus I neuter palea lineari-acuminata 20-28 mm.
longa, forma glumae II ae eadem, sed nervis tribus tenuissimis obso-
letis glaberrimis, basi glaberrima, apice setaceo-acuminata; paleola
ovata minuta 1,5-2 mm. longa. Flosculus II 7JT basi callo lineari
acutissimo dense sericeo-villoso 2 mm. longo, apice pilis niveis ut
callum longis munito praeditus; palea subelliptica, chartilaginea,
arcte involuta, nitida, laevissima et glaberrima, nervis 13 tantum
apice supremo evidentibus ubi gluma bifida, 9 mm. longa 1,5 mm.
crassa, dentibus duobus 2 mm. longis triangularibus dense nervosis;
arista ad 8 cm. longa, columna dense intorta ad 6 om. longa, pal-
lida, glaberrima: subula 2 cm. longa scabrula.
Catanga, Ka}-oyo pianure paludose in stagione piovosa. 29. X.
1910. (Bovone n. 65).
25. Tristachya granulosa Chiov.
Herba semimetralis videtur perennis et caespitosa: culmi sim-
plices graciles internodiis infimis brevissimis, sequens e. 20 cm.
longus; supremus (pedunculus) e. 30 cm. longus, 0,7 mm. crassus
laevis et glaberrimus; nodi breviter sericeo-barbulati. Vaginae stric-
tissimae, superne dense pubescente*, interne glabrescentes; ligulae
dense villosae; laminae lineares abbreviatae, 2-8 mm. longae, 2,5-
3 mm. latae, utrinque dense pubescentes, apice obtusiusculae; vagina
sumrna 5-fi cm. longa et lamina 1 cm. longa. Inflorescentia depau
perata, in speciminibus duobus prae oculos e ternionibus duobus
pednnculatits formata; pedunoulua ternionis inferioris 10-13 mm.,
superioris 25-28 mm. Longus, apice clavato-incrassati et longitudina-
liter trisulcati, glaberrimi, sed inferne scabri, stricte erecti. Gluma I
esterna lineari-lanceolata 15 mm. longa. 2 mm. lata, marginibus
implexis, nervis tribus parum prominentibus percursa, pallide fla-
vescens, dorso undique dense granulis fuscis minutis sparsa et quan-
doque breviter puberale : 1 1 Interior Linearis submembranacea 17 nini,
longa, glaberrima et laevissima, nitidula, manifeste trinervia. Flo-
sculus i neuter palea lineari-lanceolata 15 mm. longa, 2,5 mm lata,
un : la membranacea, glaberrima, 5 nervia, nervis tribus fere tota
longitudine duo interinedii (ani uni apice, manifesti, apice setaceo-
attenuata; paleola <». Flosculus II S rullo lineari acutissimo 2 mm.
longo albo sericeo apice longe sericeo-barbato pilis callum aequan-
- 53 -
tibus; palea 7 mm. longa elliptica, arote involuta, in dimidio in-
feriore chartilaginea nitida glaberrima obtuse costata, in superiore
chartacea opaca, sericeo-puberula et trinervia, apice bifida laciniis
triangularibus acutissimis 2 mm. longis; arista 3,5 cm. longa, co-
lumna intorta brevissima circ. 2 mm. longa, subula arcuata, sca-
brula 3 cm. longa.
Catanga, Plateau Eianos nelle pianure. IX. 11)12. (Bovone n. 99).
26. Kendlia (Chlorideae). Gen. novum.
Spiculae birlorae brevissime pedicellatae, unilateraliter biseriatim
alternae; rhachilla supra glumas articulata; flosculus interior ? su-
perior d" vel neuter, rhachilla ultra flosculum secundum non pro-
ducta. Glumae aequilongae vel inferior brevior ambae uninervia e,
apice rotundatae. Flosculus i£ basi callo parvo obtusissimo pilosulo
palea membranacea alba, trinervia nervis sericeo-villosis. mutica,
apice obtusa integra, glumis brevior. Flosculus II palea membra-
nacea alba, glabra trinervia, mutica integra, obtusa. Stamina tria.
Ovarium oblongum glabrum; styli distincti. Oaryopsides ignotae.
Il genere proposto è costituito da 4-5 specie che mentre per al-
cuni caratteri si avvicinano a generi diversissimi, per altri caratteri
comuni tra esse si possono facilmente raggruppare a formare un
sol genere ben caratterizzato e costante. Riferisco a questo genere
anche le seguenti specie oltre le due che qui pubblico.
1. Harpechloa altera .Rendle in Trans. Linn. Soc. Lond. Ser. II,
voi. IV (1894) 57, t. 10, fig. 7-12.
2. Enteropogon muticus Hackl. in Bull. Herb. Boiss. VII (1899) 388.
3. Microchloa altera (Rendle) Stapf var. Xelsonii Stapf ap. This.
Dyer FI. Capensis VII (1900) 637.
Queste tre piante e le due da me qui descritte come nuove hanno
per carattere comune le palee cartaceo-membranose bianche ottuse
all'apice mutiche e la presenza di un fioretto unico oltre quello
ermafrodito per lo più maschile senza ulteriori rudimenti di fioretti.
Il genere Harpechloa Kunth (H. fair 20 min. longae, 2-! mm. latae, valde compressae, rectae vel sur-
sum curvatae ex albo et roseo-pallido variegatae; rhachilla din cum
paleolis persistens. Gluinae subaequales ovato-lanceolatae, acutae,
navicnlares in dorso acute et crasse carinatae, I uninervia parura
angustio!-. Il trinervia, nervis crassis et vix prominentibus, apice
cuspidato, acuminata, ambae palea respiciente, '/ 3 breviores. Fio
sculi 20 40 paleis ovatis striotenavicularibus, nervo carinali crasso
— 57 —
carinam acutissimam formante et apice in nmcrcmem brevissimum
acutissimum excurreme ; nervi laterales crassi et bene prominentes
laeves, glabri ; paleola arcuata, angusta, spathulata, apice rotun-
data et laevissime biloba, carinis minute scabris, "/* glumae ae-
quans. Stamina 3.
Affinis E. crassinervi Hackl. qua differt paleis apice fere trun-
catis et saepe erosulis dum in haec nòstra apice sensim sunt atte-
nuatae et mucrone breviter superatae.
Catanga, a Kayoyo nelle regioni boschive. 29. X. 1910. (Bovone
n. 53).
31. Era^rostis sclerochlaena Chiov.
Perennis ; culmi basi vaginis amplis pergamenaceis sparse ad-
presse pilosulis obvallati ; internodii C3~lindrici inferiores valde
abbreviati vaginis multo breviores, infimus ad 3 cm., sequens 5-10
mm. tantum, supremus (pedunculus) fere totum culmum formans
50-60 cm. inflorescentia non computata longus, pedunculus basi
gracilis a duobus vaginis supremis surrectus, lateraliter inferne
sulcatus. Vaginae inferiores 7-15 cm. longae, suprema 20-25 cm.,
superne striato-nervosae, virides et ± violaceo suffnsae, inferne lae-
ves flavidae, ad os subauriculato rotundatae, ligula angustissima,
dense ciliata : laminae lineares, arcte convolutae, subjunceae, ad
basim 1 mm. circ. crassae, apice longissime attenuato subulatae,
extus glaberrimae, intus puberulae, 10-15 cm. longae. Panicula ovato
oblonga laxissima 15-20 cm. longa, circ. 6 cm. lata, axis centralis
multangulatus, scaber, superne eximie flexuosus ; rami solitarii sed
inferiores per paria ± opposite approximati, infimus l /s"Vs inflo-
rescentiae aequans, erecto patuli, valde flexuosi parimi supra basi
divisi ramulis divisis solitariis paucissimis, plerumque pedicellis
immediate spiculiferis 5 15 mm. longis, eximie flexuosis, rigidulis
scabrulis apice laevissime incrassatis praediti. Spiculae ovato-sub-
orbiculares lateraliter compressae sed prò rata turgidulae. 4-4,5 mm.
lata, 4-5,5 mm. longa, apice laeviter acuta, basi ampie rotundata;
glumae et paleae forma et consistentia aequales, valde rigidae,
subcartilagineae, laevissimae, nitidae, livescenti brunneae, dorso he-
misphaerico-gibbosae et rotundatae, apice rotundatae obtusissimae,
primo intuitu omnes enerves et laeves sed prò laevissima emer-
gentia longitudinali glumae et paleae videntur omnes 3-nerviae;
glumae ambae 2,5 mm. longae, inexplicatae 1,5 mm. latae ; paleae
3-5 mm. longae, 2 mm. latae; paleolae ampie ellipticae eximie con-
vexae et in paleis occultae quibus parum breviores, apice bilobae
lobis ellipticis obtusis vicissim superpositis, marginibus arctiasime
— 58 —
implicatis et carinis glabris et laevissime sub acriori vitro scabris.
Stamina 3 antheris purpureis 1 min. longis ; stygmata alba.
Affinis E. brizoidi Nees, E. panici formi IA.Br., E. obtusae Munro
ab omnibus optime differt internodiis inferioribus brevissimis multo
vaginis breviores, glumis et paleis omnino ecarinatis hemisphaeri-
cis, nervibus absoletis, rotundatis.
Oatanga, Plateau Bianos sottobosco. X. 1912. (Bovonen. 103).
32. Pycrens [zonati) grncillinius Chiov.
Perennis dense caespitosus estolonosus. Folia numerosa, sed vi-
ridia tantum pauca 2-3 interiora, exteriora rigidiora involucrantia,
estima in setas longas nigricantes rigidulas dilabentia. Lamina e
foliorum subsetaceae compressae culmis breviores 0,7 mm. latae,
laeves. Culmi setacei in latere singulo profundo sulco exarati, in
reliquo convexi, striati, 0,5 mm. crassi, laevissimi 20 era. circ. longi.
Spiculae 4-5 solitariae in spicam disticham terminalem densam di-
spositae ovatae, badiae, nitidae, 5-10 mm. longae, 3 4. mm. latae;
basi quaequae bractea foliacea usque ad 4: cm. longa, caeteris foliis
forma et magnitudine simile producta, inferiores basi vix badio
suff'usae, superiores instar glumis instructae sed. apice foliaceo mu-
cronatae. Glumae ovatae, apice obtusae, costa viridi crassa et ad
latera nervis utrinque 1-2 prominulis valde approximatis, in re-
liquo laeves enerves, nitidae, castaneo rufescentes 3-5 mm. longae,
2.5 mm. latae. Stamina 3. Ovarium lanceolatum, basi apiceque con-
tracto, lateraliter compressum, cellulis superficialibus longitudina-
liter oblongis ; stylus elongatus apice profunde bifidus.
Prox. I'. nit/ricanti el macrantho.
Catanga, Kayoyo pianure paludose in stagione piovosa. 20. X.
1910. (Bovone n. 76 ,
Epatiche dell' Abissinia
del dott. Giuseppe Gola
(Tav. IV)
Le collezioni epaticologiche dell'Abissinia che ho studiato nel
presente lavoro, appartengono per la massima parte all'erbario co-
loniale dell'Istituto botanico di Roma. Ivi sono conservate le rac-
colte epaticologiche fatte in epoche diverse da numerosi viaggiatori.
Quella della Somalia fu fatta da Riva colla spedizione Ruspoli nel
1893. Nello Scioa raccolsero Antinori nel 1878, Ragazzi, Traversi
nel 1885 e più recentemente Negri nel 1909 (1).
Assai più numerosi sono i materiali riguardanti l'Eritrea e l'Ha-
masen portati da Pappi, Pappi e Terracciano, Pappi e Telimi,
Pappi e Matteoda, e più recentemente da Chiovenda (1909).
Ebbi pure in esame una piccola collezione fatta dal professore
A. Fiori (1909) e un esemplare dell'erbario Micheletti, ora conser-
vato nell'Orto Botanico di Torino.
In tal modo ho potuto radunare la massima parte del materiale
epaticologico esistente di tale regione. Le nozioni che se ne hanno
finora sono piuttosto scarse; esse si riducono infatti all'enumera-
zione delle specie scioane raccolte da Schimper e studiate da Mitten
e da Nees, di altre poche pure dell'Etiopia meridionale raccolte da
Antinori, Ragazzi e Traversi, studiate da Brizi (2), di quelle eritree
per opera di Penzig (3), e a quelle poche indicate per la prima volta
dallo Stephani nelle sue pubblicazioni, e specialmente nelle « Species
Hepaticarum ». Recentemente due specie sono state indicate dal
Paris (4), e del resto già note, come raccolte nella Somalia francese.
(1) Negri G. — Appunti di vna escursione botanica neìVEtiopia meridio-
nale. Ministero delle Colonie: Monografie e Rapporti coloniali, n. 4, feb-
braio 1913.
(2) Brizi U. — Annuario delV Istituto botanico di Roma. Voi. V, 1892.
(3) Malpìyhia. Voi VII, 1913, p. 297. Vi .sono indicate: Grimaldi" dicho-
toma, Aytonia rupestris, Marchantia polymorpha, Taryionia hypophylla, Fruir
lania Schimperi, F. squarrosa, Playiochila abyssinica.
( t) Paris G. — Revue Bryoloyique, voi. 33, 1906, p. 101. Vi sono indicate:
FruLlania Hbhneiiana, Playiochila abyssinica.
_ 60 —
Oltre che all'esame di tutto il materiale inedito sopra ricordato,
io ho atteso anche allo studio di quello già pubblicato dal Brizi,
■sul quale, valendomi delle assai più ampie conoscenze sulla siste-
matica di questo gruppo che si sono acquisite in questi ultimi anni,
ho potuto fare delle osservazioni e delle determinazioni nuove.
Ringrazio vivamente i chiarissmi proff. Pirotta. Fiori e Negri
per avermi comunicato il materiale di studio.
RlCCIACEAE.
Riccia Negrii n. sp. Monoica, mediocris, pallide virens, marginibus
hyalinis. Frons subcircularis 6-12 mm lata, in lobis secundum dia-
metra orthogcnalia profundissime divisa; lobis triangulatis, ad
apicem crenulato rotundatis; antice plana, sub apice parum silicata,
alis planis. Costa tennis, postico plano-convexa, sensim in alas at-
tenuata. Frondis sectio quintuplo latior quam alta, postico plano-
convexa; squamae posticae minimae, hj^alinae, evanidae. Sporae
brunneolae, sub-ovatae 55 X 7l) \i alte reticulatim lamellatae, fo-
veolis 8 jju latae, lamellis altis, subcrenulatis, vix papilliferis.
Hab. in Abyssinia septentrionali prope Debarek.
Specie nettamente distinta dalle congeneri perii particolare por-
tamento.
Abissinia settentrionale: Amhara, Semien ; a Debarek lun^o il
nume Debarek sul terriccio delle sponde verticali, I XII 1909
r Chiovenda) Erb. Col. n. 2995.
L'i<-ci a ì,i ni'-llnsa Raddi. Gli esemplari eritrei corrispondono assai
bene per i caratteri con quelli della regione mediterranea ; la sola
differenza che vi ho rilevato, è sfata una minore dentatura delle
squame Non è nuova della regione essendovi già stata raccolta dal
prof. JVn/.ig.
Eritrea-Hamasen; Algatà a Bet-Custan m. 500 sm. 31. Ili L909
Morii ; Ghinda al Dongollo 25 I I i>09 (Fiori); Ghinda m. 960 sm.
21. I. L909 (Fiori .
lue-, ,i lanceolata Steph. var. Erythraea a. var. Differì a 'ypo costa
Latori bus band adscendentibus, sectione transversa frondis adultae
tantum duplo latiore quam alta. Ah speoies distinota?).
Abissinia settentrionale: Amliara, Tzellemtì ; a Mai Ainè sul
terreno nei i rocciosi 2. VII, I'.hi'.i rliiovenda) Erb. Col. n.
L'irci, i Tellìnii n. sp. (Ricciella). Monoica, maior, ilavovirens,
ex pausa, caespitosa. Frons usque ad 15-20 mm. Longa, tenuissima,
tri-quadrifurcata, furoia linearibus, ultimis apice rotundato-trun-
catis. antica plana, poris amplissimis Lnstruota. Costa tenuissima,
— 61 —
squamae minimae, evanidae, hyalinae. Oavernae valde obliquae.
Sporae 75 {a, rufescentes, dense lamellatae, lamellis irregulariter ra-
mosis et irregulariter anastomosantibus.
Hab. in Erythraea prope Keren.
Per la struttura del tallo, assai tenue, e irregolarmente confor-
mato, va assai probabilmente ascritta al sottogenere Ricciella. (Jrli
esemplari raccolti provengono con tutta probabilità da una stazione
eminentemente fangosa in via di disseccamento.
Eritrea : presso Keren ad Agi Taclesan 16. XII. 1902 (Tellini)
Erb. Col. n. 1343.
Riccia Terracianoi n. sp. (Ricciella). Maior, liavovirens, late
expansa, stratificato-caespitosa, rosulas 30-40 mm. latas formans.
Frons .15-20 mm. longa, expansa, apice breviter bifurcata, furcis
truncato-emarginatis, tenuis, in sicco membranacea, antice ob la-
mellas perlucentes anguste reticulata ; costa minima, stratum aeri-
ferum humillimum, capsulae numerosissimae, irregulariter dispo-
sitae ; sporae rufescentes 70 jx, alae strictissimae sub-erosae, reticulato-
papiliata.
Hab. in Erythrea in regione Hamasen prope Mai Himi.
Per la struttura del tallo, assai tenue, essa va ravvicinata al
gruppo della R. Welwitschi, R. membranacea, ecc.
Eritrea: Hamasen a Mai Himi m. 1900 sm. 13. XII. 1893 (Ter-
racciano e Pappi) Erb. Col. n. 4620.
Makchanthiaceae.
Targionioideae.
Targionia hypopliylla L. Di questa specie così frequente nella
regione mediterranea, e già stata raccolta nell'Abissinia, ho stu-
diato numerosi esemplari di provenienza varia. Essi sono caratte-
rizzati da uno sviluppo più o meno grande del tallo, ma non pre-
sentano differenze notevoli.
Assai diffusa ovunque. Scioa : Foresta di Fekerie Ghemb 24. III.
1885 (Ragazzi, det. Brizi); Eritrea: Assaorta, al Monte I Mjot ni. 1200-
1800 sm. 2. II. 1893 (Pappi) Erb. Col. n. 56(31; Assaorta, al Monte
Urug m. 2547 sm. 22. III. 1893 (Pappi) Erb. Col. n. 3500; Ocule
Cusai ad Halai ni. 1900 sm. (socia Barbula sp.) 27. III. 189;; | Pappi)
n. 3941, 3934 bis.; Hamasen sul Monte Bizen nella valle del Nabaret
a Mai Alecti m. 1500, IX. 1892 (Ragazzi, det. Bri zi;; Anilmra,
Semien : a Debarek sulle roccie lungo il torrente Meciacoiè I. XII.
1909 (Chiovenda) n. 2989;.
— 62 —
Targionia Fiorii n. sp. Dioica, frons 8-10 mm. longa, 2 raro, lata,
laete virens, tenui ssi ma, lineari?, saepe furcata; costa triplo an-
gustior quam stratum anticum, abrupte producta, postice plano-
convexa. Stratum anticum humile, cavernosum; cellulae epidermidis
membrana tenui, fcrigouia parvis acntis. Stornata magna parum pro-
minentia 6-cellulis triseriatis circumdata. Squamae posticae pur-
pureo-brunneae, magnae, imbricatae, appendiculo magno oblongo-
lanceolato, margine sinuato, sub involucro maiores. Involucrum
coni presso- ovaturn, inflatum, a dorso haud visibile. Reliqua desunt.
Pianta mascula ignota.
Hab. in Erythraea prope Ghinda.
Eritrea-Hamasen : Ghinda m. 1000 sm. 17. IL 1893 (Terracciano
e Pappi) n. -1640; Ghinda al Dongollo m. 960 sm. 25. 1. 1909 (Fiori);
id. in Val Cecco 30. I. 1909 (Fiori).
Assai prossima alla T. Abyssinica Bisch.
Marchanthioideae.
Plagiochasma Beccarianum Steph. Scioa. Valle del torrente Ka-
banna presso Addis Abeba. V. 1909 (Negri).
Plagiochasma appendiculatum St. var. Erythraeum q. var. Differt
a typo statura minore, frons 2 cm longa, 7 mm. lata, androeciis
in ramulo proprio; stornata poro angusto 4-6 cellulis quinque seriatis
circumdato. Sporae 60;;.. Elateres 250 fi.
Lo indico provvisoriamente come una varietà, lo stato del ma-
teriale non permettendo uno studio più completo; è probabile che
possa essere distinto come una specie propria.
Eritrea: Eamasen; sul Monte Bizen nella valle Nabaret a Mai
Eleoti m. 1500 sm. IS'.i-j , Ragazzi) n. 253.
Plagiochasma abyssinicum, n. sp. Monoica, mediocris, glaucescens,
margine posticeque purpureo-nigrescens. Frons usque ad 25 mm.
Longa, 6 min. lata, dmhotome ramosa, crassa, antico plana, alis at-
tenu -it is adacendenl ibus crispato plicat.is, cnmatis. Costa lata, h umilia,
alis attenuatis. Stornata parva, IO ji, poro angusto, cellulis 4-5 obco-
nioia biseriatia circumdato. Cellulae epidermidis trigone vel trabe-
oulatim maxime Lncrassatae. Sijmimae posticae magnae imbrioatae,
purpnreae, semilunatae, geminatim appendiculatae, appendiculis
oblongis, acuminatis, integerrimia. Penduoulua 5 mm. longus,
craaaiuaoulua, brunneua, nudus, apice pah-atus, palms lanooolatis
hyalinis. Capitula parva, hiloba, vertice concava, lobis divergentibus.
Sporae alato -tuberculatae IO0 :■>■. Oapaulae valde maturae. Androocia
rotunda in rami- pmpnis.
- 63 —
Hab. in Erythraea in regione Hamasen prope Asinara n. 132.
24. 4. 1909 (Chiovendaì.
Prossimo anch'esso al PI. appendiculatum.
Plagiochasma rupestre st.. E la più frequente tra le Marcanziacee
della regione. Scioa : Monte Uaciacià presso Addis Abeba V. 1909
(Negri); Foresta di Fekerie Ghemb 24. III. 1885 (Ragazzi, det. Brizi);
Eritrea: Hamasen, Asinara m.2400sm. 3. IL 1892 i Terracciano e Pappi)
n. 2466, 2473, 2479; id. 3. V. 1892 (Terracciano e Pappi) nn. 2454,
2483; id. 26. IV. 1909 (Chiovenda) n. 132: Eritrea: Scimenzana,
monti presso Senafè m. 2500, 28. Vili. 1902 (Pappi) n. 813; Amhara:
Deinbià. Gondar tra i ruderi e sulle vecchie muraglie, comune (Chio-
venda) 30. VII. 1909 n. 1171 bis. 6. XI. 1909 (Chiovenda) n. 2757.
Reboulia hemisphaerica (L) Eaddi Africa orientale: Harrar, Bosco
di Cullobi III. 1909 (Negri).
Eritrea: Oculè Cusai, Halai 22. III. 1893 (Pappi) n. 3942; Eri-
trea: Assaorta, Monte Dijot m. 1200-1800 sin. 2. III. 1903 (Pappi)
n. 5661: Amhara: Semien, a Debarek lungo il fiume Meciacciè
I. XII. 1909 (Chiovenda) n.
Quantunque sterile, è pure con probabilità da ascrivere a R.
hemisphaerica l'es. n. 1206. Eritrea : Oculè Cusai, gruppo dei monti
Soyrà al Monte Mahamet verso il torrente Arigot m. 2800-3000 sm.
23. VIII 1902 (Pappi).
Grimaldia dictoma Raddi. Scioa: Monte Uaciacià tra Addis Abeba
e Addis Alèm V. 1909 (Negri); Scioa: Foresta di Fekerie Ghemb
(Eagazzi, det. Brizi). Eritrea: Hamasen, a Ghinda m. 1000 17. IL
1893 (Terracciano e Pappi) n. 4648.
Grimaldia sp. Scioa: Valle del torrente Cabanna presso Addis
Aoeba A'. 1909 (Negri).
Ho pure trovato nella collezione tre esemplari da ascriversi con
tutta probabilità a Grimaldia, ma che non appartengono certamente
. Affine al PI. appendiculatum St., col quale ha
comune la grandezza delle appendici delle squame, che sono lar-
ghe, ovate. Differisce per avere dimensioni assai minori (1,5-0,8 ctn.) :
per gli stomi circondati da 3-4 serie di cellule, per le cellule del-
l'epidermide a membrana inspessita, per le squame che non supe-
rano il margine della fronda anche all'apice di questa.
Eritrea-Hamasen : regione Bet G-arghis: lungoni) torrente che
scende da S. Giorgio a Valle Makali, 5 9. IT. 1902, n. 3695 Pappi);
Fi nibr.i rin Gondar&nsis n. sp. Dioica, mediocris, viridis. robusta,
margine posticeque purpurea. Frons ad 13 nini, longa, ex apice vel
e larere costae innovata, rarius furcata, antico plana, postice eon-
vexa, costa fronde triplo angustior, ali* attenuatis. Stratum anfci-
(•uni in medio frondis costae duplo humilius, cavernis angustis. Sin
muta in:iL r na, parimi prominentia, poro magno 5-6 cellulis angustia
brjlseriatis circumdato. Cellulae epidermis tenerrimae. Squa.niac po>
ae magnae, purpureae, imbrioatae appendiculo longo, apioe saepe
lineari (2 cellulas lato). Pedunculus brevis (5 mm longus), prò lon-
gitudine validus, ubique paleis purpurescentibus hirtus. Carpocephala
immatura), disoiformia, apice plana, grosse papulosa, irregulariter
.il lobata, [nvoluora tenerrima perianthia ad 1 B tegentia, perian-
thia hyalina. (Sporae et elateres immaturi).
Eab m Abyssinia septentrionali propre Gondar.
A ii ih ara- De ni In a . (Sondar sulle veccliic muraglie del Castello di
il. 23. IX. L909 Chiovenda).
Fimbraria incrassata 8t. Amhara-Semien : a Debarek lungo il
torrente Meoiaociè, I. XII. L909 Chiovenda) un. 2972, 3001, 3011.
l'imi, rnin<ì Pirottae //. sp. Dioica, minor, pusilla, dilate viridis,
— 65 —
postice hyalina, tennis, ramis noriferis flaccidis tenerrirnis. Frons
ad, 5 mm. longa, 1,5 min. lata, ex apice vel e latere costae inno-
vata, antice parum concava; innovationes longiores filiformes,0,9mm.
longa, 0,6 mm. latae, tantum e costa mstructae, hyalinae, apice
tantum virescentes et subtus purpurescentes. Costa angusta, fronde
triplo angustior, abrupte prominens et valde convexa, strato an-
tico humile, cavernis amplis, fìlis nullis. Stornata parum convexa,
poro magno 6 cellulis bisenatis circumdato; cellulae epidermidis
trigonis magnis, incrassatae. Squamae parvae, remotae, purpureae,
appendiculo lanceolato acuto. Carpocephala terminalia. Pedunculus
2 mm. longus, basi purpureus, apice subnudus, costatus. Carpoce-
phala disciformia, medio parum hemisphaerica, papulosa, lobis ro-
tundatim e disco prominentia, sinu parvo discretis, marginibus pa-
pulosis. Pseudoperianthia oblonga, hyalina, semiexerta usque ad ba-
sin fere 4-5-fida. Capsula pallida, elateres llavi, apice attenuatis,
spiris duplicatis, 200-250 ;;. longi. Sporae fuscobruuneae alis angu-
stis sub-erosis, 85 [j..
Hab. m Abyssinia septentrionali prope Grondar.
Amhara-Dembia: a Fentar presso Grondar tra ì cespi di Crini-
pes abyssinica, 6. X. 1909 iChio venda) n. 2330.
Fimbriaria Pappii n. sp. Monoica, mediocris, viridis, margine
posticeque atropurpurea, tenuis, sed robusta et dura, ramis noriferis
similibus. Frons ad 2 cm longa, 3-4 mm lata, ex apice vel e latere
costae innovata, antice plana, medio postico parum incrassata. Costa
fronde triplo angustior, antice convexa, postice sub plana; stratum
anticum in medio frondis costae aequialtum, cavernis angustis haud
nliferis. Stornata parva haud prominea, poro 4-5 cellulis biseriatis
circumdato ; cellulae epidermis tenerrimae, incrassatio nulla. Squa-
mae magnae violaceae, appendiculo longo subulato, apice interdum
inaequaliter bifido. Pedunculus 10-15 mm. longus, tenuis, costatus,
nudus, apice tantum barbatus. Carphocepala disciformia, parum con-
vexa, subintegra, papulosa. Penanthia hyalina 5-6 fida; capsulae
tenues fuscobruuneae, apicem versus cellulis parietibus inerassatis
notatae. Elateres flavescentes, spiris brunneis, apice rotundatis
200-230 p- ; sporae brunneae 80-90 y. . Androecia in frondis ramulo
proprio parva, ostiolis atropurpureis.
Eritrea-Assaorta; sull'altipiano dell'Agametta a m. 1000 sm. 13.
III. 1893 (Pappi), n. 3132; Hamasen : tra Filfil e Moglie m 1000 sm,
1. IV. 1909 (Fiori);
Lunularia vulgaris Mieli. Eritrea- Amasen : M. Ira piccola m. 2370
sm. 26. III. 1909 (Fiori); Amhara-Dembià : Gondar sulle vecchie
muraglie, 6. I. 1909 (Chiovenda) n. 2750.
Annali di Botanica — Vol. XIII.
— 66
JUNOl RMANNIA !EAB A.0B0GYNAE.
Epigoniantheae.
Notoscyphus vermicularis iLehn») Steph. Amhara-Semien: a De-
barek Lungo il fiume Meoiacoiè, 1. XII. 1909 (Chiovenda) un. 2982,
2986, 29!
tratta in tutti e tre gli esemplari di individui o sterili o
'iti perianzio molto giovane; non sono quindi in essi così svi-
in m<>d«. da assicurare completamente delle de-
terminazi be ritengo tuttavia assai probabili.
Plagiochila frondescem Nees. Africa orientale : Galla, Boran; a
ribulè m.2200sm. 20. IX. L893 (Riva-Spediz. Ruspoli) ; Scioal878
A et. Brizi : id. ! a di Fekerie G-hemb; sulla terra
ni d'albero, 22. IV. 1805 (Ragazzi, det. Brizi .
Plagiochila sp. sub l'I. dichotoma det. Brizi. Scioa ; Foresta di
d'albero, 21. III. L885 (Ragazzi).
lìn • rsi 'die si tratti di PI. dichotoma per la
venti il margii ico poco ampliato; si avvicina
pinti PI. Negrii, dalla quale differisce per la forma delle
- la dentata sai minore o nulla del margine postico, per
uti triangolari delle cellule «die sono acuti e non no-
duli probabilmente uni nuova, ma il materiale non. è
• udio più com pleto.
Plagiochila Hochstetteri '• orientale: Barrar; Bosco di
ni. 111. L909 Negri); id. Uose, di Oullobi, 111. 1909 (Negri .
Plagiochila Negrii^ n sp. Dioica, mediooris, gracilis, fuscoolivai
. .-orticola. Oaulis ad 5 cm. longus, fuscus, debilia,
irregularii mosus. Folia caldina adulta oblongo-trigona, disti-
.111111. longa, remota, oblique patula, angulo 45°, antico 1 mm
urrentia, postice minime decurrentia, marginibus arcuatis, leviter
, : misi.- recurva, integra, margine postico 5-7
deni lentibua parvis, brevibus, triangularibus, margine antico
integi icem versus parum denticulato, apice quam basi
quintuplo angustiore, 3-4 denticulato. Folia ramulina ampliora, con-
. ampliata, apice rotundato, marginibus apiceque dentibus
crebrioribus ninniti-. Cellulae apicales L8 v, basales IH ; 38 ji, tri-
gonis obtusis, Androecia mediana, anguste spioata, bracteis 6-8-jugis,
.it.cr | i, obtusis, spinulosis.
Ilab. m Aethiopia meridionali prope Narrar.
Africa orientale, Barrar: Foresta di Cani, III. 1909, Leg.G. Negri.
— 67 —
Plagiochila aby ssinica Mitt. Scioa; Valle del Torrente Oabanna
tra Entotto e Addis Abeba sotto la nuova palazzina della Lega-
zione Italiana, V. 1909 (Negri); id. M. Uaciacià tra Addis Abeba
e Addis Alem, V. 1909 (Negri).
Plagiochila Chiovendae, n. sp. Sterilis, mediocris, robusta, gran-
difolia, flavorufescens, dense caespitosa, rupicola. Caulis fuscus, va-
lidus, ad 5 cm. longus, apice decurvus, irregulariter ramosus, ramis
longioribus saepe regulariter pinnulatis. Folia caulina ad 3 mm.
longa, conforta, imbricata, caulem tegentia, oblique patula, an-
gulo 50°, utrinque longe decurrentia, basi amplissima, apice duplo
angustiora, in plano late rotundato triangulata, margine antico
stricto, apicem versus denticulato, dentibus oblique porrectis; po-
stico e basi late rotundata valde curvato, in apice rotundato sen-
sim transeunte, usque ad basin denticulato, dentibus irregularibus,
ala decurrente antica attenuata, postice longiuscula, lata, crispata.
Folia ramulina minora, ceterum simillima. Cellulae apicales 25 X 12 p,
basales 23 X 30 ;-»-, trigonis acutis saepe crabeculatim confluenti-
bus, marginales 20 ;■>., membrana valde incrassata, trigonis nullis.
Hab. in Abyssinia septentrionali, in regione Hamasen-Semien
prope Debarek secus Meciacciè.
Amhara-Dembià : Gondar, sulle pietre delle vecchie muraglie,
31. Vili. 1909 (Chiovenda), n. 1762-&&; Semien: Debarek, roccie
aride lungo il Torrente Maciaccià, 30. XI. 1909 Chiovenda), n. 2945.
Del gruppo della PI. abyssinica ; se ne distingue nettamente per
il notevole inspessimento delle cellule marginali delle foglie.
Id. Id. forma corticola. Nella collezione ho trovato un esem-
plare raccolto pure nel Semien a Uulkefit nei boschi molto om-
brosi (2. XII. 1909, Chiov., n. 3073,1, che io ritengo debba ascri-
versi alla specie testé descritta e considerarla come una forma, di-
pendente dalle condizioni di ambiente.
E più allungata (fino a 9 cm.;, regolarmente pennata, meno ri-
gida, più bassa, a fg. più verdi, colle foglie a denti più lunghi e
più esili.
Anche l'angolo delle fg. col caule è un po' diverso '00'); mal-
grado il valore notevole che Stephani attribuisce a questo carat-
tere, credo non sia possibile fino ad esame di ulteriori esemplari
di distinguere ulteriormente la specie dalla forma ora accennata.
Plagiochila Ragazzii, n. sp. Dioica, maior, flaccida, olivacea, cor-
ticola, laxe caespitosa. Caulis, fuscus, validus, regulariter pinnatus
et bipinnatus. Folia caulina ad 3,5 mm. longa, imbricata, caulem
tegentia, obliqua patula, angulo 60', utrique decurrentia, basi am-
plissima, apice late rotundato duplo angustiore, in plano ovato-
— 68 —
subrotunda, margine antico stricto, apicem versus denticulato, den-
tibus obliquis; margine postico usque ad basin crebre denticulato,
dentibus irregularibus longiusculis, alis decurrentibus aequilongis,
postica autem denticulata parum crispata. Cellulae apicales 25 X 18 I*
trigonis nullis, marginales 4-5 seriatae, parietibus valde incrassatis,
trigonis nullis, mediae 22 [/., trigonis maiusculis, basales 32 [a. Folia
ramulina minora, magis ovata, mavginibus minus denti culatis, ala
postica integra. Perianthia obconica, ore late rotundato, crebre spi-
noso, spinis tenuibus longiusculis, basi interdum denticulatis. Folia
floralia caulinis similia sed haud decurrentia. Sporae 37 [a.
Assai prossima alla PI. Chiovendae.
Arnhara-Tzelleintì: Buja, sui rami di un Ficus Sycomorus; 3. Vili.
1909 (Chiovendaì n. (»93-&j's': Semien : sui tronchi in un boschetto
ai piedi della salita di Lumahno ( Ohio venda), n. 790 ; Eritrea-As-
saorta: Bosco del Caribozzo, m 2700, 17. VII. 1902 (Pappi), n. 2758,
2889; Oculè Cusai: Gruppo dei Monti Soyrà, torrente Arigot,
m. 2600-2800, 23. VII. 1902 (Pappi), n. 1299,
Plagiochìla Ruspoliana Steph. Fu già indicata dallo Stephani che
la descrisse appunto sugli esemplari raccolti da Riva nella Spedi-
zione Ruspoli nelle alte montagne del Giaffa nei Boran-Nata (Galla),
IX. 1893.
Ritrovai questa specie insieme a Madotheca abyssinica e Fruì-
lania dentilobula in un esemplare raccolto dal Ragazzi nella Foresta
di Fekerie Ghemb (Scioa\ 15, III; 1885.
Questi esemplari scioani sono anzi fertili, onde è possibile com-
pletare la descrizione datane dallo Stephani (Species Hepaticaram).
Perianthia in ramis brevi bus terminalia, ovato-cylindrica, sub
apice parum constricta, apice truncata, dense spinosa-ciliata, mar-
ginibus similiter armatis. Folia floralia oaulinis maiora, late obo-
vato-trigona, margine antico integro, postico apiceque longe spi-
nuloso-dent iculato.
Lophocolea difformi» Nees. Forma completamente sterile e spic-
cata ninni e ilagi'llifera, con pochissimi amfigastrii.
Eritrea-AsBaorta : Bosco del Caribozzo, m 2700 sin., 19, Vili,
1902 Pappi), n. 2728.
Trigonantheae.
Gephaloziella abyssinica, n. sp. Monoica, minutissima, laete vi-
rens, oortioola. Caulis 2-3 mm. longus, parce ramosus, superne ad-
scendeus. l'olia cauliua oblique inserta, subplana, ambitu quadrato-
ovata 40 \j. longa, 30 \i lata, margimbus integerrimi*, ad 1/8 excisa,
lobis acutis vel saepe obtusis, interdum autem integra vel tantum
— 69 —
excisa, cellulae 8-12 [x, haud papillosae, membrana tenuissima tri-
gonis nullis. Amphigastria caulina nulla. Inflorescentia foeminea
in ramulo brevi vel longiusculo terminalia. Folia floralia intima
caulis valde maiora, suborbicularia, apice tantum incisa, lobis ob-
tusis, vel integerrima. Aphigastrium florale intimum ovatum, foliis
coalitum, parum incisum vel integerrimnm. Androecia, in ramulo
sub flore foemineo innovato, terminalia, bracteis 4-jugis 7 imbricatis
erecto-adpressis, concavis, integris.
Hab. in Abyssinia septentrionali prope Gondar.
Amhara-Dembià: a Gondar sui tronchi di Phytholacca e Codia,
6. XI. 1909 (Chiovendaj, n. 2758.
Ptilidioideae.
Mastigophora diclados (Brid) Xees. Scioa (Antinori 1878, det.
Brizi).
Stephaninioideae.
Radula Pirottae n. sp. Sterilis, mediocris, pallide olivacea, flac-
cida, muscis consociata. Caulis ad 2 cm. longus, regulariter pinna-
tim ramosus, ramis simplicibus. Folia caulina oblique patula,
dense imbricata, parum concava, apice valde decurva, in plano
late ovata, 1 mm.longa, 0,7 mm. lata, basi ad medium acereta, medio
supero libero rotundato caulem tegente. Cellulae 13 [■>-, reliquae
18 [/., basales parum longiores, trigonis nullis. Lobulus maximus
subrhomboideus, 0,48 mm. longus et latus, apice truncatus, angulo
obtuso, basi ad medium accretus, medio supero libero parum am-
pliato, caulem longe tegente, sed haud superante, margine libero
undulato inter foliam et apicem plicam magnam exhibens, carina
oblique patnla, leviter arcuata, inflata, levi sinu in folli marginem
excurrens. E-eliqua desunt.
Hab. in Abyssinia septentrionali in M. Merrara.
Prossima alla R. tectiloba Steph.
Hamasen-M. Merrara m. 2300 (socia cum Leptodon Beccavi) Leg.
Pappi N. 2366.
Individui spiccatamente gemmiferi, con numerosi propagoli
al margine delle foglie.
Bellincinioideae.
Madotheca abyssinica Nees. Scioa: Foresta di Fekerie Ghemb
5. III. 1883 (Ragazzi, det Brizi). Monte Uaciacià tra Addis Abeba
— 70 -
ed Addis Alem V. 1909 (Negri) Valle del Torrente Kabaima tra
Entoto e Addis Abeba, sotto la nuova palazzina della legazione di
Italia.
Madotheca HóhnéHana Steph. Scioa 1876 (Antinori, sub M. abys-
sinica Brizi); id. (sul. .1/. platyphylìa > antinoriana Brizi). Scioa:
Let Marefià (Ragazzi, sub M. capenti* f. maior et f. minor Brizi) ;
id. (id., sub M. platyphylìa Brizi) ; Harrar : Foresta di Cuni, III. 1909
(Negri).
Di tale specie ho osservato un esemplare appartenente ad una
f. umorosa, più flaccida e più allungata. Harrar: Foresta di Cuni,
III. 1909 (Negn,
Madotheca Mattirolii n. sp. Dioica, mediocris, viridis, flaccida,
corticola. Caulis ad 6 cm. longus, validus, fuscus, bi-tripinnatim
rarnosus, pinuis longis plus minus regulariter pinnulatis. Folia cau-
lina subrecte patula, in plano ovato oblonga, 3,5 X 2 mm., brevi
basi inserta, dorso ampliata, caulem tegentia, apice rotumlata in-
tegerrima, vel interdum basin versus appendiculata. Oellulae su-
perae 18 [x, trigonis parvis acutis, basales 20 X45 \j., trigonis maximis
acutis, lobulus magnus anguste ligulatus, basin sinuatim insertus,
angulo interno longius appendiculato, marginibus integerrimis,
apice leviter asymmetrice emarginatus. Amphigastria caulina caule
parum latiora, ambitu ovato-ligulata, apice obtusa, basin utrinque
longedecurrentia,alis latiusculis inaequalibus integris. Folia fioralia
caulinis aequilonga, apiculata, marginibus denticulatis, intima mi-
nora, laciniato-fimbriata. Amphigastrium florale intimum similiter
armatum.
Hab. in Africa orientali: Harrar.
Earrari Foresta di Derru, III. 1909 (Negri).
Prossima alla AI. Hóhneliana.
Jubuloideae.
Eulejeunea aby ssinica a. sp. Dioica, mediocris, corticola. Caulis
ad IO uni), longus, parce et irregularitor pinna tira rarnosus. Folia
oontigua, Bubrecte [intubi, Late ovata, Bubconcava, in extenso sub-
rotunda, 480 fi longa et Lata, lobulo bene distincto grosse unidentato.
Cellula»- marginales 18 X 2<) [a, medianae 22 ;/, basales vix maiores,
trigonis parvis acutis. Amphigastria caulina vi x duplo latiora, sub-
rotunda, ad \j\\ inoisa, Lobis a<-ut is, periantlua terminalia uno la-
t.frc innovai»», late obovata, rostro parvo, quinqueplicata, plicis
posticis liiiiiiilibus. Folia fioralia perianthio duplo breviora, late
ovata. Ampliigust.ria fioralia integra.
— 71 —
Hab. in Abyssinia septentrionali prope Gondar.
Amhara-Dembià : sui tronchi di Phytholacca e Codia a Gondar
6. XI. 1909 (Chiovenda) n. 2758.
Frullania Traversiamo, Steph. (Sez. Chonanthelia). Harrar: Fo-
resta di Cullobi freq. III. 1909 (Negri); id. : Foresta di Derru III.
1909 (Negri). Ass. con Plagiochia Hochstetteri.
Frullania Semienana n. sp. (Sez. Chonanthelia). Monoica, minor,
robusta, flavovirens, aetate brunnea, depresso-eorticola. Caulis ad
1, 5-2 cm. longus, irregulariter pinnatim ramosus, ramis longioribus
remote pinnulatis. Folia caulina conforta, imbricata, plana, late
ovata, apice rotundato 1,1 mm. longa, basi antica rotundata expansa,
caulem tegente. Cellulae superae 15 jj., basales 33 ;;., trigonis magnis
obtusis. parietibus nodulosis. Lobulus majusculus, cauli contiguus,
breviter coalitus, cucallatus, subglobosus, ore compresso. Amphi-
gastria caulina parva trapezoidea vel obcuneata, saepe radiculas
tegentia, ad 1/4 inciso biloba, sinu recto acuto, lobis late triangu-
latis obtusiusculis. Perianthia obovata, quadriplicata, rostro minu-
sculo. Folia floralia trijuga, intima ovato oblonga obtusa, lobulus
folio simillimus, aequilongus, profunde solutus, ovato-oblongus.
Amphigastrium florale intimum ligulatum, lobulis breviter coalitum,
integru m apice ad 1/6 bifidum, lobulis linearibus. Androecia parva,
capitata, perianthiis approximata.
Hab. in Abyssinia septentrionali prope Debarek ad cortices.
Amhara-Semien : a Debarek sui tronchi e rami di Iperico 30. XI.
1909; ass. con Metzgeria sp. (Chiovenda), nn. 29606Ì s e 2969.
Frullania Chiovendae n. sp. (Sez. Chonanthelia). Dioica, parva,
fuscovirens, rupicola. Caulis 1,5-1,8 cm. longus, vage pinnatim ra-
mosus, sub flore innovatus. Folia caulina conferta, imbricata, parum
deorsum decurva, in plano late ovata, 1,3 mm. longa, apice obtusa,
dorso caulem superantia, basi antica rotundata. Cellulae superae
18 X 18 |Jt, trigonis parvis, parietibus rectis, basales 37 \j., trigonis acu-
tis, parietibus validioribus rectis. Lobulus magnus, subrecte pat.ulus,
saepe evolutus, late cucullatus, apice rotundato, ore recte truncato;
appendiculum breve, planum, late rotundatum, carina coniunctionis
brevissima. Amphigastria caulina parva, caulem dimidio supe-
rantia, subcircularia vel latiora quam longa, apice ad 1/3 biloba,
sinu subrecto acuto, lobis late triangulatis obtusis, basi transverse
inserta, utrinque breviter rotundata. Perianthia oblonga, cladocar-
pica, quadriplicata, rostro parvo. Folia floralia trijuga, caulinis
subaequimagna, oblongo lanceolata; lobulus folio similis, sed longior,
profunde solutus. Amphigastrium florale intimum ad 2/3 incisum,
lobulis acutis.
Hai», iu Abyssinia septenirionali prope Gondar.
Amhara-Dembià : a Gondar sulle vecchie muraglie del villaggio
mussulmano 19. XI. L909 (Ohiovenda) a. 2874; id. id. frustoli)
6. XI. 1909 (id.) a. 277-,
Frullatila dentilobula Steph (Sez. Ohonanthelia . Scioa: Foresta
di Fekerie Ghemb 16. 111. 1885 (Ragazzi); ass. con Mudatine,!
aby88inica e Plagiochila Ruspoliana.
Frullatila squarrosa Nees. Sez Trachycolea). Eritrea-Hamasen :
Nefasit 23. IV. L902 (Pappi) n. 4 ( .)'.):;; id.: Asinara a Maldi; M. Cia-
frus m. 1600-2400 s. m. 12. II. 1893 (Terracciano e Pappi) mi. 4.058,
4661 bis] id.: Asinara m. 2400 s. m. 3. V. 1892 (Terracciano e Pappi)
iu 2172. 2475.
Eritrea, locai, imprecisata: Erb Micheletti.
Tutti questi esemplari presentano il solito polimorfismo proprio
a questa specie ubiquitaria, e dipendenti dalle condizioni di am-
biente nelle quali si sviluppano; così presentano variazioni di co-
izione dal verde al brunastro, lobuli più o meno evoluti, ecc.
Frullatila Hòhneliana Steph (Sez. Trachycolea). EEarrar: Foresta
di Derru III. 1909 iNegrii; Scioa: M. Uaciacià tra Addis Abeba
e Addis A lem V. 1909 (Negri) ass. con Madotheca abyssi nìca.
Frullìi aia Schimperi Nees. (Sez Thyopsiella). Scioa: Foresta di
:erie Ghemb 22. IV. 1885 (Ragazzi, det. Brizi); M. Uaciacià tra
Addi-- Abeba e Addis Aleni V. 1909 (Negri).
A n t li o e e r o t a e e a e.
Anthoceroè tigrinus u. sp. Dioica, antheridia non vidi. Frons
dense depresso-oaespitosa, 2-2,5 cm. longa, e basi obeuneata oblonga,
• • lobata, oervata, orassiuscula, haud cavernosa, S-10 oellulas
ìu per fi ci e8 sublevis, Lnvoluora cylindrica, orassiuscula
:;-} min. Longa, 1,5 min. Lata, ore irregulariter iruncato. Capsula
L,6*2 in. longa. valvulis stoinat i f.-ns : sporae ilavae tetraedrioae,
. cutioula Levi. Pseudoelateres valde ftexuosi, rarissime ramosi,
si e fibra spirali.
II. tii. in Abyssinia septentrionali prope Debarek.
Amhara-Semien : e Debarek lungo il fiume Meciacoiè L. 11.1909
(Ohiovenda) n. 2981.
A nini- iill'.l. dichotomus.
Anthoceroè dichotomus Raddi. E5ritrea*Hamasen: a Filfil m. 700
8. m., 31. IN. 1909 Fiori); id.: a Nefasit ai pozzi di Mahi-abar
m. 1570 s. ni., II. L909 Fiori).
GHi esemplari qui ricordati presentano il tubo pericheziale a
parati un po' inorassate.
- Tò —
Anthoceros aethyopicus n. sp. Monoica, dense depresso-caespitosa.
Frons 8-10 mm. longa, 3 mm. lata, irregulàriter pinnatim lobata,
tenuis, haud cavernosa, superfìcie laevi. Involucra adpressa cylin-
drica, parietibus amplissimis lacunosis, 2-3 mm. longa, 1 mm. lata.
Capsula tenuis 1,5 cm. longa valvulis stomatiferis. Sporae brun-
neolae, 50 [■»•, minutissime papillatae. Pseudo-elateres brevissimi, ar-
ticulati, sine fibra spirali.
Hab. in Abyssinia septentrionali.
Amhara-Dembià: ass. con Funaria sp , 16. VII. 1909 (Chiovenda)
n. 1062 ; id. : pascoli aprici umidi sul M. Smedubà nella valle Scinta
presso Gondar, 26. Vili. 1909 (Chiovenda) n. 1590; Amhara-Semien:
roccie ombrose umide nei boschi a Uulkefit, 3. XII. 1909 (Chio-
venda) n. 3094.
Oltre alle specie elencate, ho studiato nella collezione altri esem-
plari insufficientemente completi per essere determinabili, e tra
questi parecchie Marchanthiae, parecchie Lejeunoideae sterili, una
Pallavicinioidea, due Anthoceros affini, ma non identificabili con
A. dichotomus, ed una curiosa Marcanzioidea raccolta a Debarek
sommersa nel letto del torrente (nn. 2994, 2942); non è stato possi-
bile studiarla un po' minutamente, ciò che sarebbe stato interes-
sante essendo relativamente poco frequenti le Marcanzioidee acqua-
tiche.
La distribuzione delle specie elencate, quantunque il materiale
di studio sia relativamente insufficiente, appare con evidenza le-
gata in modo intimo colle condizioni climatiche della regione.
Le specie dell'Harrar e dello Scioa, presentano, salvo la Frullania
squarrosa, così diffusa in tutti i tropici, e qualche Marcanziacea,
una netta distinzione dalle epatiche della zona più a nord da me
considerata, Eritrea e Amhara.
Nello Scioa e nell' Harrar, a clima relativamente più umido e
abbastanza forniti di foreste, prevalgono le jungermanniacee acro-
gine, rappresentate da specie strettamente affini con quelle delle
regioni più a sud dell'Africa equatoriale; così, è p. e., per molte spe-
cie del gen. Plagiochila, assai abbondanti, anche come frequenza di
individui, nelle foreste dell'Harrar e dello Scioa; così per alcune
Madotheca. La PI. Ruspoliana si trova nello Scioa e nella Somalia,
la PI. Hochstetteri, la PI. frondescens, la Lophocolea difformis, la Ma-
dotheca Ilóhneliana, la Frullania Hóhneliana, sono specie ohe trovano
per ora nello Scioa il loro limite settentrionale, mentre a sud si
incontrano nelle zone montuose dell'Africa orientale equatoriale.
Nel Nord della regione da me studiata si possono distinguere
— 74 —
l'Eritrea dall'Amhara; in questa seconda regione si osserva an-
cora un certo numero di iungermanniacee acrogine (Plagìochila
Chiovendae e PI. Ragazzii, Notoscyphus vermicularÌ8 l Frullania Ch'io-
vendete, Frullania Pappii) ma vi si aggiungono, pure molto abbon-
danti, le specie a tallo, Ricciacee, Marcanziacee, Antocerotacee, le
quali assumono poi una frequenza ancora maggiore in Eritrea, dove
assai scarse si fanno invece le specie frondose.
Ciò è evidentemente in relazione col clima caratterizzato dalle
lunghe alternative di pioggie e di secco, e colla scarsità di foreste
e di corsi d'acqua perenni.
Il nord dell' Abissinia appare cosi come una delle regioni nelle
quali le epatiche a tallo raggiungono una frequenza notevole di
forme e di individui.
Quivi si osserva una relazione stretta non più colla flora epa-
ticologica delle regioni più meridionali, bensì con quelle setten-
trionali; vi sono rappresentate infatti molte delle specie a tallo
proprie della regione mediterranea: Riccia lamellosa, Targionia
hypophylla, Lunularia, Reboulia, Grimaldia dichotoma, Plagi oc hasma
rupestre, PI. 1 lecca riamali, che sarebbe stato pure recentemente
trovato nella Libia, Antlioceros dichotomus.
La frequenza di specie, nuove, e per ora, localizzate in un'area
ristretta, è prova della notevole ricchezza di forme che ivi pos-
sono assumere le epatiche a tallo, quelle che più delle altre sono
adattate alle particolari condizioni di ambiente.
Una affinità che merita di essere ulteriormente approfondita è
quella che mi sembra si verifichi colle regioni situate all'ovest
dell' Hi inalava. Infatti alcune Fi mbriarie e sopratutto alcuni Pla-
giochasma {PI. appendiculatum var. Erythraeum, PI. abyssinicum e
un'altra specie della quale ho veduto degli esem piavi incompleti) si
ricollegano con altre specie della regione occidentale dell' Himalaya.
E certo che le affinità climatiche che legano le regioni poste
sulle due rive del Mar Bosso possono costituire delle condizioni
favore\oli perchè le flore dei due continenti possano interferire
fra loro. - *
no, Et. Orto Botanico, aprile L91 1.
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA [\
Riccia Negrii a. sp., fig. U ('2/.: .
Plaffiochila Negrii, a. sp., fig. 8: una foglia (12/1) ; ti^. i (| : perianzio (12/1) ;
fig. Il: foglia fiorale | L2/1).
Plagìochila Chiovendae n. sp.. fig. 8: una foglia (12/1).
Plagiochila RagazzU a. sp, ti^ B: rollale marginali di una t'oblia •_ > J?ao r^
%ÌW s*
J Qr/?n
I
— 75 —
fig. 4: Perianzio e capsula matura (12/1); fig. 7: una foglia fiorale (12/1);
fig. 13 : una foglia (12/1).
Plagiochila Buspoliana Steph., fig. 11: Perianzio (12/1).
Cephaloziella abyssinica n. sp., fig. 1: Perianzio (72/1); fig. 2: foglie e an-
figastrio fiorale (72/1); fig. 5: porzione di pianta (31/1).
Radula Pirottae n. sp , fig. 19: una porzione di pianta (19/1).
Madotheca Mattirolii n. sp , fig. 17: una porzione di pianta (12/1).
Eulejeunea abyssinica n. sp , fig. 15: sezione trasv. del perianzio (31/1) ;
fig. 18: una porzione di pianta (31/1); fig. 23: un rametto fertile (31/1).
Frullania Semienana n. sp., fig. 20: perianzio (12/1); fig. 21: porzione di
pianta (31/1).
Frullania Chiovendae n. sp., fig. 12: porzione di pianta (31/1); fig. 16: se-
zione trasv. del perianzio (31/1): fig. 22: perianzio (12/1).
\y .v^v^v^w \-/~ _/ \_/ v^ -/
Foglie bulbifere
e germogli Allogeni di Allium nigrum » L.
per Osvaldo Kruch
(Tav. I-III)
I.
Sommario.
1 — Esame della costituzione di un bulbo fiorifero di Allium nigrum in stato
di vegetazione e di riposo. 2 — Come si inizia la vegetazione ; funzione
del catafillo protettivo. 3 — La costituzione di piantine da seme nel primo,
secondo e terzo periodo di vegetazione ; il tipo di foglia primaria, domi-
nante nel secondo, ed ancora persistente nel terzo periodo. 4 — Probabile
rapporto fra il grado di differenziazione della foglia assimilante e la quan-
tità di sostanze di riserva depositate nel bulbo. 6 — Altri particolari ri-
ferentesi alle piante giovanili. 6 — I bulbilli ascellari descritti dall'Irmisch:
cenno bibliografico relativo alla morfologia dei germogli vegetativi di
Allium, nigrum.
1. Sull'asse principale di un bulbo fiorifero, in piena vegeta-
zione, di Allium nigrum si succedono generalmente, procedendo dalla
base verso l'alto, le seguenti formazioni fogliari :
due catafilli nutritizi,
un catafillo protettivo,
due a cinque foglie normali,
una foglia bulbifera.
I due catafilli nutritizi si formarono, e raggiunsero il loro com-
pleto sviluppo alla fine del periodo vegetativo dell'annata pre-
cedente; il catafillo protettivo e le altre foglie si sono invece svolte
dalla gemma terminale del bulbo nell'attuale periodo di vegetazione.
All' ascella dell'ultima foglia, la così detta foglia bulbifera o
gemmipara, è inserita una gemma che si va gradatamente trasfor-
mando, durante il periodo vegetativo, nel bulbo principale o di rin-
novamento.
— 78 —
Nel periodo di riposo il bulbo si presenta avvolto e protetto da
diverse tuniche disseccate od in via di disseccamento, delle quali
le prime due, le più esterne, corrispondono ai due catafilli nutritizi,
la terza al catafillo protettivo, le seguenti alla porzione inguainante
delle rimanenti foglie, appartenenti all'asse principale della gene-
razione precedente, della quale faceva parte, come gemma ascellare
della foglia più interna, il bulbo attuale.
Il catafillo nutritizio esterno, di notevole spessore, forma la
massa principale del bulbo ; è addossato all'asse principale, e cor-
risponde quindi, per la sua posizione, al profillo del germoglio ascel-
lare; sul suo lato interno, od adassile, è percorso da un solco lon-
gitudinale mediano, che corrisponde all'area in cui il bulbo era in
contatto collo scapo fiorifero. Il catafillo nutritizio interno è più
breve e di spessore inferiore al precedente (1).
2. All'iniziarsi della vegetazione la prima foglia che cresce dalla
gemma "del bulbo, e che più rapidamente delle seguenti foglie rag-
giunge il completo sviluppo, è un sottile catafillo, che morfologi-
camente corrisponde, alla stessa guisa dei catafilli nutritizi che lo
precedono, ad una guaina chiusa. Esso protegge le giovani foglie
normali, che si vanno svolgendo dal bulbo ipogeo, e facilita l'ar-
rivo delle loro lamine assimilatrici alla superficie del terreno ; com-
pletamente intatto lo si potrà osservare in bulbi in stato di vege-
tazione da poco incominciata, quando cioè esso racchiude ancora
completamente entro la cavità della sua guaina le lamine delle
foglie assimilatrici, che strettamente avvolte le une sulle altre
formano nel loro assieme un corpo rigido, appuntito alla sua som-
mità (2). Questo catafillo protettivo si mantiene, di regola, ipogeo,
lo il suo apice arriva alla superfice del terreno ; il grado del
suo accrescimento in lunghezza viene perciò ad essere in rapporto
colla profondità nella quale si trova il bulbo nel terreno.
Le foglie normali, che si inseriscono sull'asse principale all'in-
dentro del catafillo protettivo, hanno una guaina chiusa, la cui
Lunghezza è invece relativamente costante, qualunque sia il livello
nel quale il bulbo è situato nel terreno. L' ultima foglia portata
dell'asse è poi, normalmente, caratterizzata come foglia bulbifera:
di questa mi occuperò nel seguente capitolo.
(1) In <]u:ilche caso, assai raro, ho constatato la presenza di tre cataiilli
nutnt [zi,
(2) Si può ascrivere V All'inni nli/rnm a quella categoria di piante geofìle,
nelle quali, secondo la classificazione del Massari (p. :i. r )), il compito di aprire
un passaggio nel terreno agli organi di assimilazione, che si svolgono da un
germoglio ipogeo, spetta a catafilli appuntiti, forniti di accrescimento basale.
— 79 -
3. Gli esemplari non ancora maturi per la fioritura, che per
brevità chiamerò giovanili, si distinguono facilmente, quando sono
in vegetazione, da quelli fioriferi per la presenza di un : unica foglia
assimilatrice.
In piantine cresciute dal seme 1' unico organo assimilatore è
rappresentato, durante il primo periodo di vegetazione, dalla por-
zione epigea del cotiledone, il quale nella sua guaina (che si man-
tiene sempre con un certo tratto della regione laminare del coti-
ledone stesso sotto terra) contiene una gemma, che dà luogo alla
formazione di un catafillo pellicolare e di un catafillo nutritizio.
Quest'ultimo catafillo colla gemma terminale da esso avvolta co-
stituirà, alla fine del periodo vegetativo, il bulbo di rinnovamento.
La prima formazione fogliare, che si sviluppa da questo piccolo
bulbo nel seguente periodo di vegetazione, è un corto catafillo pro-
tettivo, che non raggiunge col suo apice la superficie del terreno.
Ad esso segue l'unica foglia assimilatrice, che nella maggior parte
delle piantine ha una conformazione diversa da quella delle foglie
normali delle piante adulte. Nei casi in cui questa differenza è più
accentuata, il contorno della sezione della lamina di tale foglia è
quasi circolare oppure ovoidale, coll'asse maggiore disposto nella di-
rezione del piano mediano di simmetria (tav. I, fìg. 1). Frequen-
temente la sezione della lamina di questa foglia primaria è limitata
verso la pagina adassile, o superiore, da una linea retta ; altre volte
questa pagina appare più o meno profondamente incavata, perchè
la foglia dalla quale proviene la sezione, pur mantenendosi nel suo
complesso di conformazione simile a quelle di tipo cilindrico sopra
descritte, è percorsa sulla detta faccia da un solco longitudinale di
profondità varia (tav. I, fìg. 2 e 3). Talora finalmente la lamina è
appiattita, come nelle foglie normali delle piante adulte, e più o
meno ricurva a doccia sulla sua pagina adassile.
Nel terzo periodo di vegetazione è ancora diffuso, per la foglia
assimilatrice, il tipo cilindrico e specialmente quello solcato dal lato
della pagina adassile ; notevolmente aumentato, in confronto a quanto
si è constatato per il secondo periodo di vegetazione, è il numero
degli esemplari forniti di una foglia assimilatrice, differente dalle
foglie normali delle piante fiorifere solo per minore estensione della
superfice della sua lamina e per l'aspetto della sua regione ipogea
che, avvolgendosi strettamente su se stessa sul lato adassile, si
rende, esteriormente, simile ad un picciolo cilindrico.
4. Nel secondo anno di vegetazione le piantine cresciute da
seme non sono sempre, come si è detto precedentemente, caratte-
rizzate dalla presenza di una foglia assimilatrice primaria, e questa,
— 80 -
a sua volta, può ancora sussistere in esemplari giunti al terzo anno
di vegetazione. L' apparizione di foglie simili a quelle caratteri-
stiche per le piante adulte in piante di due anni, si può torse
mettere in rapporto colla quantità di materiale di riserva deposi-
tato nel catafillo nutritizio del bulbo alla fine del primo periodo
vegetativo: poiché in generale si verifica, chele foglie a superficie
assimilatrice più ampia, e di tipo non primario, si trovano esclu-
sivamente in piantine provenienti da bulbi più grandi, dotati di
catafillo nutritizio più spesso e perciò fornito di più abbondante
materiale di riserva; mentre le foglie primarie, che ancora possono
persistere nel terzo periodo di vegetazione, sono proprie di esem-
plari cresciuti da bulbi di dimensioni relativamente piccole, e da
ritenersi scarsamente provvisti di materiali di riserva. I risultati
dell'' tu >>t.re osservazioni, riguardo al grado di differenziamento rag-
giunto dalla foglia assimilatrice nelle piantine di A. nìgrum, ed
alla durata in queste dell'esistenza del tipo di foglia primaria in
porto colla quantità dei materiali nutritizi contenuti nei bulbi T
si possono considerare simili a quelli ottenuti sperimentalmente
sulle gemme di tuberi di So/c nani tuberosum, le quali, quando viene
iato a loro disposizione poca sostanza di riserva, formano, prima
delle tipiche foglie laciniate, un numero di foglie di tipo primario,
a lamina intera, notevolmente superiore a quello, che si verifica
nelle gemme, che in condizioni normali crescono dai tuberi stessi
■ebel II, pag. 15 e 193, Doposcheg-Uhlar pag. 87).
5. Il catafillo protettivo mostra nelle piantine arrivate al terzo
periodo di vegetazione una tendenza ad aumentare in lunghezza,
special in quelle in cui la foglia assimilante ha una lamina
appiattita, in modo che in quest'ultimo caso esso comincia a com-
piere l'ufficio di facilitare il cammino 'iella lamina assimilatrice
attraverso il terreno.
Alla fine del terzo peno lo vegetativo, raramente del secondo,
la formazione fogliare ridotta ed ipogea, simile ad un catafillo
pellicol Lente alla foglia assimilatrice, può, negli esemplari
pni robusti, diventare bulbifera. E tvvolge rolla sua guaina il
bulbo — Posizione costante dell'area bulbifera nella la-
mina, i) — La speciale tasca bulbifera; variazioni nella sua conformazione;
cenno sul suo sviluppo. 7 — La non rara presenza di due, eccezionale di
più bulinili, in una foglia bulbifera. 8 - La costituzione dei bulbilli iil-
Logeni di Minmi nigrum comparata con quella dei bulbilli ascellari di
Allium tnultibulbotium ; '-''1111(1 sulla funzione protettrice della tasca bul-
bifera. '•» Le piantine provenienti dal germogliamento dei bulinili Allo-
geni : confronto con quelle sviluppantesi da bulbilli ascellari di Allium
11 ulIlhiilhiisìUll.
I. La foglia indicata eoi noni.' ili bulbifera, di gemmi para,
è caratteiiz/ain dalla facoltà di dare origine in vicinanza all'apice
— 83 —
della sua lamina e sulla pagina superiore ad una gemma, che assume
i caratteri e le proprietà di un bulbillo.
La presenza di questo bulbillo è ricordata fin dal 1576 dal Lo-
belius (pag. 82). che per caratterizzare il Moly liliiflorum aggiunge
« bulbum in folio gerens ». Pochi anni dopo, Cesalpino riguardo
alle foglie del Moly Homericum (pag. 404, libr.XVI) scrive : « qui-
bus summis aliquando tuberculo inest, veluti parvus bulbus, quo
tanquam sobole nascitur; quod in nulla alia pianta, aduch est
animadversum, ut sobolem in foliis ferat ». Da quest'epoca som-
marie notizie in proposito si possono trovare in descrizioni e dia-
gnosi di specie riferibili, sia al tipo cassulnero che alla varietà a
scapo bulbifero, di Allumi nigrum (1).
Il primo autore però che tratta in modo speciale della foglia
bulbifera è il Germain de Saint-Pierre. Nell'anno 1855, in una nota
dedicata all'esame di un esemplare essiccato di A. magicum a scapo
bulbifero (I, pag. 185ì, egli dopo di avere rilevato la presenza della
foglia bulbifera, procura di scorgere i rapporti di posizione fra la
base di questa foglia e la gemma, che dà luogo alla formazione
del bulbo di rinnovamento. Descrive la conformazione della foglia
bulbifera, e constata la concordanza nella forma fra i bulbilli della
foglia e quelli dello scapo ; passa poi a considerare i bulbilli ascel-
lari peduncolati dell 1 Allium sphaerocephalum e multi fior um, e crede
di potere attribuire a questi ed alle foglie gemmipare lo stesso
valore morfologico. Nello stesso anno ritorna sull' argomento (II,
pag. 257) esaminando un bulbo appartenente alla forma cassulifera,
e può stabilire con certezza la posizione, tanto della foglia bulbi-
fera sull'asse, quanto del luogo di inserzione del bulbillo sulla foglia.
Nell'anno seguente, 1856, vennero pubblicate per opera dello stesso
autore, negli Archives de biologie vegetale, diverse figure riferentisi
all' A. magicum, e fra esse, alcune rappresentanti foglie bulbifere
e relativi bulbilli. Manca però nell'opera, rimasta incompleta, il
testo relativo a tali figure : la sola indicazione riguardo ad esse si
riduce al nome della specie riportato nelle tavole sotto le relative
figure (2).
(1) Limitandomi alla citazione di autori italiani ricordo, in ordine crono-
logico, i seguenti: Cirillo (voi. II, p. 13), Bivona (cent. 2 a , p. 2, n. 3), Tenore
(voi. I, p. 169 ; , Targioni-Tozzetti (I, voi. II, p. 268;, Savi (I, voi. II, p. 209),
Gussone (I, voi. I, p. 39tf), Targioni Tozzetti (II, p. 11), Bertoloni (voi. IV,
p. 63), Parlatore (voi. II, p. 513).
(2) Le figure fanno parte delle tavole i e 5, serie 3. Nella tav. 4, la fig. 1
rappresenta un bulbo, a scapo portante bulbilli, dotato di una foglia gemmi-
para la cui lamina porta un bulbillo tondeggiante in stato di vegetazione; la
— 84 —
Nello stesso anno Lagreze-Fossat (pag. 231), dopo di aver notato le
differenze che esistono, nei diversi esemplari di A. magicum a
scapo bulbifero, riguardo al numero delle foglie normali, fa notare
che la foglia bulbifera è sempre la più interna, e che essa non
manca mai anche negli individui giovanili forniti di una sola foglia,
ed aggiunge che negli esemplari adulti può essere bulbifera anche
la penultima foglia. Acceuna alle diverse forme e dimensioni che
si possono verificare nelle foglie bulbifere, ed esamina la costitu-
zione dei bulbilli e quella del germoglio che da essi si svolge.
Nel 1870 Gerinain de Saint-Pierre (IV, pag. 165), a conferma
della sua opinione sulla natura fogliare dei peduncoli dei bulbilli
ascellari di Allium multi florum, sphaerocephalum e vineale, ricorda
di nuovo le foglie a lamina bulbifera di A. magicum « la cui parte
picciolare è fogliacea ed a margini liberi, invece di essere tubulosa
e filiforme come nelle specie di Allium sopra citate ».
Nello stesso anno Rover (pag. 251), basandosi su osservazioni
fatte su Allium sphaerocephalum ed oleraceum. arriva a conclusioni
contrarie a quelle del Germain de Saint-Pierre riguardo all' ori-
gine dei peduncoli nei bulbilli, ritenendo che essi sieno dovuti ad
appiattimento ed allungamento, più o meno pronunciato, di un in -
ternodio dell'asse della gemma. Risponde Germain de Saint-Pierre
(V, pag. 253) attenendosi alla sua nota opinione, ed aggiungendo
che nei bulbilli jmduncolati UO n è 1' asse che produce la gemma,
ma questa che produce l'asse, alla stessa guisa che non è « il cor-
done placentare ed il funicolo che produce la gemma ovulare, ma
(juesta che produce il funicolo ed il cordone placentare »
Loret nel L876 (p. 186), occupandosi dello studio dei bulbi pe-
duncolati della Tulipa silvestris, accenna incidentalmente al fatto
che nel!" A. nigrum è la parte superiore di una foglia interna ar-
cata e come abortita, che si rigonfia e produce bulinili ascen-
denti; mentre nella Tulipa è la parte inferiore della foglia che
discen I terreno, e produce un bulbo ipogeo (1).
li^. •_' si riferisce ad una foglia a Lamina ridotta, incavata a doccia, con rela-
tivo bulbillo, la fig. :i ad una sezione longitudinale interessante la regione
terminale della lamina ed il relativo bulbillo. Nella tav. . r > >'■ rap presentato,
lif^. l, un ali apiare di A, magicum munito di una t'oglia gem-
mipara la cui lamina, più ridotta di quella figurata nella tavola precedente, è
dotata di un bulbillo che, coni»'- la gemma di rinnovamento ancora contenuta
nel bulbo paterno, comincia a vegetare, odia fig, :'> si ha un bulbillo, simile
al precedente, contenuto nella tasca bulbifera, ed esso puro in vegetazione.
(I) Nell'opera di Kirchner, Loew, Schrdter: LebensgeschicMe der Blilten-
pflanzen Mitteleuropas, questo breve richiamo del Lorel & riportato in modo da
attribuire, falsamente, all'ai, nigrum una particolarità descritta dall' A. citato
— 85 —
Nel 1908 Goebel richiama, nelle sue Morphologische und biolo-
gische Bemerktmgen, l'attenzione sui bulbi che hanno origine da
foglie in monocotiledoni: descrive brevemente (I, pag. 331 e 332)
e figura tre foglie bulbifere di A. magicum el una di A. nigrum, e
si occupa del probabile significato morfologico che si potrebbe at-
tribuire a tali organi bulbiferi Finalmente lo stesso autore nel
1913, nella seconda edizione della sua Organografia (III, p. 126),
ritorna sui casi sopra ricordati, e di nuovo discute sul valore mor-
fologico di tali formazioni fogliari che si svilupperebbero « in parte
al posto di germogli ascellari, in parte all'apice della pianta stessa».
In generale nei trattati moderni di morfologia, di biologia e
di fisiologia, nei capitoli che riguardano le gemme avventizie op-
pure in quelli che trattano della moltiplicazione vegetativa, il caso
dell' A. nigrum, se si fa eccezione del trattato del Goebel sopra
citato, non viene ricordato; e solo qualche rara notizia che riporto
in ordine cronologico, mi è stato possibile di rintracciare in vecchi
trattati , dovuti ad autori italiani, francesi e tedeschi.
Nelle Istituzioni botaniche del Targioni Tozzetti (voi. I, cap.VIII,
pag. 151) i bulbi vengono distinti in diverse categorie non soltanto
per la struttura, la vestitura, la figura, ma anche per la situazione
sulla pianta; ed in quest'ultima categoria è compreso, oltre al
bulbo radicale ed al caulinare anche il fogliare quando « è attac-
cato alla cima di una foglia come nell' A. magicum ».
Link nel 1824, a pag. 131 dei suoi Elementi di filosofìa botanica,
dopo avere accennato ai bulbi stipitati dice : « in Allio magico pro-
« lem vi der e licei folio fultam ».
Nel 1833 Gaetano Savi l pag. 289) nella sua classificazione delle
moltiplicazioni per propaggini (1) dispone fra quelle naturali « i
bulbilli terminali alle foglie ne\VA. magicum ».
Più tardi, nel 1864, il Fermond nel suo Saggio di fitomorfia de-
dica un capitolo (pag. 451) alle foglie bulbifere, che egli definisce
come foglie sulle quali si sviluppano bulbilli o gemme « veritables
axes capables de propayer l'espéce », e richiama poi (pag. 454) l'at-
tenzione sulla foglia bulbipara di A. magicum, riportando i risultati
delle osservazioni fatte in proposito dal Germain de Saint-Pierre
nella sua prima nota del 1855, già precedentemente citata.
come propria della Tvlipa. Infatti a pag. 486, voi. I. parte 3, d itale operasi
legge : « An A. nigrum beobachtete Loret, dass der obere Teil eines inneren
« Blattes Zwiebelchen hervorbringen kann, wàhrend der unteie Blatteil sich
« in die Erde versenkt und unterirdische Zwiebeln entwickelt ».
(1) Come propaggine è definita dall'A. citato « una parte qualunque che
« si separa dalla pianta e serve a formare un individuo distinto da quella,
« affatto simile ed animato dalla stessa forza vitale ».
— 86 —
Nello stesso capitolo passa in esame numerosi casi di fanero-
game e felci, nelle quali avviene la formazione dei bulbilli su foglie,
ossia dove si ha, come si esprime l'A., « l'esastosia dei fitogeni che
devono riprodurre L'individuo » e li raggruppa, in base alla diversa
situazione che i bulbilli hanno sulla foglia, nelle seguenti cate-
gorie (pag. 463) :
a) alla base della foglia, b) sui margini, e) da ciascun lato e
sulla nervatura mediana, d) sull'intiera superficie, e) alla sommità
della foglia. In quest'ultima categoria è compreso VA. magicum.
Negli Elementi di organografia e fisiologia vegetale pubblicati nel
1871 dal Delponte (pag. 270), figura una descrizione dei bulbilli
peduncolati di A. magicum, multiflorum e sphaerocephalum eviden-
temente presa dal Dizionario del Germain de Saint-Pierre. Nella
Morfologia del Caruel (pag. 181) e nella Teratologia del Penzig
(voi. 2, p. 408) VA. nigrum è compreso fra quelle specie che sono
capaci di produrre gemme avventizie su foglie.
2. Nelle piante fiorifere la foglia bulbifera si distingue gene-
ralmente per la conformazione, e spesso per la struttura della 3ua
lamina, dalle foglie normali che la precedono.
Nel tipo più frequente essa raggiunge il suo completo sviluppo
mantenendosi più o meno completamente ipogea ; la sua lamina
non verde è, in quelle piante nelle quali l'accrescimento dell'infiore-
scenza avviene in modo normale, di forma lineare (fig. 4, tav. 1)
ed assai più stretta e sottile di quella delle foglie normali, ricurva a
doccia sulla pagina adassile (tav. I, fig, 11), che aderisce stretta-
mente alla superfice dello scapo fiorifero (1). In altre piante, nelle
quali l'accrescimento dello scapo fiorifero è venuto a mancare in
seguito ad atrofìa della gemma dell' infiorescenza, la lamina della
foglia bulbifera si arrotola verso la pagina superiore, come si rileva
dalla sezione trasversale rappresentata a fig. 12, in modo da assu-
mere esteriormente l'aspetto di un picciolo (tav. II, fig. 28).
La struttura anatomica della lamina di queste foglie ipogee si
allontana notevolmente da quella offerta dalla regione assimilante
delle logli.- norma li. In queste l'epidermide è simile sulle due pagine
riguar I i forma, alla grandezza degli elementi, al numero ed alla
distribuzione degli stomi; solo si può notare, che le cellule epider-
be nella pagina inferiore sono un poco più allungate e strette che
nella pagina superiore, dove il loro contorno appare più decisamente
1 Appartengono al tipo ora descritto Le «lue foglie «li Allium nigrwn il-
lustrate dal Qoebel cella fig. '.» (I, pag 812), riprodotta nella fig. 1-J7. (Ili,
I .'7).
- 87 —
pentagonale. Il palizzata, risultante di un solo strato di elementi
disposti obbliquamentealla superficie della lamina, è egualmente dif-
ferenziato sulle due pagine. Seguono verso l'interno diversi strati
di elementi assimilatori, dei quali solo quelli che formano gli strati
più interni mostrano una tendenza all'allungamento: fra questi
si trovano distribuiti gli speciali elementi tubulosi scoperti da
Hanstein (v. Menz. p. 24). La struttura centrica, o per meglio dire
equifaciale (seguendo la nuova nomenclatura proposta dal G-oe~
bel, III pag. 273 e 277) ora descritta per l' epidermide ed il si-
stema assimilatore, si estende anche al sistema dei fasci vascolari.
Questi infatti sono distribuiti in due serie. 1' una delle quali, ri-
sultante di fasci orientati normalmente, si trova verso la pagina
inferiore, 1' altra formata da fasci orientati inversamente, è situata
verso la pagina superiore. I fasci della prima serie, quelli cioè ad
orientazione normale, tendono a disporsi in due file: l'ima, la più
interna, risultante dei fasci più grandi, occupa presso a poco la
regione mediana del mesofillo (che è cavo nei tratti che corrono
fra l'uno e l'altro di questi fasci), l'altra, formata di fasci più pic-
coli, si trova avvicinata al tessuto a palizzata della pagina inferiore.
Il complesso dei fasci ad orientazione inversa (a porzione vascolare
rivolta quindi verso la pagina inferiore) forma una sola fila verso
il pfllizzata della pagina superiore; ed i singoli fasci sono simili
per le loro dimensioni a quelli che si trovano distribuiti verso il
palizzata della pagina opposta (1)
Nella lamina delle foglie bulbifere ipogee la differenza fra le
due epidermidi, superiore ed inferiore, è bene accentuata. L'epider-
mide inferiore appare in sezione trasversale costituita da elementi
più alti e più stretti ed a parete esterna più ispessita di quelli
dell'epidermide superiore; la parete esteriore, convessa verso l'esterno,
è munita di una cuticula ondulata nell' epidermide inferiore, ge-
neralmente liscia in quella superiore. Il mesofillo risulta di pa-
renchima incoloro, i cui elementi, in sezione trasversale tondeg-
(1) Nelle specie del genere Allium la special* distribuzione dei fasci in due
serie, simile a quella sopra descritta, a assai diffusa in quelle foglie a lamina
piatta ed equifaciale. che si possono interpretare come derivanti da appiatti-
mento di foglie di tipo unifaciale (Goebel III, pag. 278), nelle quali, come
è noto, la disposizione centrica dei fasci raggiunge la sua più completa espli-
cazione. Solo nelle specie comprese nella sezione Moly i fasci sono, secondo
Menz (pag. 27), disposti in una sola serie ed orientati in modo normale, come
si verifica nelle tipiche foglie bifaciali a struttura dorso-ventrale, ad eccezione
però che nell' A multibulbosnm (Menz. p. 88) e, si può ora aggiungere, nell'i!.
nifi rum.
— SS —
gianti, si presentano in quella longitudinale allungati ed a contorno
rettangolare; raramente lo strato sottostante all'epidermide infe-
riore accenna a differenziarsi dagli altri strati per un debole al-
lungamento dei suoi elementi in direzione normale alla superficie
della foglia II sistema vascolare è rappresentato da fasci distribuiti
entro il mesofillo in una sola serie ed orientati normalmente (tav. I
fig. 11 e 12).
Si può quindi concludere, che la lamina delle foglie bulbifere
ipogee si distingue da quella delle foglie assimilanti normali, oltre
che per il mancato sviluppo del sistema assimilatore, per la omo-
geneità del suo mesofillo e per la manifesta struttura dorso ven-
trale riguardo all'epidermide ed alla distribuzione ed orientazione
dei fasci.
3. Nell'altro tipo, meno frequente di quello ora descritto, la
foglia bulbifera è dotata di una lamina, che lascia distinguere nella
sua porzione epigea due regioni: l'una inferiore assimilante, per-
fettamente simile alla lamina delle foglie normali, l'altra superiore,
alla quale spetta il compito di formare e portare il bulbillo : la
regione bulbifera (tav. I. fig. 6-9, rb). È questa in generale di colore
bianchiccio o verde pallido, ricurva a doccia verso la pagina su-
periore (tav. 1, fig. 7), o persino cilindrica quando i suoi margini
arrivano a toccarsi, od anche a parzialmente sovrapporsi (tav. I,
fig. 6 e 8) (1). Questa regione bulbifera si mostra affine all'intiera
lamina delle foglie gemmipare ipogee non solo per il suo aspetto
ma anche per la sua struttura, perchè in essa esiste un accentuata
differenza fra 1' epidermide delle due pagine, ed i fasci appaiono
orientati normalmente e distribuiti in una sola serie.
Il passaggio della regione assimilatrice a quella bulbifera può
compiersi gradatamente (tav. I, fig 6) oppure bruscamente, come
si osserva nei casi rappresentati a fig. 8 e 0: nell'ultimo di questi
la regione assimilatrice, che è notevolmente più larga di quella
bulbifera, si estende, eccezion ni mente, ai lati di quest'ultima for-
mando fine sporgenze simili ad orecchiette (tav. T. fig. 0, o). Quando
poi si rifletta ohe nel genere Al/inni l'accrescimento delle lamine
fogliati è basipeto (v. Stebler, p. 50), si è indotti a pensare chela
lamina di questo secondo tipo di foglia bulbifera si sia, all'inizio
della sua formazione e durante un certe» tempo, caratterizzata in
modo simile a quella delle tipiche foglie bulbifere ipogee, e che
1 In questo tipo di foglie bulbifere si possono comprendere Le tre foglie
di A. magicum illustrate dal Goehel colla fi ir- 8 (I, p 882, riprodotta dalla fi-
gura 126 II I pag. 127)
— 89 —
solo più tardi abbia seguito nel suo sviluppo la via che di regola
è percorsa dalle foglie normali per la formazione della loro lamina
assimilatrice. A questo proposito è dimostrativo il caso illustrato
nella tav. I, fig. 10, riferentesi ad una assai giovane foglia bul-
bifera, nella quale la regione superiore (rb) della lamina, che porta
un bulbillo in via di formazione (?/)), si presenta perfettamente si-
mile alla lamina delle tipiche foglie bulbifere ipogee, e quindi
nettamente distinta dalla regione inferiore (Is) assimilatrice.
Raramente il bulbillo ha origine e si accresce nella regione ter-
minale di una lamina assimilatrice perfettamente simile a quella
di una foglia normale.
I due tipi di foglie bulbifere, precedentemente descritti, le
ipogee e le epigee parzialmente assimilatrici, sono collegati fra loro,
e con quelle completamente assimilanti, da forme intermedie. Di
frequente infatti alcune di dette foglie, per lo più appartenenti a
bulbi poco profondi nel terreno, corrispondono per dimensioni forma
e distribuzione dei fasci vascolari a quelle completamente ipogee,
ma mostrano la loro porzione terminale, che arriva al di sopra del
terreno, inverdita; altre si presentano munite di una lamina verde,
lunga circa quanto quella delle foglie normali che le precedono
sull'asse del bulbo, ma assai più stretta e più o meno foggiata a
doccia verso la pagina adassile.
4. Negli esemplari non ancora maturi per la fioritura la foglia
gemmipara è in generale ipogea e sempre priva di una lamina as-
similatrice. La porzione di lamina che corre fra il luogo in cui è
inserito il bulbillo e la guaina è assai più corta che nelle foglie
bulbifere ipogee appartenenti a piante fiorifere, e conserva, anche
a completo sviluppo, la disposizione che aveva nella gemma, si
mantiene cioè strettamente arrotolata su se stessa verso la pagina
superiore in modo da assumere 1' aspetto di un peduncolo (cfr.
tav. I, fig. 13-16). La guaina è invece relativamente più lunga
che nelle gemmipare di piante adulte, poiché essa non si limita,
come in queste, ad avvolgere completamente il bulbo di rinnova-
mento, ma gradatamente restringendosi si continua per un certo
tratto, come si può rilevare dalla sezione trasversale rappresentata
a fig. 17, tav. I, anche superiormente ad esso (1).
(1) Una di queste foglie, appartenente ad mia piantina derivata dal germo-
gliamento di un bulbillo fillogeno, è figurata dal Lagreze-Fossat (fig. 3, p. 232)
e descritta (p. 233) come quasi sempre sotterranea ed elevantesi al di sopra del
bulbo di rinnovamento, in via di formazione, con una parte picciolare carnosa, fi-
liforme, bianchiccia, che termina in una lamina della stessa consistenza e co-
lore, completamente chiusa, contenente un bulbillo.
— 90 —
La struttura della lamina di questa foglia è simile a quella delle
foglie gemmipare, ridott.ee sotterranee di piante fiorifere, sia riguardo
alla costituzione del mesofillo quanto riguardo alla disposizione ed
orientazione dei fasci, mane differisce per il notevole ispessimento,
raggiunto dalle pareti degli elementi epidermici. Quest'ispessimento,
che è sempre accompagnato da lignificazione, si estende dalla la-
mina anche alla guaina (tav. I, fig. 17, ep) e contribuisce a ren-
dere più elevata la resistenza meccanica di quella regione della
foglia che porta il bulbillo.
5. Il luogo di formazione dei bulbilli Allogeni è costante nel-
1' A. nigriun, e corrisponde alla regione terminale della lamina.
Un solo caso, da me osservato, fa eccezione alla regola, ed è rap-
presentato dalla fig. 51, tav. Ili : il bulbillo è quivi portato da
una ramificazione foggiata a guisa di regione bulbifera (rb), che si
separa da un lato della lamina assimilatrice ed a notevole distanza
dall'apice.
La costanza della posizione delle gemme Allogene sulle foglie
che le producono è di regola, come già fece notare il Wakker
(pag. 2-40) fin dal 1885, comune a tutti quei casi in cui esse si for-
mano durante il normale accrescimento della pianta. Cosi p. e.
nella Tolmiea Mcnziezii e nella Nymphaea stellata var. bulbifera la
formazione delle gemme avviene sempre in corrispondenza al luogo
di inserzione della lamina sul picciolo (Winkler I, pag. 103), e ci
è noto che. già fin dal 186-1, il Fermond aveva fatto una classifi-
cazione di foglie gemmipare basandosi sul luogo in cui si formano
le gemme fillogene (v. pai. 86). La localizzazione però della fun-
zione gemmipara nella regione terminale della foglia si manifesta
assai raramente nelle fanerogame, mentre essa è frequente nelle
felci; ma in queste, contrariamente a quanto si verifica nell'.l. ni-
grum, dove la formazione della gemma avviene sempre a qualche
distanza dall'apice, lo stesso meristema terminale della foglia può
dare origine al meristema gemmario (Kupper, pag. 396 e 4().">ì.
6. Nell'.l. nigrum la lamina della foglia bulbifera si mostra, in
corrispondenza all'area gemmipara, incavata verso la pagina supe-
riore, sporgente verso la pagina interiore, in modo che ne risulta
una specie di sacco o in cui è contenuto, e più o meno com-
pletamente avvolto, il bulbillo.
dia maggioranza d asi nella, basca bulbifera di ciascuna
foglia è contenuto un solo bulbillo, ed il luogo della sua inserzione
è indie, oo sulla pagina esterna della tasca bulbifera da una leg-
gera depressione o solco trasversale [tav.I, fig. 4, tb). Nelle foglie
ridotte ipogee, appartenenti a piante nelle quali lo scapo dell'in-
— 91 —
fiorescenza si è svolto in modo normale, la tasca si presenta aperta
verso la pagina superiore od interna (fig. 4, b), in modo che il bul-
billo viene a trovarsi colla sua superflce libera a contatto collo
scapo fiorifero (tav. I, fig. 5). L'apertura appare di regola di forma
ovoidale, e le porzioni marginali della lamina che la limitano spesso
si ripiegano su se stesse verso l'interno. Quest'apertura manca fre-
quentemente in foglie bulbifere epigee (tav. I, fig. 6, tb), ed in
quelle ipogee appartenenti, sia a piante adulte nelle quali non si
è sviluppato, per una qualsiasi causa lo scapo fiorifero (tav. II,
fig. 28), sia ad esemplari giovanili (tav. I, fig. 13-16).
In tutti questi casi, salvo qualche eccezione, durante la forma-
zione ed accrescimento del bulbillo nella giovane foglia, le porzioni
della lamina, che limitano lateralmente e superiormente la depres-
sione entro la quale si va formando il bulbillo, si curvano verso
la pagina superiore e si accrescono al di sopra di esso in modo da
avvolgerlo completamente. In generale si può asserire che la la-
mina della foglia bulbifera tende ad avvolgere il bulbillo, che si
forma su di essa, e vi riesce più o meno completamente, salvo in
quei casi in cui tale avvolgimento viene impedito, durante 1' ac-
crescimento della foglia e la formazione del bulbillo, dai rapporti
di posizione, che esistono fra la foglia in parola, lo scapo fiorifero
e le altre formazioni fogliari. Si ha una prova di quest'asserzione,
quando si segua lo svolgimento graduale delle formazioni fogliari
e dello scapo fiorifero dalla gemma terminale di un bulbo. Al ri-
svegliarsi della vegetazione dopo il periodo di riposo, quando fo-
glie ed infiorescenza sono ancora quasi completamente contenute
nella guaina dei catafilli nutritizi, l'area bulbifera della foglia più
interna viene a trovarsi presso a poco a livello della spata, che
avvolge la gemma dell'infiorescenza. In stadi più avanzati di svi-
luppo le foglie normali, pur mantenendosi ancora entro il catafillo
protettivo, hanno raggiunto col loro apice il livello del terreno e
superano, in misura notevole, la foglia bulbifera, dotata di un ac-
crescimento assai più lento. Contemporaneamente si è anche ini-
ziato l'accrescimento dello scapo fiorifero, accrescimento che essendo
più intenso di quello della lamina bulbifera, viene a spostare verso
l'alto e ad allontanare la gemma dell'infiorescenza dalla estremità
della foglia bulbifera, colla quale essa si trovava precedentemeute in
contatto (cfr. tav. I, fig. 5). Ne consegue che la foglia bulbifera
deve svolgere la sua lamina nel limitato spazio, che le è concesso
fra lo scapo fiorifero in via di accrescimento e la lamina delle foglie
normali, mentre queste sono ancora entro la guaina del catafillo
protettivo e strettamente avvolte l'una sull'altra attorno allo sca pò
fiorifero. Date queste speciali condizioni di spazio nelle quali la
lamina di tale foglia è costretta svilupparsi, ne viene naturale la
conseguenza, che essa, trovandosi colla sua pagina superiore od
adassile applicata alla superfìce dell' asse dell'infiorescenza, assuma
l'incurvatura a doccia, che conserverà, più o meno completa-
mente, fino a completo sviluppo, e che i margini della foglia in cor-
rispondenza alla tasca bulbifera non arrivino a chiudere l'apertura
di questa dal lato in cui essa si trova pressata contro lo scapo
fiorifero.
La formazione della speciale tasca bulbifera si può attribuire
al fatto che in uno stadio di sviluppo relativamente avanzato
della foglia gemmipara, quando cioè il bulbillo è già bene evidente,
la lamina della foglia stessa, in corrispondenza al luogo in cui ha
dato origine alla gemma, subisce, in rapporto colla funzione pro-
tettrice che essa assume riguardo al bulbillo, una deviazione dal-
l'accrescimento normale. Questo speciale ufficio protettivo della tasca
bulbifera è poi reso evidente da speciali adattamenti anatomici, che
hanno sede nella sua epidermide esterna. Gli elementi di questa
sono fortemente allungati e, per la forte inclinazione delle loro pa-
reti terminali, simili a fibre; la loro membrana è ispessita e ligni-
ficata: cosicché nell'epidermide esterna di questa regione terminale
della lamina fogliare si manifestano delle particolarità anatomiche
che di regola appaiono nella regione inguainante delle foglie, de-
stinata ad avvolgere e proteggere il bulbo principale.
7. La porzione apicale della lamina appare spesso bene evi-
dente alla sommità della tasca bulbifera (tav. I, fig. 1 e 9 ti), e
nelle piante giovanili ha di regola l'aspetto di una prominenza co-
nica (fig 11. //) Talora al bulbillo contenuto nella solita tasca bul-
bifera si aggiunge un altro, più piccolo (tav. I, fig. 15 e tav. II,
fi 1 ^. 8 e 19) entro una tasca più o meno nettamente .separata, ed
in alcuni casi (tav. il fig. 16 e - 20) anche notevolmente allontanata,
dalla più grande sottostante. Rara è la presenza di due bulbilli,
di dimensioni simili (tav. II, fig. 21) oppure diverse (tav. Il, fig. 22),
disposti l'uno accanto all'altro india stessa tasca (1). Ricordo infine
due casi eccezionali, nei quali la porzione libera della lamina si-
tua r i superiormente alla solita tasca bulbifera porta, nell'uno (tav. II,
fig. 24) un piccolo bulbillo (bl) munito di un corto peduncolo, nel-
l'altro duo bulbilli liberi tav. Il, fig. 23, bl t e hi .
di L'esi tenza di due bulbilli sulla foglia gemmipara venne rilevata fin
dal 1807 dal 1; ent. 2, |>a^. -j» p > i < • 1 1 ."• rjrli nella descrizione dell' Allium
jicum dice:
»
5 »
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»
2 »
» 7
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1
»
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»
Il tipo di foglia bulbifera ipogeo si deve considerare come il
dominante ; esso infatti è comune a tutti gli esemplari giovanili
ed alla grande maggioranza di quelli fioriferi, avendolo osservato
in casi 248 su 285. Riguardo ai rimanenti 37casi, in cui la foglia bulbi-
fera era dotatadiuna lamina almenoinparte assimilatrice, èda no-
tarsi che, esaminando nelle diverse categorie di esemplari fioriferi
il rapporto fra il numero di quelli forniti di una foglia bulbifera
ipogea e di quelli dotati di foglia bulbifera epigea ed assimilatrice,
risulta una tendenza all'aumento di quest' ultima foglia assimilatrice
in confronto a quella ipogea, quando si proceda da esemplari muniti
di solo tre foglie all'indentro del catafillo protettivo a quelli che ne
presentano quattro o cinque, come è indicato dai seguenti dati :
di 139 piante a 3 toglie 127 con foglia ipogea 12 con foglia assimilatrice
» 117 » » 4 » 97 » » » 20 » » »
» 29 » » 5 » 24 » » » 5 » » »
2. Degno di nota è il fatto che in piante prive di bulbilli Al-
logeni, l'ultima foglia era sempre foggiata sul tipo delle comuni
foglie normali; mai si è verificato il caso, che l'ultima foglia, ri-
dotta e di tipo ipogeo, si presentasse priva di bulbillo. Questa co-
stante formazione di bulbilli in foglie a lamina più o meno for-
temente ridotta può farci supporre la probabile esistenza di un
rapporto di correlazione fra questa riduzione, che può spingersi
fino alla scomparsa della funzione assimilatrice della lamina, ed
il manifestarsi della funzione gemmipara.
In favore di questa supposizione si potrebbe citare il fatto, che
di regola i bulbilli più voluminosi sono portati da foglie ridotte,
mentre quelli più piccoli od anche quasi abortiti, sono per lo più
(1) Trascuro l'ultima categoria formata da individui dotati di sette foglie,
perchè troppo piccolo è il numero dei casi esaminati.
— 96 —
propri di foglie la cui lamina è interamente od almeno in gran parte,
eccetto la sua regione bulbifera, talora assai breve, perfettamente
simile a quella delle foglie normali che la precedono. Non mancano
però al riguardo frequenti eccezioni, e d'altra parte non si deve
trascurare di riflettere, che una riduzione simile della lamina fogliare
si ha pure, e forse in grado maggiore, nell'ultima foglia dei bulbi di
A. multibulbosum, nei quali non si manifesta mai, come è noto, for-
mazione di bulbilli Allogeni. L'Irmiseh infatti a proposito di que-
st'ultima specie (II, pag. 2) dice: « la foglia più interna non di
rado è ridotta ad una guaina tubulosa, priva di lamina, che circonda
inferiormente l'asse fiorifero ».
3. Dalle nostre osservazioni risulta, che la foglia più interna è
sempre negli esemplari non ancora maturi per la fioritura, quasi
sempre in quelli fioriferi, caratterizzata come bulbifera, in modo che
sono da considerarsi come eccezioni, non molto frequenti, quei casi
in cui essa appare sviluppata come le foglie normali e priva di bul-
billo. L'apparizione costante di germogli fillogeni in una data specie
o varietà si manifesta con relativa frequenza nelle felci, più rara-
mente anche nelle fanerogame. Di queste mi limito a citare come uno
degli esempì più evidenti una varietà della Tolmiea Menziezii, nota
per la proprietà di formare su ogni foglia una gemma (cfr. Vele-
novsky, voi. II p. 698).
La presenza della foglia bulbifera non è esclusiva perii tipico
A. nigrum a scapo cassulifero, ma si estende anche, come lo provano
le indicazioni di diversi autori (lì, alla varietà o forma a scapo bul-
bi fero, spesso unta sotto il nome di A. magicum, e costituisce quindi
un carattere che può figurare nella diagnosi, od almeno nella descri-
zione della specie. Ed infatti, per citare solo qualche autore italiano,
il Bertoloni (voi. IV, pag. 63) fa cenno nella descrizione dellM. ni-
grum alla presenza di Toglie portante bulbilli, senza precisare la posi-
zione di esse relativamente all'asse, ed il Parlatore (voi. II pag. 513),
con maggior precisione, nella diagnosi della stessa specie indica «folio
supremo saepe apice bulbillifero». Dopo la pubblicazione della
Flora italiana 'li quest'autore non mi consta che tale interessante
particolarità, relativamente rara nel campo morfologico e biologico,
abbia attirato l'attenzione di fiori ti italiani.
I. Fra le foglie bulbifere eie foglie aormali 'li A. nigrum esiste,
nella maggior parte dei casi, un dimorfismo più o meno accentuato,
(I) Lobblii ' "". Molyindicum vocatum pag. 88), Cmjsxus [Moly in»
dieum, pag. 191) Savi {A. magicum, var. B, I, pag. 209), Gbrmain db Saint-
1*ji i:i.i I. | ag. I' i . Lagrbzi Fo r (pag. 280).
- 97 —
il quale indica una divisione di lavoro fra questi due tipi di forma-
zioni fogliari. Durante lo stato giovanile o monopodiale, e più
precisamente dal momento in cui nello sviluppo ontogenetico co-
mincia a manifestarsi la formazione di bulbilli Allogeni, fino al-
l'epoca in cui la pianta passa al periodo adulto o simpodiale, la foglia
bulbifera è sempre ben distinta, perle sue proprietà morfologiche e
riguardo alla sua funzione, dalla precedente foglia normale: essa cioè
non è mai differenziata come organo assimilante, e provvede alla
moltiplicazione vegetativa, formando nella regione terminale della
sua lamina uno o due bulbilli. Negli esemplari adulti, maturi per la
fioritura, questa divisione di lavoro fra 1' ultima foglia, che rag-
giunge il suo completo sviluppo soltanto verso la fine del periodo
di vegetazione, e le foglie precedenti non è sempre così ben ma-
nifesta come negli esemplari giovanili. Ben raramente però essa
viene completamente a mancare, e l'ultima foglia è, come le pre-
cedenti, esclusivamente assimilatrice. Talora in quest'ultima foglia
la funzione assimilatrice è estesa a quasi tutta la superficie della
lamina, ma questa termina superiormente in una regione bulbifera
più o meno sviluppata, in modo che la funzione assimilatrice e la
gemmipara si compiono nella stessa foglia, ma in due regioni se-
parate. Nella maggior parte dei casi però anche in esemplari adulti
la foglia bulbifera è di tipo ipogeo e ben diversa per conforma-
zione della sua lamina dalle foglie assimilanti: ad essa bene si adatta
la denominazione di foglia-stolone usata dal Goebel (I, pag. 132),
poiché alla sua lamina, non verde ed assai ridotta in confronto
a quella delle foglie normali, spetta l' ufficio di formare il bulbillo
od i bulbilli di moltiplicazione e di allontanarli dal bulbo prin-
cipale portandoli verso la superfice del terreno.
A mio parere VA. nigrum, riguardo alla localizzazione della fun-
zione gemmipara ad una foglia che occupa una determinata posi-
zione sull'asse ed al dimorfismo che può manifestarsi fra foglia
gemmipara e foglie normali, viene a comportarsi in modo non del
tutto dissimile ad alcune specie di felci, note per la proprietà di dare
luogo, durante il loro normale accrescimento, alla formazione di
gemme fillogene.
È noto infatti, specialmente per le ricerche del Kupper, che in
alcune di queste felci, p. e. ne\V Asplenium prolungatimi (p. 353),
esiste una notevole diversità fra le foglie gemmipare e le assimi-
lanti, che in altre specie, quali V Asplenium obtusifolium Hk (p. 367)
ed A. Mannii (p. 384), a questo dimorfismo si aggiunge anche una
periodica alternanza tra lo svolgimento delle foglie gemmifere e
quello delle comuni foglie assimilanti.
Annali di Botanica. — Vol. XIII. «
— 98 —
5. La proprietà 'li formare bulbilli si può raramente estendere
negli esemplari fioriferi anche alla penultima foglia, fune già è
stato notato dal Lagreze-Fossat per la varietà a scapo bulbifero (lì.
^lia può presentare i caratteri di una foglia ridotta ipogea,
are può • lotata di una lamine assimilante, così confor-
ta da ' stituire uno stadio intermedio fra l'ultima foglia ridotta
e le pi ili foglie normali, come risulta dalla descrizione dei
casi seguenti.
primo di essi la penultima foglia ha una lamina assimila-
trice, che verso la metà superiore si trasforma, come si può scor-
lalla fig. 25 tav. II, in una tipica regione bulbifera di forma
cilin Irica, mentre l'ultima foglia, che è ipogea, si mantiene aderente
colbi sua stretta e sottile lamina allo scapo fiorifero e porta due
bulinili sovrapposti fig. 24, tav. II). TI secondo caso riguarda una
pianta provvista di due foglie normali, nella quale lo sviluppo dello
scapo fiorifero è venuto a mancare in seguito ad atrofìa della gemma
dell'infiorescenza. La lamina della seconda foglia si va gradata-
endo nella sua regione terminale, che appare ricurva
o il basso ed incavata a doccia sulla pagina superiore. Quivi,
a breve disianza dall'apice, stanno inseriti l'uno accanto all'altro
due bulbilli, non contenuti in una speciale tasca bulbifera, ma liberi
(tav. II, fig. 27). La foglia seguente, od ultima, rimane sempre av-
volta dalle regioni ipogee della lamina delle foglie che stanno in*
te ;tl di sotto di essa, e la sua stretta e sottile lamina si arrotola
su sé stessa verso la pagina superiore, in modo da assumere l'aspetto
di un peduncolo, che termina nella tasca bulbifera, contenente un
voluminoso bulbillo (tav. IL fig. 28). E finalmente in un altro in-
divi Ino. che come il precedente era privo di scapo fiorifero, la pe-
nultima foglia era bulbifera e si distingueva dalle toglie aormali
i per hi sua lamina più stretta e fortemente ricurva a doccia
superiore, mentre l'ultima, completamente ipogea,
si presentava simile alla corrispondente descritta nel caso pre-
In ile la massima riduzione riguardo alle dimensioni e
spe> Iella lamina è raggiunta dall'ultima foglia. Questo fatto
evidente dal confronto fra le fig. 29 e 30, tav. II, la prima
delle quali si riferisce alla sezioni' trasversale, fatta a tre centimetri
dall'apice, Iella penultima foglia di tipo assimilatore, la seconda
(l i S i'i" queat'A, nelle piante che inumo raggiunto il loro completo svi-
luppo la foglia precedente alla bulbifera porta assai Frequentemente un bui»
billo al 2'2).
Si può osservare, che questa teoria dello spostamento potrebbe
essere invocata per gli esemplari giovanili, nei quali la foglia bul-
bifera, come quella normale che la precede, appare priva di gemma
alla sua ascella. Negli esemplari fioriferi però, delle foglie inserite
sull'asse fondamentale del bulbo soltanto la bulbifera presenta alla sua
ascella una gemma, dalla quale si forma, come è noto, il bulbo di rin-
novamento. Ne consegue che in questo caso si dovrebbe ammettere,
dopo di aver ricordato che in altre specie di Allium è frequente
la presenza di gemme collaterali, che lo spostamento si è limitato
ad una gemma accessoria collaterale, mentre la gemma principale
è rimasta al suo posto normale. In altri termini, in seguito al
supposto spostamento le due gemme, la mediana e la collaterale,
verrebbero a trovarsi sovrapposte l'ima all'altra, e come già osservò
Germain. de Saint Pierre, che forse aveva compreso le difficoltà
che si opponevano all'ammettere questa teoria dello spostamento,
notevolmente allontanate, l'ima all'ascella della foglia, l'altra verso
l'apice della lamina della foglia stessa.
• : '>. Germain de Saint Pierre attribuisce alla foglia bulbifera uno
speciale valore morfologico ritenendo che essa partecipi contem-
poraneamente alla qualità di asse o di foglia che sia, come egli
si esprime, una foglia-ramo (I, p. 18-4).
Probabilmente quest'autore è stato indotto a questa speciale
concezione della natura morfologica dell'organo bulbifero (I, p 185;
IV, p. 165) dalla considerazione, che la produzione di una gemma
ò il carattere che per eccellenza distingue il germoglio (J, p. 181),
e dall'idea che egli aveva riguardo all'origine del peduncolo in
bulbilli ili Allium multiflorum, sphaerocephalum, vìneale : ohe cioè
questo avesse il valore di uhm vera foglia tabulosa, la cui cavità
spesso scompariva in seguito ad e accolement dea parois de su face
interne», mentre la sua lamina costituiva la tanica esterna del bul-
billo (IV, p. 166),
hate que.-tc idee, si può comprendere come il Germain de Saint
•re sia arrivato a considerare la porzione della foglia, sotto-
te al luogo in cui è inserito il bulbillo nell'.l. /in/rinn, 00 me
(1) Qermaiu de Saint Pierre considerava come avventizia una gemma, ohe
si poteva far nascere n volontà in qualsiasi parte (I, p. 184).
— 109 —
omologa al peduncolo dei bulbilli sopra ricordati, coll'aggiunta
pelò, che in questa specie la foglia gemmipara, invece di essere
tubulosa, era laminare ed a margini liberi. Accettando, in via prov-
visoria, la speciale interpretazione del Germain de Saint Pierre,
osservo che fra foglia bulbifera e bulbillo peduncolato esiste una
notevole differenza. Nel bulbillo peduncolato infatti la foglia che
avrebbe dato luogo alla formazione del bulbillo, farebbe parte del
bulbillo stesso e, data la posizione ascellare di questo, dovrebbe
essere il suo profìllo ; mentre è evidente che, nell'J.. nigrmn, la
foglia gemmipara non appartiene alla gemma che è inserita su di
esso, ma all'asse principale del bulbo. Secondariamente poi non si
deve trascurare la considerazione, che il peduncolo dei bulbilli
ascellari non sarebbe esclusivamente rappresentato da un organo
di natura fogliare, perchè, come si esprime l'A. citato, esso « è una
specie di asse, è un picciolo rinforzato in tutta la sua lunghezza
dalla produzione assile discendente della gemma * (IV, p. 165). Ora
di questo rinforzo, che ci fa pensare ad un concrescimento fra la
porzione inferiore assile della gemma e la porzione inferiore della
sua foglia, non si scopre traccia nelle tipiche foglie bulbifere di
A. nigrum, anche quando si estenda l'esame alla loro struttura
anatomica. Anzi si può asserire, che la lamina bulbifera, al di
sotto dell'inserzione del bulbillo, invece di lasciare distinguere
tracce del bulbillo, che facciano pensare ad un rinforzo simile a
quello sopra indicato, offre quasi sempre, mi si permetta l'espres-
sione, una struttura fogliare ancora più tipica di quella propria
delle foglie normali, non gemmipare (cfr. p. 86). Ad onta di queste
osservazioni, non si può negare, qualora si vogliano accettare le
idee del Germain de Saint Pierre riguardo all'origine dei pedun-
coli nei bulbilli di Allium, che una somiglianza esista fra questi
bulbilli peduncolati e quelli appartenenti alla foglia gemmipara
di A. nigrum, poiché gli uni e gli altri non sarebbero, in ultima
analisi, che dei bulbilli fìllogeni.
Ma è lecito chiedere : è accettabile l'interpretazione che dà il
Germain de Saint Pierre sulla natura morfologica del peduncolo
dei bulbilli? Non ebbi occasione di fare al riguardo una ricerca
speciale; risulta però dalle osservazioni del Royer (p. 251) e da
quelle più recenti del Devaux (p. 157), che l'origine del peduncolo
che può esistere, non solo in diverse specie di AUium, ma anche
in bulbilli ascellari di altre Gigliacee, p. es. di Mascari botryoides
e racemosum (Irmisch, I, p. 81), è da ascriversi ad allungamento
del primo internodio dell'asse dei bulbilli stessi.
Esclusa la natura flllogena dei bulbilli ascellari peduncolati, non
— 110 —
è più possibile di parlare di omologie fra essi e la foglia bulbi-
fera; la lamina di quest'ultima ed il peduncolo dei bulbilli sono
organi di differente natura morfologica, ai quali però spetta l'uf-
ficio comune di allontanare dal bulbo principale le gemme di mol-
tiplicazione.
4. Un'altra interpretazione, riguardo alla natura dell'organo bul-
bifero, venne enunciata come possibile dal Goebel (I, p. 131), e la
riporto testualmente : rnóglicherweise ist es auch ein Blatt der Knos-
pen selbst ; bei die.se, muste dan der water Teil, der eigentlich der
Sprossachse nebst der Blattinsertion entsprechen toiirde, sich ganz als
Blatt, al *o unter Unterdriickung der Sprosscharachtere ausgebildet
ha ben.
Questa supposizione ricorda la teoria del Germain de Saint
Pierre sull'origine dei peduncoli nei bulbilli ascellari di AlUum,
poiché in ambedue le ipotesi l'organo portatore del bulbillo sarebbe
parte del bulbillo stesso ; ma mentre secondo Germain de Saint
Pierre la porzione filiforme costituente il peduncolo del bulbillo
sarebbe una specie di picciolo, rinforzato dalla produzione assile
discendente della gemma, secondo Goebel la porzione sottostante al
bulbillo, che dovrebbe corrispondere all'asse della gemma colla re-
lativa inserzione della foglia, avrebbe assunto completamente il
carattere di foglia.
L'ipotesi ora ricordata viene ad essere completata da quella più
recente (III, p. 127), esposta dallo stesso A., secondo la quale, il
bulbillo della nota foglia bulbifera rappresenterebbe la termina-
zione di un germoglio ascellare o terminale, la cui porzione infe-
riore si è completamente sviluppata come foglia, con soppressione
cioè dei caratteri anatomici del germoglio. Ma, a mio parere, anche
questa interpretazione, come la precedente, non è sostenibile, poi-
ché l'esame dei rapporti fra foglia bulbifera ed asse del bulbo viene
ad escluder' come già si è fatto risaltare a p. 107) che ad essa si
pos>;. assegnare la posizione che è propria ad un germoglio ascel-
lare oppure terminale.
"). Il iel non si limita all'esposizione che ho sopra riportata
sul significato da attribuirsi all'organo bulbifero, ma aggiunge (III,
p. 127) che -i potrebbe avere una foglia bulbifera, quando si im-
maginasse lo stolone di lulipa praecox (dallo stesso autore prece-
dentemente descritto e figurato a p. L6, Il li inciso por il lungo
dietro alla gemma terminale e disteso sulla parte aperta, e svilup-
pato come foglia anche in riguardo alla struttura anatomica.
Un paragone l'ra la foglia bulbifera di A. nigrum e lo speciale
organo bulbifero di Tulìpù nlvestris venne già stabilito, fin dal
— Ili —
è
1875, da Loret (p. 187) : da esso risulta, come già dissi altrove, che
mentre in quest'ultima specie era la parte inferiore di una foglia,
che prima di alzarsi per formare la lamina aerea, si attenuava al
di sotto della sua base in un prolungamento simile- a picciolo, che
discendendo nel terreno produceva alla sua estremità un bulbo ipo-
geo, neìVA. nigrum era la porzione superiore e come abortita di
una foglia, che si rigonfiava e produceva bulbilli ascendenti.
Allo stato attuale delle conoscenze sull'origine degli stoloni di
Tuhpa, non credo possa reggersi il confronto fatto dall' A. citato,
perchè basato su un'omologia, che non è dimostrata esistente. Nella
T. sylvestris, recentemente studiata anche dal Veienovski (voi. 2°,
p. 535), la gemma che si forma entro l'estremità dello stolone, è
quella terminale dell'asse principale spostata dalla sua posizione
normale, e concresciuta con quella porzione della base della fo-
glia, che ha dato luogo alla formazione dello stolone, e la natura
in parte assile, in parte fogliare di quest'organo, già ammessa dal-
l'Irmisch fin dal 1850 (I, p. 58). fu confermata da più recenti studi
anatomici del Devaux ( p. 156) e della Robertson (p. 433).
6. Abbandonata la teoria dello spostamento, perchè non appare
suilicientemente basata su fatti morfologici ed anatomici, lasciati
i vari tentativi per attribuire all'organo bulbifero uno speciale va-
lore morfologico, rimane la interpretazione più semplice, basata sui
risultati ottenuti delle nostre indagini : quella cioè di considerare
i bulbilli formatisi sul normale organo bulbifero come Allogeni.
Nell'J.. nigrum si ha, in altri termini, un fenomeno di rigenerazione
spontanea, nel normale accrescimento della pianta, di germogli su
foglie ; esso però in confronto ad altri casi simili noti per diverse
fanerogame si distingue :
1° per la normale localizzazione della rigenerazione ad una
foglia, che occupa una determinata posizione nel germoglio ve-
getativo ;
2° per il fatto, che questa foglia si allontana più o meno
per la sua conformazione e struttura dalle foglie normali ;
3° perchè, in corrispondenza ed in vicinanza dell'inserzione
del bulbillo, la lamina si accresce e forma attorno ad esso uno
speciale involucro.
Ho preferito, seguendo il G-oebel (III, p. 67), di usare per questi
bulbilli la qualifica di Allogeni, invece di quella troppo generica
di avventizi (1); ed è evidente chela natura Allogena dei bulbilli
(1) È noto, che tutte quelle formazioni, che non hanno origine all'apice
vegetativo del germoglio e della radice, e che provengono da cellule, sia em-
— 112 —
formatisi nel normale organo bulbifero viene ad essere indiretta-
mente confermata dal fatto, che tutte le altre formazioni fogliari
appartenenti al germoglio vegetativo, e cioè foglie normali, cata-
filli protettivi e nutritizii, si mostrano capaci di formare gem-
me (1). Anzi si può ammettere, in base ad osservazione fatta fin
dal 1831 dal Targioni Tozzetti (II, p. 12) su alcuni individui della
varietà a scapo bulbifero, che la facoltà gemmi para può estendersi
persino ad organi fogliari appartenenti all'infiorescenza (2). Quando
poi si rifletta, che il luogo di formazione delle gemme Allogene è
costantamente lo stesso, qualunque sia la qualità degli organi fo
gliari dai quali esse provengono, si può affermare, che nella re-
brionali, sia durature, vengono considerate come avventizie (Goebel, II, p. 140).
e che questa denominazione si applica, secondo la maggioranza degli autori
di trattati, a quelle gemme che hanno origine altrove che all'ascella delle foglie.
(1) A questo proposito credo utile ricercare, se in altre specie di Allium
sono noti esempi di formazione, naturale o provocata artificialmente, di gemme
tillogeue. Master Maxwell nella sua VeyHablt Terato/oy?/ (p. ITO), così si
esprime: « the formation of little hulbs upon the surt'aces or edges of leaves,
forming waht are called viviparous leaves has long beeu familiar to botanists
amongst Allium ». Similmente Penzig (p. 409. voi. Il) afferma, citando Eraun,
che nella maggior parte di Allium si sviluppano con grande facilità gemme
avventizie su foglie, specialmente in seguito a lesioni; non mi è stato però
possibile di ritrovare nella memoria del Braun alcuna specie di Allumi fra i
numerosi esempi di fanerogame che ivi (pp 20-21) sono nominate per la pro-
prietà di formare gemme su foglie.
Nella scessa opera del Penzig figurano come dotati di bulbilli su foglie,
oltre all' .1. niyrum, anche VA. multiflorum e VA. sphaeroeephalum ; ma que-
serzione è basata sol., sull'opinione esposta fin dal 1855 dal Germain de
Saint Pierre I. p. L83), ed è chiaro che in queste due ultime specie di Allium
non si ha formazione di gemme avventizie su foglie, ma semplicemente di bul-
billi ascellari peduncolati. Kerner von Marilauu (p. 225) comprende il genere
A/liu/n fra quei generi e quelle specie di piante, nelle quali si può manife-
stare formazione spontanea di bulbilli su foglie, e la stessa indicazione è data
dal Baillon (p. 44).
Riguardo poi alla possibilità di provocare artificialmente la formazioni' di
grmine, ciltr. all'affermazione sopra ricordata del Penzig, si ha quella più re-
cente del Schuberl (p. 992), poiché il genere Allium è compreso nell'elenco,
compilato da quest'autore, dei casi in cui una foglia, isolata dalla pianta e
piani. oa, può formare bulbilli. Si natta però, anehe in quest'ultimo caso di
un'in. li. -azione generica, della quale non è data la fonte. Finalmente accenno
ai risultati negativi avuti dal Wakker (p. 120) e dallo Stingi (p. 181) nelle
ienze per La formazione di gemme bu foglie (taccate di Allium cepa.
{'!). Secondo l'A. citalo m al. •uni individui di .['//uni magiCUìn ">, forniti ec-
cezionalmente di due serie di ombrelle bulbifere (illustrate a tav. IV, lig. 1',
Le), e precisamente aella prima ombrella molte delle Spate che si trovavano
fra i bulbi •■ terminavano incima ottuse ingrossate, perchè vestivano un pic-
oolissimo bulbo della grossezza t. — Flora analitici d'Italia. — L89B.
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- 118 —
SPIEGAZIONE DELLE FIGURE IO
Tav. l-lll
Tav. T, Fig. 1-3. — Sezione trasversale della regione mediana della lamina
assimilatrice di foglie primarie appartenenti a piantine nel secondo periodo
di vegetazione.
Fig. 1. — Lamina di tipo cilindrico.
Fig. 2. — Lamina profondamente solcata sulla pagina superiore (ps); pagina
inferiore (pf).
Fig. 3. — Lamina a solco più largo e meno profondo che nelle figure prece-
denti. Significato delle lettere e s.
Le figure 4-12 si riferiscono anormali foglie bulbifere di esemplari fioriferi.
Fig. 4. — Foglia ipogea appartenente ad esemplare a scapo fiorifero normal-
mente sviluppato: guaina ( — Foglie bulbifere, più cresciute delle due precedenti, presen-
tanti ciascuna due tasche bulbifere, La più piccola (tb { ) sopra.
Fig. 17. — Sezione trasversale di foglia bulbifera fatta in corrispondenza alla
porzione della guaina soprastante al bulbo di rinnovamento: epidermide
selerificata ( (, p), cavità della guaina (<•)•
Tav. Il, Fig 18-24. Estremità superiore della lamina «li normali foglie
bulbifere da esemplari fioriferi.
(1) Le figure sohematiohe 1. 2, :t, 11, 12, 17, 29, 30, 38, 87, 88,30, 4G. 48, 50
vennero fatte alla ramerà brida, OOUl, 1, olii). 1, Koristka (tubo chiuso per la tì-
gtira 3, estratto B 17<» mm. per !<• fig. 2!» e 30, B 160 p<-r le rimanenti) e poi ri-
dotte 'li mezzo diametro. Tutto le altre (inoro sono di poeo più picoole del vero).
— 119 —
Fig. 18- — Due tasche bulbifere appartenenti a lamina ipogea (tb e tb { ), ve-
dute dalla pagina superiore, mostranti dalle relative aperture i bulbilli
(b e 6,).
Fig. 10. — Due tasche bulbifere su lamina ipogea vedute da lato; dall'aper-
tura della tasca inferiore (tb) sporge il bulbillo >b).
Fig. 20. — Estremità di foglia, in parte epigea ed inverdita, veduta di pro-
filo; la tasca bulbifera più piccola superiore (#>,) notevolmente allontanata
dall'inferiore (tb)
Fig. 21. — Due bulbilli (6) appaiati entro tasca bulbifera appartentt a foglia
ipogea
Fig. 22. — Altra tasca bulbifera contenente due bulbilli (b e />,) di diversa
grandezza.
Fig. 23. — Porzione superiore di foglia ipogea, veduta di profilo, mostrante
tre bulbilli; l'inferiore più grande contenuto in tasca bulbifera (tb), gli
altri due libeid inseriti sulla regione terminale della lamina (bl K e bl 2 ).
Fig. 24. — Porzione superiore di foglia ipogea, osservata dalla pagina supe-
riore, mostrante un bulbillo [b) nella tasca bulbifera ed un altro (bl) in-
serito con breve peduncolo (p) sulla terminazione della lamina.
Fig. 25 e 26. — Foglie bulbifere appartenenti allo stesso esemplare fiorifero.
Fig. 25. — Penultima foglia, la cui lamina assimimilante (Is) si continua in
una regione bulbifera (rb), che avvolge completamente nella sua porzione
terminale un bulbillo.
Fig. 26 — Ultima foglia ipogea a porzione laminare ristretta e sottile; tasca
bulbifera, che lascia apparire dall'apertura il bulbillo (b).
Fig 27 e 28 — Foglie bulbifere appartenenti ad un esemplare ad infiore-
scenza abortita.
Fig. 27. — Parte superiore della penultima foglia; la lamina assimilante (Is)
si restringe, e si ripiega a doccia verso l'estremità, dove porta due bul-
billi (&/, e W,) liberi.
Fig. 28 — Porzione superiore dell'ultima foglia ipogea sporgente, con la sua
tasca bulbifera (tb) che avvolge il bulbillo, tra i margini della regione
ipogea della foglia precedente.
Fig. 29 — Parte della sezione trasversale praticata a tre cm. al di sotto della
tasca bulbifera nella penultima foglia; pagina inferiore (pf\ superiore (ps).
Fig. 30. — Sezione trasversale della lamina dell'ultima foglia bulbifera ap-
partenente allo stesso esemplare della precedente.
Fig. 31. — Foglia normale da esemplale a scapo fiorifero abortito: nella sua
porzione superiore stretta e ricurva a doccia (Is) sono inseriti 4 bulbilli
liberi (6/,, bl v bl z , bt k ).
Fig. 32. — Porzione superiore della lamina (Is) di una prima foglia normale;
la sua porzione apicale (pa) leggermente rigonfia avvolge un piccolo bulbillo
Fig. 33. — Estremità superiore di un catafillo protettivo con relativa pic-
cola tasca bublifera (tb) veduta dal lato esterno.
Fig. 34. — Estremità catafillo protettivo con tasca bulbifera clavata (tb).
Fig 35. — Estremità catafillo protettivo colla relativa gemma (gt) in via di
accrescimento, avvolta inferiormente da una corta tasca (tg).
Fig. 36. — Sezione trasversale della lamina di una foglia assimilante, asim-
metrica e di tipo cilindrico, appartenente a germoglio di catafillo protettivo.
Fig. 37 e 38. — Sezione trasversale della lamina di foglie assimilanti, forte-
mente asimmetriche e scanalate, appartenenti a due germogli portati da
catafillo protettivo.
— 120 —
Tav. Ili Fig. 39. — Sezione trasvei-sale della lamina assimilante di una foglia
appartenente a germoglio cresciuto su catafillo protettivo, più regolare e più
appiattita delle fig. 37 e 38 della tavola precedente.
Fig. 40 — Bulbo fiorifero allo stato di riposo; il primo catafillo nutritizio
accenna nella protuberanza (e) al di sotto del suo apice allo svolgimento
di una gemina : apertura della guaina (ay).
Fig. 4L — Bulbo fiorifero, nel quale il primo catafillo nutritizio presenta nella
sua regione terminale contenuta in un'evidente tasca [tg) un germoglio
allogeno (gf), che sporge dall'apertura della guaina del catafillo (ag). La
gemma centrale del bulbo, in via di accrescimento, non ha ancora raggiunta
l'apertura della guaina.
Fig. 42. — Bulbo fiorifero mostrante il germoglio (gf) su catafillo nutritizio
disposto quasi orizzontalmente, avvolto alla sua base in una breve tasca
{tg) e l'estremità delle foglie (f) appartenenti alla gemma del bulbo.
Fig. 43. — Estremità superiore di un bulbo fiorifero in vegetazione; accanto
al germoglio principale del bulbo (
.-). Lnferiore (pf)
Fig. in — Sezione trasversale della seconda foglia dello stesso esemplare della
Bg. 47.
Fig. 50 — Sezione trasversale della lamina assimilante di un'unica foglia
cilindrica-tubulosa, appartenente a germoglio anomalo formatosi su cata-
nutritizio; parenchima as «imitatore esterno tpe), interno (pi); cavità
interna (e).
Fig. ."»/. — Foglia bulbifera anomala. Elegione bulbifera laterale (rb), bul-
billo (6)j la lamina assimilante (/sì Hi continua, gradatamente attenuan-
doci, superiormente alla regione bulbifera,
A un. Hot. XIII.
Tav. 1
Ann.Bot. XIII
Tav.II.
Ann. Hot. XflI.
Tav-.HI.
"<,
Fiff.39.
0' I
Fùj.H.
Figi^O.
P fi
>
Fiff.49.
Fig.47.
C0-
ps
pe-
pe
Fi(/A3.
Fu/. 46.
ps
V/X./'X/Xy _ . S~^S~\~/^\.
Note di morfologia florale
di B. Longo.
.Tav. VI)
I. Picea Morinda Link.
Nel E,. Orto botanico di Siena è coltivato un bello e vigoroso
esemplare di Picea Morinda (1). L'anno passato richiamarono la mia
attenzione due pine: entrambe erano più piccole delle altre che
abbondanti si trovavano sull'istesso albero; inoltre una aveva le
squame inferiori e parte delle mediane normali e fertili, le rima-
nenti squame mediane e le superiori sterili; l'altra, invece, aveva
le squame superiori e buona parte delle mediane fertili, parte delle
mediane sterili, e tutto il resto dell'asse, nella parte inferiore, co-
perto da stami che, quantunque già disseccati, pure erano ancora
riconoscibili come tali.
Ho aspettato in questa primavera la fioritura per vedere se il
fenomeno si ripeteva, e per accertarmi, nel caso affermativo, se gii
stami erano fertili giacché, data l'epoca, non potei decidere se erano
stati o no polliniferi. Il fenomeno si è ripetuto e con tutti i gradi
di sviluppo. Si sono, cioè, prodotti vari fiori (tav. VI), che porta-
vano nella parte inferiore stami fertili come quelli degli altri fiori
staminiferi normali, nella parte superiore squame ovulifere come
quelle dei coni carpelliferi normali e tra gli uni e le altre delle squame
sterili. La proporzione fra la parte occupata dagli stami e quella
occupata dalle squame era variabile: taluni di questi fiori erano
costituiti quasi interamente da stami, e soltanto nella parte supe-
riore estrema portavano poche squame; altri portavano ad un di
presso, per metà della lunghezza dell'asse stami e per l'altra metà
squame ovulifere; altri finalmente portavano in molto minore quan-
tità stami che squame ovulifere. Ho seguito la sorte di questi fiori
dopo la deiscenza dei sacchi pollinici, ed ho potuto constatare che
(1) Ha all'incirca 45 anni.
— 122 —
mentre quei fiori anomali che presentavano soltanto poche squame
all'apice si sono disseccati seguendo così la sorte dei comuni fiori
staminiferi, quelli invece che avevano molte squame ovuli fere hanno
perdurato e si sono accresciuti come le comuni pine, dalle quali si
distinguono sull'albero per la loro piccolezza. È da notarsi ancora
che questi fiori anomali, all'epoca dell'impollinazione, analogamente
ai comuni fiori staminiferi, erano pendenti e con l'apice rivolto un
po' verso l'alto, e non eretti come, in quel tempo, i comuni fiori
carpelliferi; però, analogamente a quelle dei fiori carpelliferi, le
squame di detti fiori anomali erano sollevate durante l'impollina-
zione, e dopo si sono chiuse.
Si sono prodotti tali fiori anomali anche negli anni precedenti?
Questo non saprei dire, perchè né io né il personale dell'Orto ci
abbiamo mai fatto caso.
Ho anche ricercato quest'anno se il fenomeno fosse presentato
da altri esemplari di Picea Morinda, e, siccome nell'Orto botanico
di Siena di questa Conifera non è coltivato che un solo esemplare,
così ho guardato accuratamente negli esemplari coltivati nelle ville
di Siena, non che in due esemplari tra le Conifere del Parco di Mon-
cioni (Montevarchi), che ho avuto occasione di visitare in questo
maggio. Ma le ricerche ebbero esito negativo, come negative sono
egualmente riuscite quelle che, al riguardo, ho voluto fare anche
su altre Conifere sia dell'Orto botanico e delle ville di Siena, che
del Parco di Moncioni.
Per quante attente ricerche abbia fatte, non mi è riuscito di
trovare un solo cono che presentasse la disposizione inversa: la pre-
senza, cioè, di squame ovulifere nella parte inferiore e di stami nella
parte superiore. E siccome d'altra parte casi analoghi non trovo
menzionati, così io ritengo che l'anomalìa, presentata dall'altra delle
due Mine dell'anno passato, sia da interpretarsi come proveniente da
un cono carpellifero in cui le squame nella parte superiore siano
restate occasionalmente sterili.
VI la Teratologia del Penzig (1) trovo ricordate diverse specie
di Conifere Pinus l'umilio. /'. ria, /'. excelsa, /'. nigra, Abies
pedinata, Chamaecyparù Lawsoniana) nelle quali è già stato occa-
sionalmente riscontrato il fenomeno descritto: vale a dire fiori co-
stituiti nella pane inferiore da stami e nella parte superiore da
s |imme ovulifere il fenomeno è interessante giacché, se conside-
ri Pknjsm 0. — Pflunzm Teratologie. II. Bd. (Genua 1894), pp. 400, 196,
198. 500, 601, mi ; 604, 506 •■ 512.
— 123 —
riamo i coni carpelliferi delle Conifere come altrettanti fiori, questi
coni anomali — all'opposto dei comuni fiori delle Gimnosperme —
sono da considerarsi come monoclini e le piante che li portano
come poligame. E giustamente il Penzig dice che, se in questi fiori
noi immaginiamo schiacciato l'asse, noi abbiamo — astrazione fatta
dalla gimnospermia — un'esatta immagine di un fiore angiospermo
monoclino, in cui per giunta il perianzio può essere provenuto dalla
trasformazione delle squame sterili che si trovano alla base dei ceni
di molte Conifere.
IL Myrica cerifera L.
Quattro anni fa acquistai e feci mettere a dimora nell'Orto bo-
tanico di Siena due esemplari staminiferi e due altri pistilliferi di
Myrica cerifera (1). Avendo essi fiorito normalmente alla loro epoca,
tenuto naturalmente conto che la Myrica cerifera è dioica, non badai
più ulteriormente, dopo la fioritura, alle piante staminifere. Se non
che, verso la fine dell'anno passato, mi accorsi, con mia sorpresa,
che uno dei due esemplari staminiferi aveva sui rami dell'annata
antecedente — cioè sui rami che avevano portato le infiorescenze
staminifere — qua e là qualche frutto. Tali frutti erano coperti di
cera come quelli provenienti da piante pistillifere; spaccatili, li ho
trovati tutti sterili ad eccezione di uno; la loro grandezza era,
eccettuato quello fertile, più o meno al disotto della normale.
Inutile dire che ho atteso con viva curiosità la fioritura in questa
primavera. In aprile la pianta fiorì normalmente, portando cioè le
solite infiorescenze staminifere. E, per quanto ricercassi con ogni
cura, non mi fu possibile trovare un pistillo tra gli stami, ne un
fiore pistillifero nelle infiorescenze staminifere o altrove sulla pianta.
Però, non soddisfatto, non ho tralasciato di esaminare di quando
in quando la pianta non solo dopo la deiscenza delle antere, ma
anche dopo il disseccarsi delle infiorescenze. Ed ho così potuto ve-
dere che al di sotto della vegetazione di quest'anno, per lo più sui
rami che avevano portato le infiorescenze staminifere, si erano svi-
luppate delle nuove ma piccole infiorescenze, contenenti uno o pochi
fiori, e che, a causa della loro piccolezza, sarebbero molto facil-
mente sfuggite all'osservazione, se non ve le avessi proprio ricer-
cate. Osservatele con cura con una lente, ho potuto stabilire che si
(1) Le piante, che mi furono vendute come fiorifere e che realmente trovai
tali, erano state ottenute per mezzo di moltiplicazione vegetativa (cioè per se-
parazione di polloni).
— 124 —
trattava d'infiorescenze o soltanto pistillifere o soltanto staminifere,
ed ho calcolato che la deiscenza delle antere di questi fiori avvenne
più di un buon mese dopo quella delle antere della prima fioritura.
Anche quest'anno sulla pianta sono allegati alcuni frutti, ohe
si trovano isolati ad eccezione di due accoppiati.
Questo individuo di Mi/rica cerifera dunque fiorisce due volte
all'anno non solo, ma mentre nella prima fioritura porta le normali
infiorescenze staminifere — quindi si addimostra come l'individuo
« maschio » della pianta dioica — nella seconda fioritura invece
porta infiorescenze non solo molto ridotte di grandezza (rispettiva-
mente di numero di fiori) ma costituite o soltanto da fiori pistil-
liferi o soltanto da fiori staminiferi e quindi si addimostra come un
individuo monoico.
Siamo in presenza di un caso di anomalìa individuale, oppure
di un fatto che si verifica, sia pure raramente, in qualcuna delle
forme di questa specie ?
Individui di piante dioiche o poligame, che portano eccezional-
mente anche fiori di « sesso » diverso, sono abbastanza noti. I casi
di tali piante, che fanno due fioriture e nelle quali il cambiamento
di sesso avviene nella seconda fioritura, sono invece più rari. Ma
siamo noi sicuri che ciò sia dovuto veramente ed esclusivamente
alla rarità del fenomeno, o non anche al fatto che, avvenuta la
normale fioritura, non si bada più ad un'eventuale rifioritura di
tali individui?
Ricordo qui un caso abbastanza analogo al nostro e comunicato
dal prof. Pirotta al Congresso di Genova: alcuni individui stami-
niferi di (Jliitiiiacrops /unitili* rifiorirono nel mese di luglio del 1912
portando infiorescenze staminifere e pistillifere (1).
Termino questa nota riferendo una vecchia opinione — senza
nai arai mente pronunziarmi in proposito — che attribuirebbe all'età
il •■amliiamento di sesso. 11 Nocca, infatti, parlando della Pistacia
LentÌ8CU8, scriveva: « Finirò coll'avvertire che questa pianta, la
quale giovine porta i fiori dioici, a tarda età la pianta maschile
produce per osservazione dì Kabricio (Hefonst.) i fiori ermafroditi
triandro-pentagini e quindi i fratti » (2).
i i Pirotta Et. — La fioritura estiva della • Chamaerops humilis» Ij. Atti d.
Soc. It.tl. liei- i! Progr. d. Scienze. VI Riunione (Genova, ottobre L912). Roma,
L918, p sia
(2) Nocca L). — Tnstituzioni di Botanica pratica applicabili alla Medicina,
alla Fisiologia, all'Economia ed alle Arti. Voi. Ili, Pavia, L809, j>. 166.
Ann. Bot, XIII
Tav. VI
F. Persone f ol .
Ancora l'esperienza del « Giacinto rovesciato »,
del clott. Bargagli-Petrucci.
Negli Annali di Botanica (voi. XII, fase. 1°. p. 59) la Dr. Bo-
selli riprende in esame il fenomeno del « Giacinto rovesciato », de-
scrivendo vario esperienze nelle quali alcuni bulbi furono costretti
a vegetare, rovesciati, in recipienti di vetro (non contenenti acqua)
tanto all'oscuro che alla luce diffusa, mentre altri vennero invece
disposti in posizione orizzontale od obliqua.
Le conclusioni dell'A. sono le seguenti:
1° che i bulbi di giacinto rovesciati, coltivati in modo da
evitare l'influenza della luce e un incompleto scambio di gas, svi-
luppano scapi fiorali diretti dall'alto al basso;
2° che i bulbi disposti orizzontalmente od obliquamente svi-
luppano scapi incurvati dal basso verso l'alto.
« È dunque evidente (scrive l'A.) che nello scapo fiorale del gia-
cinto la facoltà di reagire allo stimolo geotropico è minore che nella
grande maggioranza delle piante, e che tale facoltà si manifesta in
diverso grado quando il bulbo è orizzontale o inclinato, non si ma-
nifesta più quando il bulbo è capovolto verticalmente.
« In questa sensibilità geotropica poco sviluppata deve ricer-
carsi la causa del curioso fenomeno conosciuto con il nome di espe-
rienza del giacinto rovesciato. L'ipotesi del Maillefer non è a ritenersi
probabile, come è dimostrato dalle esperienze in cui fu evitata la luce»
Parimente l'ipotesi del Bargagli-Petrucci, secondo la quale l'impe-
dito scambio dei gas sarebbe la causa del fenomeno deve essere ab-
bandonata, perchè, come ho dimostrato, l'accrescimento verticale
dall'alto in basso avviene ugualmente alVaria libera, e quindi l'im-
mersione non è una condizione necessaria ».
Alle esperienze della Dr. Boselli credo si possa muovere qualche
obiezione, o, per lo meno, credo che rimanga intorno ad esse qualche
punto da schiarire. Chi dà uno sguardo alla tavola unita al lavoro
si rende conto delle condizioni nelle quali l'A. ha posto il bulbo
— 126 —
in esperienza. Nel testo viene avvertito che nei recipienti Varia
poto va circolare liberamente] però, a meno che non sia stato disposto
un apposito sistema di ventilazione continua (cosa che non risulta)
non mi pare esclusa la possibilità di un accumulo, nell'interno dei
recipienti, di anidride carbonica che, come sappiamo, è più pe-
sante dell'aria e poco diffusibile.
E che l'anidride carbonica diminuisca la facoltà di reagire agli
stimoli è dimostrato dalla mia esperienza 11 eseguita con piante
di UrUca <\
10 non credo quindi che il mio punto di vista debba essere ab-
bandonato, e non credo che le esperienze della Dr. E. Boselli pos-
sano essere considerate come esaurienti.
11 punto che più mi importa rilevare in primo luogo riguarda
le considerazioni teoriche generali che sono contenute nella citata
mia nota. Le esperienze sulle quali basai la mia ipotesi furono
180
,
V
(1) <■. B ARO É LO] ;- l'i J i:i ' ( i — Affline esperirli::'' sui minino itti geotropici
p. Questo è appunto il caso delio
scapo di giacinto rovesciato; e la mia ipotesi teorica concorda pie-
namente con il risultato ottenuto dall'A. che afferma la poco svilup-
pata sensibilità geotropica di quest'organo.
Invece se si esperimenta con organi nei quali p sia piccolo e
g molto grande basterà un piccolissimo angolo a per ottenere g > p,
e questo è il caso dei rami di Urtica, di Tradescantia, ecc., tanto
immersi nell'acqua che nell'aria. Dimostrai però che si poteva ot-
tenere una diminuzione del valore di g sottoponendo l'organo a
determinate condizioni sfavorevoli; fra le quali la dimora in atmo-
sfera troppo ricca di anidride carbonica : e ciò credo debba esser
vero anche per il giacinto.
La discordanza si ridurrebbe a questo (anche ammettendo che
non abbia avuta nessuna influenza l'azione di CO,), che secondo
la Dr. Boselli la capacità di reagire allo stimolo geotropico è pic-
cola sempre nel giacinto, e l'alterato ricambio dei gas non interviene
a diminuirlo. Io invece credo che questa condizione possa inter-
venire a rendere la reazione ancora più piccola, coadiuvando così
l'azione della posizione dell'asse dell'organo.
Esperienze preliminari.
Ma poiché ogni opinione deve essere basata su opportune espe-
rienze, ho cercato di farne alcune che mi sembra vengano a con-
ferma di quanto ho esposto.
La prima esperienza era naturalmente diretta a constatare se
i giacinti, posti a vegetare nell'aria libera ed all'oscuro, in posi-
zione rovesciata, presentavano o no una netta reazione allo stimolo
geotropico. Era insomma la esperienza della Dr. Boselli, opportu-
namente modificata, e naturalmente adottai un dispositivo diverso.
— L28 -
Presi a ciò si deve necessariamente concludere che il giacinto messo
in queste condizioni non reagisce al geotropismo e non si sviluppo
nello stesso modo che neWaria veramente libera) dui che invece si p come nel caso di piante ve-
getanti in condizioni normali di aereazione; e l'inversione di questa
disuguaglianza ha per conseguenza di avvicinare l'organo alla ver-
ticale verso il basso, invece di avvicinarlo prima alla orizzontale
e poi alla verticale verso l'alto come avviene nelle condizioni nor-
mali suddette.
b) che la diminuzione della forza g (reazione allo stimolo
geotropico) non è abbastanza forte per ottenere la disuguaglianza
g < p in piante poste a vegetare in aria confinata o ricca di ani-
dride carbonica in posizione orizzontale, nella posizione cioè nella
quale la forza g ha il suo massimo valore: in questo caso infatti
la pianta si volge verso l'alto, lentamente, ma normalmente.
Per studiare più intimamente il fenomeno occorre ricorrere ad
accurate ricerche chimiche quantitative sulla composizione dell'aria
confinata nella quale il giacinto ha per qualche tempo vegetato, o
dei gas disciolti nell'acqua non aereata nella quale la pianta è im-
mersa, e questa ricerca potrà esser fatta l'anno venturo a tempo
opportuno.
Resta perciò tuttavia incerto se il fenomeno sia dovuto, in defi-
— 136 —
nitiva, alla azione di anidride carbonica in eccesso, o alla deficienza
di ossigeno: ma questa ricerca, ancora da eseguire, mentre potrà
condurre alla perfetta conoscenza dei curiosi fenomeni, non potrà al-
terare la conclusione generica che essi siano dovuti ad alterato ri-
cambio dei gas secondo l'ipotesi già da tempo emessa. Aggiungo che
l'analogia dei fenomeni osservati in rami di Urtica immersi in acqua
cloroformizzata ed in acqua ricca di anidride carbonica, fa pensare
che si possa trattare nei due casi di una analoga azione anestetica
che verrebbe esercitata direttamente dal cloroformio, e forse indiret-
tamente (per effetto di parziale asfissia) dalla anidride carbonica.
R. Istituto Botanico di Firenze, Aprile 1914.
'^/ ■. ' w '■*s~^^s~^' r ~\^s~^s^s '^/"-^y l/\/\/\/
Variazione di gemma in una Quercia
di B. Longo.
(Tav. V)
Un fenomeno degno di nota è quello che si osserva ogni anno,
al mettere delle foglie, in una Quercia annosa, nella località Querce
in quel di Castelnuovo Berardenga verso i 300 metri sul livello del
mare. Un grosso ramo della pianta mostra le foglie già ben sviluppate
quando ancora quelle degli altri rami cominciano appena a svol-
gersi, tanto che, trovandosi questa Quercia proprio presso la strada
rotabile, essa richiama, nel detto periodo, la curiosità di qualche
passante come gentilmente mi comunica l'avv. 0. Tommi, segreta-
rio della Camera di Commercio di Siena, il quale osserva il fe-
nomeno da più di una diecina di anni nell'andare e tornare con
la diligenza da Siena a Castelnuovo Berardenga. Egli anzi mi dice
che, in qualche anno, trovandosi a passare colà proprio nello stadio
più evidente del fenomeno, ha avuta l'impressione come se tutti
i rami della Quercia si fossero disseccati e soltanto quel ramo
fosse sopravvissuto.
Recatomi già nell'inverno sul luogo, volli anzi tutto accertarmi
se eventualmente non si trattasse di un innesto o di un concre-
scimento di due piante; ma ciò si dove escludere, ed ho perciò
atteso con viva curiosità il dischiudersi delle gemme in questa
primavera.
Non ostante la viva raccomandazione da me fatta ad un vet-
turino (che diverse volte alla settimana va e viene da Castelnuovo
Berardenga a Siena e che, come mi aveva detto nel condurmi du-
rante P inverno sul luogo, aveva anch'egli già negli anni scorsi
osservato la curiosa particolarità della Quercia) di avvisarmi quando
il fenomeno fosse nello stadio più caratteristico, per un contrat-
tempo fui avvisato soltanto quando già detto stadio era oltrepassato
di quattro o cinque giorni come mi comunicò P avv. Tommi. In
ogni modo, appena avvisato, cioè il 4 maggio scorso, nel pomeriggio
mi recai sul luogo, e, non ostante, ripeto, che il fenomeno non
fosse nel suo stadio ottimo, pure esso era ancora molto manifesto
sia da vicino che da lontano. Guardando infatti la Quercia ad una
— 13S —
certa distanza, l'insieme del fogliame del ramo in parola spiccava
sull'albero tanto da dare l'idea quasi che si trattasse di un grande
ciuffo di Loranto. Da un contadino, che sali sull' albero, feci con
molta cura staccare un rametto dal ramo in parola ed un altro da
uno degli altri rami, ed esaminati da vicino i due rametti trovai
che il primo presentava le foglie già grandi, bene sviluppate e di
un bel verde, il secondo invece presentava le foglie ancora molto
giovani, piccole, di un verde-grigio, in via manifestissima di ac-
crescimento ; inoltre negli amenti del primo era già avvenuta la
deiscenza delle antere, anzi gli stami erano in gran parte già dis-
seccati, invece negli amenti del secondo, i quali erano in mag-
giore quantità, soltanto in parte era avvenuta la deiscenza delle
antere. Al mattino seguente, nel R. Istituto Botanico di Siena,
dei due rametti, collocati l'uno accanto all'altro, fu fatta la foto-
grafia che è riprodotta nella Tavola.
Man mano che procede lo sviluppo delle foglie va, evidente-
mente, scomparendo la differenza fra il caratteristico ramo ed i
restanti rami della Quercia tanto che, ritornato ancora sul luogo
dopo qualche tempo, il fogliame non presentava più differenze.
TI fenomeno presentato dalla nostra Quercia non è un caso
isolato. Già il Darwin scriveva: « Ho molte volte osservato su i
faggi, e su qualche altro albero, dei rami le cui foglie erano coni-
pletamente <^panse prima che quelle degli altri rami fossero aperte;
e siccome non si poteva in nessun modo rendersi conto di questa
differenza, io presumo ch'essa fosse dovuta ad una variazione delle
gemme, analoga alle varietà precoci o serotino del pesco ordinario
e del noce-pesco (1) ».
('iva le cause determinanti il fenomeno ho già detto che nella
nostra Quercia è da escludersi il concrescimento e l' innesto. Né ho
saputo vedere qualche condizione esterna favorevole o sfavorevole
(esposizione, ecc.) che, agendo su quel ramo in misura diversa che
non su gli altri, potesse renderci conto del precoce sviluppo delle
foglie su ili esso rispetto agli altri della medesima pianta. Ci tro-
viamo dunque in presenza di una variazione senza cause apparenti;
non possiamo però dire senz'altro che si tratti di una variazione
spontanea e brusoa (sport nel senso del Darwin, mutazione nel senso
del De Vries), giacché non possiamo escludere che possa anche
irai ii una manifestazione di atavismo.
Darwin < Variazione degli animali <■ delle piante allo stato domestico.
(Traduz. .i ; ini G.) Torino, 1H7<;, pag. B48
Ann. Box. XIII
Tav. V
k
1£-
Vol. XIII. (pubblicato il 20 Febbràio 19151 Fasc. 2°.
ANNALI DI BOTANICA
PUBBLICATI
DAL
Prof. ROMUALDO PIROTTA
Direttore del R. Istituto e del B. Orlo Botanico di Roma
INDICE.
Campanile G. — Contributo allo studio della recezione eliotro/n'ca nelle piante
secondo la teoria di llaberlandt, pag. 139.
Jacobacci V. — Nuove ricerche sul rapporto tra la sensibilità geotropica nella
radice e la presenza e orientamento degli statoliti, pag. 149.
P erotti R- — Contribuzione alla conoscenza dei rapporti fra « Cytinus Hypo-
cistis >> e « Cistus salvi folins » (con 3 figure nel testo), pag. 151.
Donati G. — Osservazioni sulla struttura fogliare di alcune Quercie nostrali
a foglie persistenti, (con 13 figure nel testo), pag. 157.
Perotti R. — Contribuzione alla conoscenza della fisiologia del « Mycoderma
vini », pag. 169.
Trotter A. — Galanthus nivalis L. e G. major lied. — Contributo allo studio
della variabilità. (Tav. VII-X), pag. 185.
Cortesi F. — Orchidacee nuove e critiche dei dintorni di N'ardo (Lecce), pag. 237.
Carano E. — Ricerche sull'embriogenesi delle Asteracee. (Tav. XI-XVI;, pag. 251.
Brevi comunicazioni : Faure G — Note di Tecnica microscopica, pag 303.
Bibliografia, pag 307.
Riviste, pag. 315.
Notizie, pag 341.
W
ROMA
TIPOGRAFIA ENRICO VOGHERA
1915
Gli Annali di Botanica si pubblicano a fascicoli, in
tempi non determinati e con numero di fogli e ta-
vole non detcrminati. Il prezzo sarà indicato numero
per numero. Agli autori saranno dati gratuitamente
25 esemplali di estratti. Si potrà tuttavia chiederne
un numero maggiore, pagando le semplici spese di
carta, tiratura, legatura, ecc.
(ili autori sono responsabili della forma e del conte-
nuto dei loro lavori.
Xli. — Per qualunque notizia, informazione, schiiirimento, rivolgersi al
l>roi'. Ji. Pibotta. R. Istituto Botanico, Panisperaa 89-B. — ROMA.
Vol. XIII. [pubblicato il 20 Febbraio 1915] Fasc. 2°
Contributo allo studio della recezione eliotropica
nelle piante secondo la teoria di Haberlandt.
Ricerche della Dott. Giulia Campanile.
Per spiegare il meccanismo di recezione della eccitazione lu-
minosa, l'Haberlandt ricorre all'ipotesi che le formazioni lentiformi,
le quali abbondano in genere nella pagina superiore delle lamine
fogliari, abbiano un'importanza specifica nel senso di provocare
la formazione di un'area focale sull'ectoplasma delle cellule epi.
dermiche. Se questa area è centrica, l'organo si trova nella posi-
zione di equilibrio; se è eccentrica, come accade allorquando la
foglia riceve una illuminazione laterale, si determina una ecci-
tazione, la quale, trasmessa a determinati tessuti destinati alla
reazione, obbliga la foglia a piegarsi in modo da disporre la sua
lamina perpendicolarmente ai raggi luminosi. Le cellule epider-
miche quindi, con le loro formazioni lentiformi rassomiglierebbero
ad altrettanti occhi, nei quali la retina sarebbe rappresentata dallo
strato periferico del citoplasma, ossia dall'ectoplasma.
Contro la teoria dell'Haberlandt furono mosse numerose obbie-
zioni derivanti da studi sperimentali di controllo; si tentò in vari
modi di disturbare la funzione di dette lenti e si credè di consta-
tare che la facoltà di recezione resta ugualmente: così il Kniep
ha spalmato la pagina superiore di alcune lamine fogliari con olio
di paraffina; poiché questo ha un indice di rifrazione superiore
a quello del succo e della parete cellulare, il sistema delle lenti
da convergente diventa divergente, ed i raggi luminosi incidenti
sulle cellule formano sulla parete interna di esse una zona me-
diana oscura con un alone chiaro all'intorno: anche così illuminate
le lamine fogliari si dispongono perpendicolarmente alla direzione
della luce. L'Haberlandt ha risposto che la esperienza non può ri-
tenersi concludente perchè anche in questo caso come risultante
si ha una eccitazione centrica. Il Nordhausen poi, paralizza l'azione
Annali di Botanica. — Vol. XIII. 10
— 140 —
diottrica delle lenti di alcune foglie, ricoprendone la lamina con
gelatina il cui indice di rifrazione è vicinissimo a quello del succo
e della parete cellulare: ciò nonpertanto le foglie si orientano.
L'Haberlandt nega l'accuratezza di quest'ultima esperienza, Il Nord-
hausen allora ne tenta un'altra: distrugge mediante confricazione
con polvere di vetro le cellule lentiformi di lamine fogliari di Be-
gonia: esse non perdono la loro sensibilità eliotropica, la rallentano
solo un pochino. Viene infine l'Alberti, il quale, esperimentando
sulla Colocasia esculenta, avrebbe osservato nelle lamine fogliari
di essa movimenti eliotropici. pur avendole private dell'epidermide.
È evidente che se ciò avviene, la facoltà di recezione dello sti-
molo luminoso non può ritenersi esclusiva e caratteristica delle
sole cellule epidermiche (1).
* *
Per cercar di portare un contributo alla questione, ho rivolto
le mie ricerche alla risoluzione di due quesiti:
1° Vi è un rapporto tra la presenza delle cosiddette cellule
lenti dell'epidermide, e la facoltà di ricevere l'eccitazione elio-
tropica ?
"1 ' E possibile la recezione luminosa in organi privati delle
cellule epidermiche? L'importanza di tale quesito può essere fa-
cilmente intesa quando si rammenti che, secondo la teoria del-
l'Haberlandt. l'epidermide dovrebbe rappresentare l'organo specifico
per la recezione luminosa.
Per rispondere alla prima questione, ho creduto opportuno stu-
diare il comportamento di varie piantine, ottenute da seme, alla
luce unilaterale. E chiaro che se solo in un numero limitato di casi
ontrassi la insensibilità eliotropica in organi forniti di cellule
lenti, l'argomento avrebbe un valore relativo, perchè potremmo
dire di trovarci dinanzi ad organi che hanno perduto la loro fun-
zione; ma se invece ciò si verificasse in un numero grande di casi,
si potrebbe avere un argomento di un certo valore contro la
teoria dell'I Uberlandt.
1 M: limito :i questi pochi cenni bibliografici che hanno attinenza di-
a con la nostra questione: il lettore che volo--' i<>noscere con maggiori
particolari la stona di tali ricerche potrà consultare l'ultima edizione del trat-
te .'\\ \kkki.anki : Physiologisehe Pflanzenanatomie, nel quale la sua teoria
è estesamente esposta. La letteratura di tali ricerche è anche sufficientemente
-•iuta nel volume del I'kincìsiikim: I><<- Beùsbewegungen der l'/fauzen, puh-
blicato nel L912.
— 141 —
Ho cominciato con lo studiare la Vida sativa. Questa piantina
germinando produce un germoglio terminato da un ciuffetto di fo-
glioline, le quali hanno la lamina ripiegata su sé stessa lungo la
nervatura mediana. In una sezione trasversale di una foglia si vede
che le cellule epidermiche lentiformi sono più convesse nella pa-
gina inferiore e a prima vista, seguendo il concetto dell'Haberlandt,
ciò potrebbe sembrare un effetto della sua esposizione alla luce:
le foglie, invece, sono eliotropicamente insensibili. Di una sensi-
bilità sorprendente è il fusticino; esponendo infatti a luce uni-
laterale (data da un becco Auer) una piantina di Vida con le fo-
glioline oscurate, essa si curva in un'ora, ad angolo retto, verso
la luce, e se cambiamo la direzione di questa, si raddrizza rapi-
damente curvandosi secondo la nuova direzione dei raggi luminosi.
Il curvamento interessa il fusticino solamente per il primo centi-
metro e mezzo ed avviene nella zona di accrescimento: se espo-
niamo infatti alla luce unilaterale piantine il cui fusticino sia tutto
oscurato, tranne il primo centimetro e mezzo, si osserva in esse un
curvamento eliotropico identico a quello che si ha nelle piantine
non oscurate; e l'intensità del curvamento varia con l'estensione
maggiore o minore della parte illuminata della zona stessa.
Nelle prime esperienze, per trattenere i raggi luminosi, usavo
l'inchiostro di China; ho dovuto però subito smettere questo mezzo
perchè mi sono accorto che esso rallenta considerevolmente l'accre-
scimento; ho quindi sempre adoperato della sottile carta nera, atta
anche essa a trattenere completamente la luce. Le cellule epider-
miche della Vida sativa sono lentiformi anche nel fusticino e
nella radice: questa ultima, come le foglie, è eliotropicamente in-
sensibile. Come la Vida sativa si comportano YErvum lens ed il
Cicer arietinum dalle cellule epidermiche delle foglie fortemente
cutinizzate. Anche nella seguente serie di piantine la sensibilità
eliotropica è limitata al solo fusticino.
Diplotaxis erucoides *.
Diplotaxis tenui folla *.
Malcolma maritima *.
Br astica migra *.
Amarantus retroflexus *.
Amaranta* caudata* *.
Sola nani dulcamara.
Datura stramonium.
Datura quercifolia.
Sinapis alba.
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Coniu m maculatum.
Coriandrum satinili/ *.
Capsicum longum.
CapsicHin annuum.
In tutte queste piante le cellule epidermiche delle foglie coti-
ledonari (li hanno la parete esterna più o meno convessa, sia nella
pagina superiore sia nella inferiore, cellule quindi che, secondo il
concetto dell'Haberlandt, dovrebbero essere considerate come cel-
lule lenti. Le mie esperienze furono condotte contemporaneamente
su piantine verdi ed eziolate, osservando in queste ultime quasi
sempre una maggiore sensibilità eliotropica.
Degno di esser notato è anche il comportamento della Fregia
refracta.
Il germoglio epigeo di questa pianta, reagisco allo stimolo lumi-
noso; la pianta più adulta, ma tuttavia in accrescimento, è elio-
tropicamente insensibile. Interessante è il fatto che le foglie giova-
nissime del germoglio, hanno la parete esterna leggermente convessa
rivestita di cutina, le foglie più adulte invece hanno la parete esterna
fornita di una, due, tre e perfino quattro piccole sporgenze a capez-
zolo, presentano cioè una conformazione ancora maggiormente adatta
per la concentrazione dei raggi luminosi, e, come abbiamo detto,
sono insensibili allo stimolo luminoso.
In questa prima parte d'esperienze non ho quindi, quasi mai,
trovato un rapporto tra la presenza di cellule lenti e la facoltà di
recezione dello stimolo luminoso. Questo risultato, pur essendo,
come ho già accennato, di un valore molto relativo, pure fa sor-
gere qualche dubbio sulla teoria dell'Haberlandt.
Esperienze sulla Colocafia esculenta. Di alcune esperienze sulla
Colocafia antiquorum già riferii nel VII Congresso della Società
Italiana per il progresso delle Scienze; ho ora completato altre
esperienze sulla Colocasia esculenta, la quale specie era per me
più interessante, costituendo il materiale sul , nelle sue condizioni normali di vege-
(1) Solo in alcune 'li queste piante (segnate con l'asterisco) ho studiato
la Strattura delle cellule epHermiche <• la sensibilità alla luce delle prime
foglie normali, struttura e sensibilità identica a quella riscontrata nelle foglie
cotiledonari.
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tazione. Ho compiuto le mie esperienze su piante di differente età.
varie quindi per altezza del picciuolo e grandezza della lamina
fogliare, la quale, quando la pianta è adulta è completamente piana
e forma con il picciuolo un angolo ottuso.
1" Esperienza. — Ho posto in una cassa di legno verniciata in
nero, fornita di un'apertura circolare in una delle pareti laterali,
una pianta di Colocasia esculenta (altezza del picciuolo — : 28 cm.)
in modo che la sua lamina fogliare venisse colpita nella pagina
superiore da luce radente. Dopo 2 giorni (accrescimento = 7 cm.)
la pianta si è incurvata fortemente in direzione della luce, l'incli-
nazione però della lamina fogliare rispetto ai raggi luminosi ra-
denti, è rimasta sempre la stessa, non si è avuto cioè orientamento.
Volendo stabilire se la recezione dello stimolo luminoso avviene
nella lamina o nel picciuolo, ho accuratamente oscurato questo ul-
timo con una guaina di carta nera fino al punto eli inserzione della
lamina fogliare. Ho quindi rimesso la pianta nella cassa nella iden-
tica posizione di prima, avendo avuto però cura di tenerla 2 giorni
al buio per farla ritornare nelle sue condizioni primitive. Ho aspet-
tato 4 giorni (accrescimento — 8 cm.) ma non ho constatato nessun
movimento del picciuolo, né orientamento della lamina. Per ben
25 volte ho ripetuto su diversi esemplari questa esperienza otte-
nendo sempre lo stesso risultato. Noto però d'avere osservato una
volta un movimento di torsione del picciuolo in una pianta di
Colocasia esposta a luce unilaterale con la sola lamina non co-
perta di carta nera. Questo movimento osservato lo credo indi-
pendente dallo stimolo luminoso, avendolo presentato anche un'altra
pianta di Colocasia tenuta al buio, prima di esporla alla eccita-
zione luminosa.
Ho voluto trascrivere per intero le indicazioni riguardanti l'ac-
crescimento del picciuolo nelle singole esperienze, allo scopo di
dimostrare che il mancato curvamento non dipende da deficienza
dell'accrescimento medesimo, sempre notevolissimo, come risulta dai
dati, ma dal fatto che la lamina fogliare non è in grado di ricevere
l'eccitazione luminosa, e di trasmetterla ai tessuti sottostanti in
accrescimento. Sembrava ora opportuno vedere che cosa accadeva
in queste stesse piante sempre in accrescimento, quando oscurata
la lamina si fosse esposto il picciuolo alla illuminazione laterale.
In ciascuna pianta ho quindi compiuta l'esperienza inversa, ho cioè
liberato il picciuolo e coperta invece con carta nera la lamina fo-
gliare, lasciando, s'intende, la pianta sempre nella cassa di legno,
nella posizione descritta. La pianta si è incurvata fortemente, dopo
144 -
2 giorni circa, in direzione della luce, senza orientarsi, si è cioè
comportata come la prima volta, quando né il picciuolo né la la-
mina erano coperti.
Esperienze a luco unilaterale su piante di « Colocasia esculenta »
aventi il picciuolo oscurato.
T. li) C.
Altezza del picc nolo
prima e dopo
l'è partenza
Accrescimento
Durata dell'esperienza
Curvamente!
CU
et».
giorni
65-1
8
2
13-60
7
2
62-70
8
3
28 35
7
2
23-4]
18
2
55-00 '/,
5 7,
2
60-S1
21
5
(1
31-49
18
4
3 7,-59
20 7,
5
60 72
12
5
48 no
12
5
49 53 7,
4 7,
3
30 40
10
3
13 62
9
5
69 7,-81
io 7,
5
72 7,-76
4
79-86
6
5
16 7,61
'7,
5
45-1
8
5
28-34
G
2
19 85
6
2
20 !"
20
4
35 42
7
fi
10 18
8
:;
5
3
O
A. imi- di queste esperienze furono ripetute sulla stessa pianta,
'lopo averla riportata al l>uio, averne provocai,") il raddrizzamento
«■ I aver constatato che non avevan Luogo movimenti autonomi. Per
le 25 esperienze furono usate 8 puniti'.
— 145 —
Possiamo affermare dunque che la recezione dello stimolo luminoso
avviene soltanto nel picciuolo, e che non vi è trasmissione di eccita-
zione, perchè la reazione ha luogo nello stesso organo die si curva. Ho
creduto quindi inutile, avendo constatato ciò, ripetere le esperienze
dell'Alberti su piante le cui foglie fossero state private dall'epider-
mide ; ho tentato invece di togliere questa al picciuolo per vedere
se nell'epidermide di esso fosse localizzata la facoltà di recezione
dello stimolo, ma la pianta non ha resistito al trauma.
Struttura delle cellule epidermiche. — In una sezione trasversale
di una lamina fogliare di Colocasia esculenta, vediamo che le cel-
lule epidermiche della pagina superiore hanno tuttala parete esterna
fortemente convessa, quelle della pagina inferiore invece hanno la
parete esterna, piana lateralmente, nel mezzo sporgente fortemente
a cupola. In corrispondenza della nervatura principale, le cellule
epidermiche della pagina inferiore sono più allungate, con la pa-
rete esterna tutta leggermente convessa, rivestita di un conside-
revole strato di cutina pieghettata. Tra queste cellule cosi confor-
mate e quelle caratteristiche a cupola centrale, ve ne è sempre
qualcuna di forma intermedia la cui parete esterna oltre che da
un forte strato di celluiosi è rivestita anche di un leggero strato
di cutina: doppio rivestimento questo che si trova in tutte le cel-
lule epidermiche di questa lamina fogliare, tranne in quelle della
pagina inferiore poste in corrispondenza della curvatura mediana.
Nel picciuolo le cellule epidermiche hanno la parete esterna leg-
germente convessa, quasi piana, rivestita di un forte strato di cu-
tina pieghettata. Vista una così bella struttura lentiforme nella epi-
dermide della pagina inferiore della lamina fogliare, ho creduto
opportuno tentare un'ultima esperienza, ho cioè illuminato con
luce radente la lamina dal disotto; ma anche in questo modo ho
ottenuto risultato negativo.
Le esperienze dell'Alberti dunque sulla Colocasia esculenta, non
possono, secondo 11 le mie ricerche, essere concludenti, poiché ad esse
manca la base, essendosi dimostratala lamina fogliare completamente
insensibile all'azione della luce. L'autore forse, nelle poche esperienze
fatte, è stato tratto in inganno da quei movimenti autonomi di tor-
sione del picciuolo, movimenti cui sopra accennai. Le mie ricerche su
questa pianta possono avere un certo valore, relativo s'intende, contro
la teoria dell'Haberlaudt: esse infatti dimostrano la sensibilità elio-
tropica di un organo [picciuolo) le cui cellule epidermiche hanno la
parete esterna quasi piana, la insensibilità eliotropica invece di un
altro (lamina fogliare) le cui cellule epidermiche hanno una eviden-
tissima e splendida forma lenticolare.
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Esperienze su alcune piante (/rosse. — Volendo tentare l'espe-
rienza dell'Alberti su altre piante, mi sono rivolto a quelle grasse
che per le loro foglie carnose possono resistere alquanto alla aspor-
tazione della epidermide.
Tra le molte studiate, ho potuto trovarne alcune (Cotìledon or-
biculata, < 'a lactea, Kalahkoe Cassiopea, Kulan. Schimperiana\
reagenti fori te allo stimolo luminoso ed in un tempo breve,
relativamente alle altre piante grasse che in genere non si prestano
a questi studi per i loro movimenti eliotropici deboli e lenti. Queste
quattro piante presentano presso a poco la stessa struttura nelle
lule epidermiche e si comportano ugualmente quando ricevono
una eccitazione luminosa. Dopo tre giorni infatti di esposizione alla
Iure unilaterale presentano in tutti i germogli in accrescimento un
curvamento sensibilissimo in direzione della luce. Questo curva-
mento avviene ugualmente se nella pianta in esperienza si copre
con carta nera o il solo caule, o le sole foglie, la recezione dello
loIo luminoso avviene dunque tanto nell'uno che nelle altre.
Kalarikoe Schimperiana. — Le foglie di questa pianta come nella
Kalankoe Cassiopea, prendono, a seconda dell'età, tre posizioni di-
ite: giovanissime sono rivolte verticalmente in alto, più grandi
diventano normali al caule, adulte si piegano all' ingiù, diventando
quasi parallele ad esso.
La prima volta ho asportato l'epidermide ad una lamina fogliare
di media grandezza, normale quindi al fusto, e l'ho denudata
ipletamente intaccando l'epidermide leggermente con un rasoio
o con un ago a lancetta, e tirandola via, con una pinza, a piccoli
lembi. Compiuta questa operazione con molta pazienza, cercando
di non rovinare il palizzata sottostante, ho spalmato la lamina fo-
gliare di un o strato di vasellina purissima; ho poi tenuto la
pi. mta due giorni al buio per sottrarla all'influenza del trauma e
per vedere se questo agisse come stimolo. La pianta non ha reagito,
<• la foglia si è mantenuta beo turgida mostrando ohe i tessuti sot-
tanti non ciano stati sensibilmente danneggiati ; li" inline posta
lianta in una cassetta (li legno verniciata in nero, in modo che
atrando da un foro praticato in una sua parete, venisse a
colpire la foglia operata, obliquamente, in quella direzione cioè clic
edentemente avevo notato essere opportuna per provocarne il
movimi . La foglia in tre giorni circa si è sollevala, ed un po-
chino orientata in direzione dei raggi luminosi, riducendn L'an-
ohe formava col fustioino ad un angolo acuto di 70°
circa. È lunule dire clic durante que oerienza tutta la pianta,
— 147 —
compresa la regione d'inserzione sul caule della foglia operata, era
accuratamente ricoperta con carta nera.
In un seconda esperienza ho asportata l'epidermide ad una foglia
più giovane della precedente, formante con il caule un angolo di
circa 00°. L'ho spalmata di vasellina, l'ho tenuta 2 giorni e più al
buio ed infine ho messa la pianta nella stessa cassa di prima, in
modo che i raggi luminosi fossero radenti alla pagina superiore
della lamina fogliare. Questa in tre giorni ha presentato un movi-
mento di torsione verso la sorgente luminosa, si è orientata cioè in
modo da ricevere meno obliquamente i raggi luminosi. Con iden-
tico risultato la stessa esperienza è stata ripetuta altre tre volte.
Oltre che sulla Kalankoe Sdii m per iana, l'esperienza del denudamento
dell'epidermide l'ho eseguita sulla Kalankoe Cassiopea. Anche qui
per tre volte ho potuto constatare l'orientamento verso la luce di
lamine fogliari senza epidermide : una volta la reazione è stata così
evidente, che colpita con luce radente una foglia quasi adulta, pa-
rallela quindi al caule, essa si è orientata tanto in direzione dei
raggi luminosi eia diventare normale ad essi. In tutte queste espe-
rienze le foglie trattate si mantennero per lungo tempo completa-
mente turgide.
Struttura delle cellule epidermiche. — Quasi tutte le cellule epi-
dermiche della lamina fogliare di queste piante grasse da me stu-
diate, hanno la parete esterna convessa e rivestita di cutina, sia
nella pagina superiore, sia nella inferiore. Quelle del caule sono
ancora più lentiformi ed anche rivestite di cutina.
Queste esperienze, per il rigore con cui furono condotte, per-
mettono di ritenere che, in questo caso almeno, i movimenti fo-
gliari provocati dalla luce, avvengono anche dopo l'asportazione
dell'epidermide.
Conclusioni — Nelle mie esperienze sulla Vida saliva, Cicer
arietinum, Diplotaxis, ecc., non ho quasi mai trovato un rapporto tra
la presenza di cellule lenti e la facoltà di recezione dello stimolo
luminoso ; nelle esperienze condotte sulla Colocasia esculenta e sulla
C. antiquorum, la recezione dello stimolo è dimostrata risiedere in
un organo (picciuolo) fornito di cellule epidermiche quasi piane in
confronto a quelle foggiate splendidamente a lente, esistenti in un
altro organo (lamina fogliare; completamente insensibile alla luce;
nelle piante grasse infine, dove questo rapporto sembrerebbe esserci,
abbiamo visto che la reazione alla eccitazione luminosa avviene
anche privando la lamina fogliare dell'epidermide.
— 148 —
Dal complesso dunque delle mie esperienze, non resta confermata
l'ipotesi deirilaberlandt, sul valore specifico dell'epidermide, come
apparecchio esclusivo di recezione dell'eccitazione eliotropica.
I risultati di queste mie ricerche fanno parte della tesi di laurea
assegnatami del prof. R. Pirotta ed eseguita sotto la direzione sua
e del prof. C. Acqua di fisiologia vegetale.
Nuove ricerche
sul rapporto tra la sensibilità geotropica nella radice
e la presenza e orientamento degli statoliti
della Dott. V. Jacobacci
Nel lavoro da me pubblicato sul « rapporto tra la sensibilità
geotropica nella radice e la presenza e orientamento degli statoliti »
dimostrai come nel Cicer arietinum Linn., contemporaneamente alla
presenza ed orientamento degli statoliti nella cuffia dell'apice
radicale si constatasse uno spiccato geotropismo, e come alla man-
canza o al non avvenuto orientamento di essi corrispondesse nel
maggior numero dei casi una anormalità nella direzione dell'ac-
crescimento della radice, la quale, invece di dirigersi in basso se-
guendo la linea verticale, si accresceva nella direzione orizzontale,
oppure in quella contraria alla geotropica, cioè dal basso verso l'alto.
Seguitando i miei stadi sull'argomento volli estendere le osser-
vazioni ad altri casi, per vedere se anche altre piante presentassero
anomalie simili a quelle del Cece, e presi ad esaminarne parecchie.
In un gran numero di piante trovai che le radici erano sempre
geotropiche e sempre fornite alla cuffia dell'apice di grande quan-
tità di statoliti orientati; cosi nel Lupinus luteus Linn., Vida faba
Linn., Lathyrus cicero, Linn., Mucuna gigantea D. C, Arachis hypo-
gaea Linn. tra le Leguminose; \\e\V Acanthus mollis Linn. (Acan-
tacee), nella Luffa acutangula Roxb. (Cucurbitacee).
In altre piante trovai invece delle deviazioni molto notevoli, e
tra queste presi in particolare esame la Cucurbita maxima Duch.. e
su di essa potei compiere parecchie osservazioni.
Le prime culture di semi di Cucurbita maxima le feci in camera
umida avente il fondo coperto da uno strato di sabbia di vetro
dello spessore di circa un centimetro, sabbia che mi serviva per
mantenere in una posizione determinata i semi germinanti ; l'apice
dell'embrione del seme si trovava rivolto in alto, e quando le radici
si sviluppavano, alcune si curvavano dirigendosi in basso, altre se-
guitavano ad accrescersi verso l'alto.
— 150 —
In altre culture successive poggiai i semi germinanti in camera
umida sopra reticelle di cotone a larghe maglie, tese su di un telaio
di vetro, sostenuto anche da piedi di vetro; in questo modo i semi
si trovavano adagiati su di una superficie orizzontale ed in una
perfetta camera umida, senza essere in contatto con nessuna su-
perfìcie bagnata. In queste nuove culture molti semi si mantene-
vano orizzontali, mentre altri si piegavano in basso. Perciò tanto
nelle culture precedenti, quanto in quelle che seguirono, si ebbero
alcune radici nettamente geotropiche, altre nettamente ageotropiche.
Sezionati gli apici al microtomo e colorati con una soluzione
di iodio in ioduro di potassio, rilevai che nelle geotropiche gli sta-
toliti erano abbondantissimi ed orientati, mentre nelle ageotropiche
mancavano quasi assolutamente del tutto; e precisamente:
in apici radicali geotropici presentavano amido orientato, e su
45 apici radica/i ageotropici, 41 mancavano di amido, I saltanti) i>"
erano [orniti, ed in questi era orientato.
( 'ome si vede questi resultati perfettamente si accordano con
quelli ottenuti nello studio fatto sul Cicer arietinum, anzi confer-
mano maggiormente i fatti osservati, e portano un contributo sempre
maggiore alla dimostrazione della teoria dell'Haberlandt.
Contribuzione alla conoscenza (lei rapporti
fra Cytinus Hypocistis e Cistus salvifolius
della Dott. E. Perotti
(con 3 figure nel testo)
Il Cytinus Hypocistis, ascritto generalmente alla famiglia delle
Rafflesiacee, di cui sarebbe 1' unico rappresentante europeo, è un
oloparassita che s' è adattato a vivere sulle radici di alcune specie
del genere Cistus. Il sistema vegetativo del parassita si sviluppa
tra il cambio e il legno della radice ospite ed origina delle gemme
endogene, le quali, rompendo la corteccia del Cistus, escono al-
l'esterno, svolgendosi in un germoglio fornito di foglie squami-
formi e terminante con un corimbo di fiori diclini, che emerge alla
superficie del suolo. Si debbono dunque distinguere nel ciclo di
sviluppo del parassita, due fasi: una fase endogena, di più lunga
durata, nella quale il parassita penetrato nell' ospite vi sviluppa
l'apparato assorbente e produce le gemme endogene, ed una fase
esogena, che comincia dal momento in cui queste escono dalla ra-
dice ospite e termina colla maturazione dei semi e il conseguente
disseccamento del germoglio fiorale.
Poco è stato scritto intorno al Cytinus Hypocistis : la memoria
più recente sulla sua biologia è quella del Fraysse (1), che studiò
del materiale parassita di Cistus monspeliensis nei dintorni di Mont-
pellier. Il Fraysse non riusci a far germinare i semi di Cytinus ; non
potè quindi determinare come l'infezione avvenga. S'occupò tut-
tavia 'di tuttala parte rimanente del ciclo di sviluppo del parassita.
Io m' occupai esclusivamente della fase endogena : non potei
fare ricerche sul modo di prodursi dell'infezione (intorno al quale
nulla si conosce) poiché non potei ancora raccogliere i semi di
Cytinus.
Raccolsi il materiale d'osservazione nei dintorni di Roma e pre-
cisamente nella località detta « Valle d'inferno », dove il Cytinus
(1) A. Fraysse. — Contribution a la biologie des plantes Phanerogames pa-
rasite*. — Montpellier, 1906.
— 152 —
vive parassita sulle radici d'individui di Cistus salvi folius. L'ospite
non risente gran danno per la presenza del parassita: però le radici,
che portano traccia di germogli di Cytinus sviluppatisi negli anni
precedenti, sono non di rado parzialmente o totalmente morte.
Nelle radici infette v'è un tratto in cui il parassita raggiunge
il massimo sviluppo, riconoscibile già esternamente, perchè la ra-
dice vi si presenta, a seconda dello stadio di sviluppo del parassita,
ingrossata, o con rigonfiamenti (che corrispondono ai punti in cui
si van formando le gemme), oppure porta i germogli di Cytinus. Ai
lati di questa zona lo sviluppo del parassita decresce, finché ne
scompare ogni traccia.
Dice il Fraysse che l'apparato assorbente, paragonabile a un
« thalle assez complexe », nelle sezioni trasversali praticate in
corrispondenza d'un germoglio di Cytinus^ si presenta costituito da
un anello o un arco di cerchio, che s'installa tra legno e cambio
della radice ospite. In esso sono chiaramente distinguibili tre regioni:
1" una regione mediana (la « zona generatrice »; con cellule a pareti
sottili, allungate tangenzialmente, con nucleo voluminoso, le quali
si segmentano con grande rapidità, originando 2 ' una regione in-
terna e 3° una regione esterna che vanno a connettersi la prima
col legno e la seconda colla corteccia dell'ospite : nell'una e nell'altra
le cellule sono disposte in serie radio-concentriche. Nell'interna,
che si sviluppa maggiormente, si producono qua e là dei cordoni
pluricellulari, che penetrano nel legno seguendo i raggi midollari e
si fermano a distanze variabili dal centro della radice ospite. In
alcuni casi si formano dei veri cunei di cellule, i quali coni pene-
trano il legno dell'ospite : un cuneo molto sviluppato esiste sempre
nei punti da cui trae origine un germoglio di Cytinus. Contro la zona
generatrice si differenziano, dal lato interno, dei corti tracheidi
spiralati e anulati o largamente rigati, che vanno a connettersi per
serie più o meno regolari col legno, al quale tolgono l'alimento mi-
nerale.
I tracheidi in rapporto diretto col legno della radice ospite sono
a spire regolari, e s'applicano contro le pareti punteggiate dei vasi
dell'ospite.
La regione prodottasi esteriormente alla zona generatrice è per
solito meno estesa: in origine s'appoggia contro il libro o il cam-
bio dell'ospite, poi, siccome quest'ultimo continua a funzionare,
viene a trovarsi a contatto col legno: questo è attraversato da cor-
doni cellulari, e il nieristema esteriore alla « zona generatrice » si
linea, prendendo una fisionomia « identica » a quella dell'interno.
Darò, prima di procedere a ciò che io ho osservato, un rapido
— 158 —
cenno della struttura d'una radice adulta normale dell'ospite: in
essa il legno secondario è costituito : 1° da vasi con ispessimenti
lignificati punteggiato-rigati ; 2° da parenchima legnoso, situato in
generale intorno ai vasi; 3° da parenchima dei raggi midollari :
4° da fibre legnose con pareti .fortemente ispessite. Al di là della
zona cambiale si hanno, prima la corteccia secondaria, costituita
nella sua parte vicina al cambio da tubi cribrosi con cellule annesse,
da parenchima cribroso e parenchima elei raggi midollari, poi le
fibre pericicliche a pareti assai spesse, che formano un anello quasi
continuo, ed infine un parenchima formato da grosse cellule, fra le
quali sono frapposti qua e là gruppi di fibre. Alla periferia si va
producendo il sughero.
Riguardo al Cytinus le mie osservazioni collimano in generale
con quelle del Fraysse.
Ohe i tracheidi servano a fornire al parassita l'acqua con i sali
minerali in essa disciolti è provato da parecchi fatti: ma questa
non è, a parer mio, la loro unica funzione. I primi tracheidi si
formano, come ho già riportato, a ridosso della zona generatrice,
sono isolati o a piccoli gruppi e non hanno nessun rapporto col
legno dell'ospite. Più tardi essi aumentano di numero e sono col-
legati gli uni agli altri, essendo disposti secondo linee a zig zag
decorrenti in vario senso. Questo si può dedurre da sezioni longi-
tudinali tangenziali e radiali, mentre nelle trasversali i tracheidi
si direbbero in molti casi riuniti a formare piccoli gruppi separati
gli uni dagli altri. Qua e là serie di pochi tracheidi mettono in rap-
porto quel sistema di tracheidi con il legno dell'ospite.
I tracheidi sono più abbondanti nei punti in rapporto con ger-
mogli già considerevolmente sviluppati, e questo fatto è una prova
della loro funzione assorbente. Il loro numero varia però anche
col variare dell'ospite, variabilità che potrebbe dipendere dal di-
verso grado d'umidità del suolo, in cui vegeta il Cistux infetto.
I tracheidi situati entro il legno dell'ospite mancano spesso sul
principio : essi traggono origine da cellule di quei cordoni pluri-
cellulari che s'avanzano nel legno dell'ospite, approfittando non di
rado dei raggi midollari. Infatti le pareti di alcune cellule dei cor-
doni assorbenti prendono degli ispessimenti lignificati a spira, in
generale : v'è pure qualche tracheide reticolato (piuttosto che rigato)
lungo il decorso di questi cordoni. Si possono avere del resto anche
qui i vari gradi di passaggio tra reticolo e spira.
Sono questi tracheidi frapposti agli elementi legnosi dell'ospite
che hanno, a parer mio, in alcuni casi, funzione meccanica, anziché
quella d'assorbimento. Infatti non sempre lignificano le cellule che
— 154 —
si trovano a contatto coi vasi dell'ospite : può darsi il caso di ve-
dere, lungo il decorso d'un cordone assorbente, lignificate una,
due, o più cellule che si trovano in punti in cui questo rasenta fibre
legnose e parenchima midollare; mentre non sono lignificate altre
in corrispondenza ai vasi. Questi elementi debbono quindi avere fun-
zione meccanica. Una prova di ciò sta pure nel fatto che in una ra-
dice in cui l'infezione s'era propagata quand'era più adulta del solito,
e che soarseggiava di vasi ed abbondava di libre, i tracheidi erano
più numerosi. Per il più notevole sviluppo dei tessuti meccanici
iveva esercitare maggior pressione sul parassita, prova ne
è il fatto che potei scorgere anche qualche tracheide schiacciato.
I Sguardo alla regione esteriore alla zona generatrice, debbo so-
lamente osservare che. se è vero che questa regione subisce delle
modificazioni quando viene a trovarsi a contatto col nuovo legno,
prodottosi per attività del cambio, che il parassita ha spinto verso
io, non si può tuttavia dire, a parer mio, che essa prenda
un aspetto identico a quello della zona interna alla zona gene-
ratrice.
11 Fraysse fa brevissimi cenni circa il modo col quale L'infe-
zione s'estende dai punti infetti
ad altri più o meno lontani.
Egli scrive che l'apparato assor-
bente termina « en une espèce
de cul-de-sac, par quelques cel-
lules à parois minces. intime-
ment accolées contre les élénients
1 igneu x de l'hóte » (1).
lo mi sono occupato di ciò
più diffusamente. L'estensione
dell'infezione si verifica per mez-
zo «li cordoni cellulari, simili a
quelli che s'avanzano nel Legno
e nella corteccia dell'ospite, ai
limiti interno ed esterno del cor-
po vegetativo del parassita. 1 ri-
fatti, Tacendo una serie di se-
zioni a partire da un punto in
cui una radice non è ancora in-
ietta, per giungere ad uno in cui
L'infezione è ben evidente; potei osservare ohe il parassita comin-
cia a rivelare la sua presenza con dei cordoni di grosse cellule, che
(1) Moni.
— loo —
spiccano nella zona cambiale della radice ospite, della quale occu-
pano frequentemente parte d'un raggio midollare. Si tratta ora di
tre o quattro cellule, ora di un numero maggiore, disposte sempre
in serie radiali, e delle quali le più interne
hanno cominciato sovente ad invadere il
legno dell'ospite e le più esterne la cortec-
cia secondaria (fig. 1).
In altri punti si hanno gruppi di non
molte cellule, provenienti evidentemente da
uno o più di quei cordoni, che si sono al-
largati per segmentazione delle loro cellule
soprattutto al limite fra legno e cambio
(fig. 2).
Altrove esistono qua e là, tra il legno
e la corteccia dell'ospite, delle plaghe di tes-
suto di Cytinus molto più estese e distingui-
bili in tre zone corrispondenti a quelle dell'apparato assorbente nel
suo completo sviluppo (fig. 3). Questi ammassi in qualche caso sono
Annali di Botanica. — Voi.. XIII. 11
— 156 -
isolati, in altri tendono a venire a contatto ed a fondersi coi vi-
cini: i confini tra l'uno e l'altro sono però ancora indicati dagli
avanzi di parte della zona cambiale e cribrosa interposte. Final-
mente i resti disorganizzati dell'ospite tra un ammasso e l'altro
scompaiono, e questi si fondono e concrescono, in modo che si
viene ad avere, fra legno e cambio, un arco di cerchio, od un intero
anello di parassita.
Cosi il Cytinus s'infiltra dapprincipio lentamente fra i tessuti
dell'ospite e cresce con essi, il che spiega, in parte, il decorso ir-
regolare ? le deformazioni degli elementi legnosi (soprattutto dei
vasi , nella regione periferica del legno dell'ospite, che s'è svilup-
pata insieme con 1 primi cordoni pluricellulari del Cytinus. Lo
ìSO dicasi del legno, che si produce in molti casi esteriormente
al Cytinus. In questi punti è più evidente l'azione meccanica del
parassita sull'ospite.
Del resto, come ben ha osservato il Fraysse, il Cytinm si vale
per penetrare nel legno, specialmente dell'azione chimica, producendo
enzimi che sciolgono le pareti lignificate, e riducono in molti casi
il legno dell'ospite ad un nucleo centrale, da cui si staccano
raggi costituiti da elementi in via di riassorbimento, schiacciati
dai tessuti invadenti del parassita
Osservazioni sulla struttura fogliare
di alcune Quercie nostrali a foglie persìstenti
della Dott. G. Donati
(con 13 figure nel testo)
Le Querele, delle cui foglie ho studiata la struttura comparata,
sono: Q. Ilex L., Q. Suber L., Q. occidentalis Gay e Q. cocci fera L.
Le sopra indicale specie di Querele hanno una struttura fogliare
istologicamente simile; in quanto che in ognuna il mesofillo è costi-
tuito sullo stesso tipo. L'epidermide consta di uno strato di cellule
a pareti fortemente ispessite e a cuticola anch'essa molto svilup-
pata. Il tessuto spugnoso o merenchima è ridotto, sopra tutto in
determinate condizioni che indicherò, per il grande sviluppo del
palizzata e si presenta fornito, più o meno abbondantemente, di
cristalli di ossalato di calcio isolati o riuniti in macie. Al di sotto
dell'epidermide il mesofillo si differenzia sulle due pagine in un
tessuto a palizzata, risultante, nella pagina superiore, di uno o più
strati di cellule molto alte, in cui si riscontrano a volte cristalli
di ossalato di calcio, e nella inferiore di un solo strato di cellule
basse. Questa struttura fogliare, con uno strato inferiore di mesofillo
a piccole cellule a contatto fra loro come in un palizzata, fu chia-
mata da alcuni autori (1) isolaterale o subcentrica. Secondo me,
però, tale denominazione non è esattamente applicabile, essendo il
palizzata della pagina superiore diverso da quello della pagina
inferiore, perchè ha uno sviluppo sempre molto maggiore; inoltre
ha cellule più o meno a perfetto contatto sui lati, cosa che non
avviene completamente per lo strato inferiore.
Dall'osservazione di foglie giovanissime si deduce che questo
tessuto si origina già come un parenchima a palizzata prestissimo,
contemporaneamente a quello superiore; ma si sviluppa assai lenta-
mente, e si mantiene sempre di una sola serie di cellule. Se queste
(1) Soleredeii. — Systematische Anatomie des Dicotyledonen. Stuttgart,
1899, p. 890;
Id. — Erg cinzxiny sband, 1908, p. 808.
— 158 —
cellule 1 , anzi che prismatiche, si presentano isodiametriche allora si
ha l'aspetto piuttosto di un parenchima spugnoso.
Sull'epidermide sono
impiantati dei peli stel-
lati (figure 1, 2. 3) e tal-
volta peli capitati li-
gure 4, 5). Quelli a stella
risultano di un numero
vario di raggi, oscillante
tra sei e dieci : i più co-
muni sono a sei- sette
raggi. La loro parete è
lignificata allo stato a-
dulto.
I singoli raggi del pelo constano di una cellula terminante in
punta, con cavità che va riducendosi di lume dalla base verso l'apice.
L'intero pelo è circondato da
cellule epidermiche più grandi
delle altre, un po' sporgenti
dal livello della cuticola.
Per ognuna delle specie
studiate riporterò qui sotto i
risultati ottenuti :
Q. lìr.r L.
1 >i questa Quercia ho stu-
diato foglie giovani ed aduli".
Il materiale venne preso da
mi esemplare nel giardino an-
nesso al K. Istituto botanico
la esemplari del 1'. < >n o
botani
Le foglie giovani del
Et, Orto botanico, colte il I"
giugno, esaminate al micro-
bio presentano peli stellai i
sulla pagina inferiore e raris
simi sulla superiore; il ti
t0 B palizzata è pOCO svi-
luppato.
Le foglie giovani dell'
sempl >nte nel giardino dell'Istituto (fig. 6), rivolte a sud,
— 159
esposte al sole, colte il 25 giugno, presentano due o tre strati di
palizzata a cellule alte, peli stellati sulla pagina superiore e, in
maggior numero, sulla inferiore.
Le foglie adulte rivolte a sud e ad ovest, alla periferia del-
l'albero e perciò esposte alla luce, sono abbastanza spesse per il
tessuto a palizzata di due o tre strati: i peli sono numerosissimi
sulla pagina inferiore e sulla superiore in numero esiguo. Essi sono
— 160 —
molto rilevati sulla superficie fogliare, perchè circondati da un grup-
petto di cellule epidermiche sporgenti sulle altre. Tale carattere
dei peli è costante per Q. Ilex.
Le foglie adulte rivolte a est, di rami esterni dell'albero, ma
orni "reggiate da alberi vicini, hanno il tes-
suto a palizzata basso, di un solo strato di
/ cellule e peli stellati soltanto sulla pagina
inferiore e anche qui in numero limitato.
Le foglie adulte del centro dell'albero, per-
ciò non molto illuminate, sono sottili (fig. 7);
i peli sono in numero mediocre sulla pagina inferiore, e sulla su-
periore pochissimi. L'epidermide ha cellule molto ispessite e allun-
gate tangenzialmente. Il palizzata è di un solo strato
e da esso si passa allo spugnoso, piuttosto lasso, gra-
datamente, senza netta distinzione. Ho sempre no-
tato in tutte le sezioni da me fatte, la presenza del
tessuto spugnoso, per cui è esagerato quanto dice
il Solereder il) e cioè che la struttura fogliare in
Q. Ilex alle volte sia centrica, perchè il mesofillo consta total-
mente di parenchima a palizzata.
p oo o o con ooon
mini k
Cf®OC0D0
'PpOOODDS
OUOfjQOOOOOO
Riporto qui alcune misure di spessore fogliare medio:
foglie esterne |j. 253
interne |&. L32
Le varie foglie di Q. Ilex prese al centro e alla periferia dello
30 albero o di alberi diversi oi mostrano, dunque, notevoli diffe-
renze nello sviluppo del mesofillo in generale e del palizzata in
(1) SOLEBJZDBR. — I>. C.
— 161 —
particolare e nel numero dei peli. Quelle della periferia poi diffe-
riscono anche fra loro, mentre quelle del centro si mantengono di
uno stesso tipo: sottili di sei-sette strati, di cui uno-due di paliz-
zata a cellule basse, con peli scarsi, a volte mancanti sulla pagina
superiore, e pochi sulla inferiore.
I cristalli sono abbondanti.
Le foglia del centro sono, quindi, le più costanti per caratteri
anatomici, come lo sono anche per caratteri morfologici esterni.
Il che sembra in relazione con la costanza dell'ambiente in cui vi-
vono; le foglie della periferia sono, invece, soggette a variazioni
di luce in rapporto con l'esposizione. Nelle figure 6 e 7 si osservano
due foglie di tipo diverso : quella rappresentata dalla fìg. 6, che
apparteneva alla periferia dell'albero ed era esposta al sole, era co-
riacea, spessa, a margine intero, piccola con peluria grigia inferior-
mente; l'altra era al centro, piuttosto grande, pieghevole sottile, più
o meno dentata.
Q. Suber L.
Ho osservato le giovani foglie prodottesi nella scorsa prima-
vera e foglie adulte degli anni precedenti: le ho tolte da esem-
plari esistenti nella località, presso Roma, detta Valle d'Inferno.
Le foglie molto giovani si presentano pieghettate e con nume-
rosissimi peli "flessibili, dei quali quelli della pagina superiore sono,
in grandissima maggioranza, clavati e raramente stellati. Il loro
numero è talmente rilevante da coprire come un feltro le due su-
perfici fogliari. È evidente
10 strato di palizzata sulla
pagina inferiore, con cel-
lule di poco più piccole di
quelle dell'unica serie esi-
stente sulla pagina supe-
riore.
Le foglie adulte (fìg. 8)
prese in diversi punti del-
l'albero, hanno la pagina
superiore con pochi, e la
inferiore con molti peli
stellati rigidi e 1' epider-
mide fortemente ispessita.
11 palizzata è per lo più assai sviluppato: le cellule alte e ordi-
nate generalmente in due o tre strati per cui il parenchima spu-
gnoso è molto ridotto. In questa sorta di cellule lo strato sot-
' — 162 — »
toepiderinico della pagina inferiore accenna appena alla disposi-
zione a palizzata. I peli stellati hanno per lo più sette raggi, e
sono circondati da cellule epidermiche poco sporgenti.
Riguardo allo spessore fogliare ho notato per le foglie adulte
una media di •;. 247.
In Q. Suber non ho trovato differenze spiccate come in Q. //<<./•
tra le foglie prese al centro e alla periferia in diversi punti del-
l'albero.
Questo fatto potrebbe essere causato dalla minore foltezza della
chioma in confronto con Q. llc.r.
Q. occidentalis Gay.
alcuni autori ritengono questa Quercia come una varietà di
Q. Suber, anzi che una specie distinta. Il Nymand (1) la considera
te una specie biologica di Q. Suber, con maturazione dei frutti
biennale in rapporto col clima.
Basa differisce dalla Q. Suber per avere, dunque, ì frutti a ma-
turazione biennale (2), per le foglie annuali, cadenti in primavera
tur 'al più prima della maturazione delle ghiande (3) e per altri
caratteri (4). M. Pereira Coutinho, riporta nel suo lavoro sulle Quer-
ele del Portogallo (5) le discussioni fatte a proposito della Q. occiden-
talis Gay da alcuni botanici e conclude col dire che la Q. Suber si
ìa influenzare nel Portogallo da condizioni meteorologiche, al
punto da offrire perturbazioni nella durata delle foglie e nella matu-
si frutti. In Francia, dice Coutinho, è invece ritenuta come
più resistente di Q. Suber. 11 R-ouy (6) nomina una sotto-
varietà biennaliè di Q. Suber, « maturante i frutti in due anni come
occidentalis Gay », della quale dà ì caratteri già sopra riportati. '
Anche il Borzi (7) e L'Arcangeli (8) ritengono la Q. occidentalis
Gay una varicia di Q. Suber.
Concludendo: alcuni ritengono la Q. Suber e la Q. occidentalis
>pecie distinte; alin fanno una varietà occidentalis della Q. Su-
Nymand. - ( onspectua florae Europae. L872-1882.
(2) Davbau. — Note sur /<■ '/ occidentalis Gay. Montpell er, L899.
l'i l indolle. Prodromus. Voi. L6°, parte -
Roi .. - Flore • France. t. XII. L910.
M. Pereira Coutinho — Os Quercua do Portugal. Boi. da Sociatade
. Voi. VI. 188
) Boi v. — L. <•.
\. BoazL — /.- Quereù della Flora italiana. Boll, del B. 0. Bot. e
.io coloniale 'li Palermo. Ann" X.
(8) Arcangeli. La Flora it. cocci /'ere
del !.. Orto botanico. Ho studiato l'anatomia di foglie di polloni
autunnali, di polloni e di germogli di primavera, perciò materiale
giovane, foglie adulte poste alla periferia e nel centro dell'albero.
il; Brbnnbb. — Klima und Blatt bei Querctu. Flora, 90, 1902, pag. 114-160.
OD
OOOOq
^55ooo
— 165 —
Le foglie di polloni autunnali presentano per lo più due serie
di cellule a palizzata sulla pagina superiore.
I cristalli di ossalato di calcio sono abbondantissimi. Qua e là,
sulla superficie fogliare si rinviene qualche pelo capitato e rara-
mente stellato.
Le foglie di polloni primave-
rili, colte il 30 maggio, presentano
peli stellati sulla pagina supe-
riore, e pochissimi sulla inferiore,
unitamente a qualche pelo capi
tato. Il tessuto a palizzata è me-
diocremente sviluppato sulla pa-
gina superiore ; sulla inferiore è
di uno strato basso di cellule pic-
cole.
Le foglie adulte esterne pre-
sentano cuticola assai spessa e po-
chi peli stellati sulla pagina infe
riore, il palizzata è di due strati con cellule non molto allungate
nel senso dello spessore fogliare. Il parenchima spugnoso presenta
grande sviluppo. I cristalli di ossalato di calcio sono qui in nu-
mero maggiore che nelle altre specie studiate.
Le foglie adulte interne hanno peli stellati in quantità limi-
tata; ii palizzata è basso, di due strati per lo più. Sulla pagina
inferiore della foglia a volte è evidente un palizzata, ma con cel-
lule basse (fig. 11).
Ol
OOOOOODDOODoooooOn,
^oooooooooooop }
11
Spessore medio di alcune foglie adulte esterne ;;.. 330
» » » » » interne «.. 270
In Q. coccifera, dunque, le strutture fogliari differiscono di
poco le une dalle altre; il tipo di foglia più comune sia sui rami
alla periferia che al centro dell'albero, ha i seguenti caratteri:
grande spessore per la presenza di un mesofillo di sette-otto strati
di cellule, costituito da un palizzata di due-tre serie di cellule
alte e da un parenchima spugnoso sviluppato con cellule quasi
isodiametriche; rari peli capitati e stellati; nervature lontane;
cristalli pochi. Il fatto delle minime variazioni anatomiche riscon-
trate si potrebbe collegare all'altro della costanza della forma
esterna delle foglie di Q. coccifera.
166 —
*
if *
Da ultimo riferirò alcune osservazioui fatte su piantine nate
da semi di Q. Ilex e di Q. coccifera (le sole delle quali ho potuto
avere piantine), sviluppatesi e mantenute parte al sole e parte al-
l'ombra. Quelle al sole, seminate il 2 gennaio cominciarono a na-
scere rispettivamente il 10 e l'S marzo.
Le piantine di Q. Ilex al sole hanno le prime foglie coperte
di folta peluria biancastra; man
mano che crescono acquistano
color verde, poco intenso però, e
presentano dentature per lo più
molto marcate e lamina fogliare
ampia. Le giovanissime in se-
zione trasversale mostrano sul-
l' epidermide delle due pagine
molti peli stellati a lunghi rami
e numerosi peli capitati. Le più
adulte (fig. 12) conservano solo i peli a stella sulla pagina infe-
riore. Esse hanno l'epidermide con cuticola sottile e con pareti
laterali sottili quindi con cavità relativamente ampia.
Tra le due epidermidi sono sei serie di cellule, nelle quali non
è ben manifesta la differenziazione in tessuto a palizzata e tes-
Buto spugnoso. Le foglie giovanissime di piantine tenute all'ombra
e nate il 20 aprile in mi-
nor quantità di quelle al
sole, hanno il mesoiillo di
quattro-cinque strati (figu-
ra 13) di cui uno di pali/.
zata a cellule non molto
lunghe: lo spugnoso è piut-
to lasso, a cellule tonde
e le nervature sono più lon-
y
'O'
itfsgWM
o ocnn
13
tane che nelle foglie al sole. L'epidermide della pagina supcriore
ha cellule un po' più grandi di quelle dell'inferiore.
Di tali piantine ho sezionato anche il caule; esso presenta:
irmide, al disotto della quale si trovano qualche strato di
collenchima e vari di parenchima a cellule tonde. Negli strali più
prò fon' li 'li questo parenchima ha origine il fellogeno. In alcuni
punti però si rcmlc più superfioiale, ma sempre rimane separato
dall'epidermide da qualche strato di collenchima.
- 167 —
Le piantine di Q. coccifera hanno foglie piuttosto piccole, ros-
sastre con denti dapprima molli, poi duri, abbastanza lunghi. Le
due epidermidi sono a cellule pressoché uguali ; di uguale gran-
dezza e ugualmente ordinate sono pure le cellule della serie ipo-
dermica superiore e inferiore. Gli strati mediani si presentano
costituiti da cellule più piccole. I peli sono numerosi, stellati e
capitati, e i cristalli sono, invece, in confronto con le foglie adulte,
pochi. Le foglioline più adulte hanno epidermide con cellule pic-
cole, palizzata di due serie di media altezza; tessuto spugnoso di
quattro serie non fisse e qualche pelo sulla pagina inferiore.
Le piantine all'ombra sono nate il 15 aprile, e si sviluppano
più lentamente di quelle esposte al sole. Le foglie giovanissime
hanno peli stellati e capitati sulle due pagine; mentre le più adulte
ne presentano raramente ; il palizzata è di due strati bassi e lo
spugnoso è a cellule assai piccole. I vari tessuti si presentano in
generale meno sviluppati che nelle foglie al sole.
Il caulicino differisce da quello descritto per Q. Ilei: per avere
il fellogeno di origine sottoepidermica e un parenchima a cellule
un po' più grandi con grossi spazi intercellulari.
Concludendo, dalle brevi osservazioni su esposte intorno a Q.
Ilex ì Q. Suber, Q. occidentali» e Q. coccifera, si può dedurre:
1° che la struttura presentata da foglie dello stesso individuo
o di individui diversi, ma appartenenti alla stessa specie, dipende
dall'età del materiale che si prende in esame e dalle condizioni
d'esposizione. Infatti il tessuto a palizzata si sviluppa di più nella
foglia esposta al sole. E per questo che le foglie interne raggiun-
gono uno spessore inferiore a quello delle esterne dello stesso albero.
In quanto ai peli è nota la ragione per cui essi abbondano sulle
giovani foglie e scarseggiano sulle adulte dello stesso individuo:
queste non hanno bisogno, come quelle, d'esser difese dalla tem-
peratura e dalla luce, perchè sono ricoperte da un'epidermide con
pareti fortemente cutinizzate.
2"' il tipo di foglia più comune per una specie differisce ana-
tomicamente da quello delle altre per caratteri lievi, ma abbastanza
costanti. La Q. coccifera ha, in confronto con le altre specie, pochi
o nessun pelo e parenchima spugnoso più sviluppato del paren-
chima a palizzata ; la Q. Suber invece spesso ha questo molto più
sviluppato di quello e numerosi peli sulla pagina inferiore e qual-
cuno sulla superiore; la Q. occidentaUs ha ugualmente sviluppati
— 168 —
entrambi i tessuti, tanto che il loro limite è press' a poco a metà
dello spessore fogliare ed ha peli in gran numero solo sulla pagina
inferiore e nessuno sulla superiore. Le foglie di Q. Ile.r hanno peli
in quantità variabile e pure variabile è lo sviluppo del tessuto a
palizzata e spugnoso, tanto che ora prevale l' uno ora l'altro;
3 1 le foglie delle giovani piante somigliano a quelle adulte
interne dell'albero rispettivo, tanto per la struttura interna che
per la forma esterna. Infatti, per esempio, le giovani foglie di
Q. Ilex sono sottili, pieghevoli e dentate come le adulte del centro
della pianta e presentano il mesofillo ugualmente sviluppato;
4° mentre la struttura delle foglie delle piantine di Q. Ilex
e Q. coccifera è pressoché ugnale, sia nel materiale al sole che in
quello all'ombra, la struttura del caule presenta un carattere dif-
ferenziale: in Q, Ilex il fellogeno è d'origine profonda mentre in
Q. cxci fera è sottoepidermico (l).
(1) Vivamente ringrazio i professori C Sauvageau, direttore dell'Orto bo-
tanico di Bordeaux e A Borzi, direttore del R. Orto botanico e Giardino co-
loniale di Palermo, per l'abbondante materiale cortesemente inviatomi. Speciali
ringraziamenti devo poi al prof. R Pirotta, direttore del R Orto botanico
di Roma, per avermi sapientemente guidato nelle mie ricerche.
~- —■ — ■ - — _ _J \^y'
Contribuzione alla conoscenza della fisiologia
del " Mycoderma vini ".
per R. Perotti
Il genere Mycoderma ha richiamato frequentemente l'attenzione
degli sperimentatori per la gran diffusione che ha e per l'impor-
tanza che assume nell'industria delle bevande fermentate. Dagli
studi di Pasteur a quelli più recenti del Winogradsky, del "Will,
del Meissner, del Lindner e di numerosi altri minori, è una serie
continua di ricerche con le quali si procura di lumeggiare in modo
speciale taluno dei fatti più importanti che riguardano sia la mor-
fologia come la fisiologia dei microrganismi appartenenti a detto
genere.
Le ricerche però che si hanno fin qui non risultano complete;
sicché molti punti oscuri permangono tuttora in specie sulla nu-
trizione di quella specie di Mycoderma che ha grande importanza
nell'industria e nel commercio del vino. Mi sono pertanto proposto
di eseguire uno studio organico e per quanto fosse possibile com-
pleto sulla nutrizione del Mycoderma vini e dei risultati conseguiti
vengo a render conto nel presente lavoro.
Per l'esame delle condizioni di sviluppo e della funzionalità
del Mycoderma vini presi le mosse dall'allevamento di questo in
numerose soluzioni di svariata composizione. Seguendo le istru-
zioni del Meyer (A. Meyer. PraJcticum der botaniscken Baìeterién-
Jcunde, Jena, 1903) una serie di dette soluzioni aveva componenti
costanti e quindi esse erano esattamente controllabili : invece al-
cuni costituenti delle soluzioni dell'altra serie non erano costanti,
e quindi non risultavano interamente controllabili. Riferisco qui
appresso la composizione delle due dette serie di soluzioni :
(K.HPOJ . . . gr.
1 —
(CaCl 2 ) .... »
0,1
(MgS0 4 + 7H 8 0) »
0,3
(XaCl) .... »
0.1
(Fe 2 Cl c ) .... »
0,01
170 —
.!> Soluzioni controllabili (costanti).
Si prepararono a base della seguente soluzione minerale priva
di azoto (soluzione nutritiva A) :
Fosfato bipotassico
Cloruro di calcio .
Solfato di magnesio
Cloruro di sodio. .
Cloruro ferrico . .
Acqua » 1000-
Ad essa si aggiunsero sorgenti di azoto e di carbonio di varia
natura, in proporzioni diverse, per modo che ne risultarono i se-
guenti liquidi :
I. Soluzione A gr. 100 L- asparagina gr. 1.
II. Soluzione A gr. 100 - - asparagina gr. 1 -j- glucosio gr. 1.
III. Soluzione A gr. 100 -j- asparagina gr. 1 -j- glicerina gr. 1 -(-
-f- saccarosio gr. 0,5.
IV. Soluzione A gr. 100 -- nitr. pot. gr. 1 -f- glicerina gr. 1 -\- sac-
carosio 0,5.
V. Soluzione A gr. 100 nitr. pot. gr. 1 glucosio gr. 1.
VI. Soluzione A gr. 100 4- nitr. pot. gr. 1 -{- glicerina gr. 0,5.
VII. Soluzione A gr. 100 clor. ammon. gr. 1 glucosio
gr. 1.
Vili. Soluzione A gr. 100 clor. ammon. gr. 1 glicerina
gr. 0,5 -f" saccarosio gr. 0,5.
IX. Soluzione A gr. 100 tartrato ainm. gr. 1 glicerina
gr. 1 saccarosio gr. L,5.
X. Soluzione A gr. 100 -\- tartrato amm. gr. 1 -f- glucosio
gr. 1.
XI. Soluzione A gr. 100 -f- lattato amm. gr. 0,6 -J- asparagina
>dv. 0,4 clor. sodico gr. 0,4.
XII. Soluzione A gr. loo lattato amm. gr. 0,6 -}- aspart. sod.
gr. 0,34 clor. sodico gr. 0,4 glicerina gr. 0,35.
XIII. Soluzione A gr, LOO nitr. pot. gr. 0,2 ■ soda gr. 0,2.
li Soluzioni non esattamente controllabili.
I. Peptone gr. 1 ■ cloruro sodico gr. 0,2 sol. min. A gr. 100.
11. Peptone gr. 0.5 mannite gr. 1 - sostanza secca di mosto
• li birra gr. 1 ,6 acqua gì'. 100.
- 171 -
III. Peptone gr. 1 -f- estratto di carne gr. 1 4- saccarosio gr. 1 4-
-\- acqua gr. 100.
IV. Peptone gr. 1 -f- estratto dì carne gr. 1 -{- glucosio gr. 1 --
-\- acqua gr. 100.
V. Peptone gr. 1 -f- estratto di carne gr. 1 -(- glicerina gr. 0,5 -f-
-j- saccarosio gr. 0,5 -f- lattosio gr. 0,5 -j- sale di Seignette
gr. 0,1 -j- acqua gr. 120.
VI. Peptone gr. 1 -j- cloruro sodico gr. 0,5 -\- destrosio gr. 1 -f-
-f- acqua di carne gr. 100.
VII. Sostanza secca di mosto di birra gr. 2 -f- acido fosforico offi-
cinale gr. 0,2 -f- acqua gr. 100.
VIII. Peptone gr. 1 -f- solfato amrnonico gr. 1 -}- nitrato potassico
gr. 1 -f- soluzione minerale A gr. 500.
Il peptone usato fu quello di Merk ; l'estratto di carne fu quello
di Liebig. Per la preparazione della sostanza secca del mosto di
birra si fecero digerire gr. 250 di malto torrefatto per un'ora in
un litro di acqua a 60°-65 c C. : si decantò, si riportò al volume pri-
mitivo e si sterilizzò per 20 minuti in autoclave a 120° C.
Le soluzioni si distribuirono in piccoli palloncini sterili cia-
scuno dei quali ne conteneva cm. e. 10. Dopo ulteriore sterilizza-
zione s'inocularono con un'ansa di due differenti culture di My-
coderma vini isolati dalla cellula con il metodo delle goccioline
del Lindner. La prova di coltura si fece in doppio per ciascun li-
quido nutritivo. Si coltivò in termostato a 25 3 C. per otto giorni,
facendosi periodiche osservazioni durante lo sviluppo del Mycoder-
ma ed alla fine dello esperimento. Trascorsi gli otto giorni, si ino-
cularono di nuovo i palloncini sterili per confermare o meno l'in-
capacità del microrganismo a svilupparsi in talune soluzioni.
Le osservazioni macroscopiche dello sviluppo sono registrate
nella seguente tabella dove il grado dello sviluppo stesso è indi-
cato con una scala numerica da a 5, come usa il JMeyer ; l' in-
terrogativo indica l'inizio dello sviluppo.
Annali di Botanica. — Vol. XIII. 12
— 172 —
zi me
il atrlti va
Mijooierma vini A
giorni di cultura
Mucoderma vini B
giorni di cultura
1
• »
'•
1
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8
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;
-4
5
s
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I
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1
—
5
5
5
—
4
—
5
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5
111
—
1.5
—
2
2
2
—
—
ii
1,5
IV
—
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—
—
—
V
—
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—
—
V
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—
—
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—
—
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—
—
2
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—
1.5
2
4
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—
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2
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1
IX
—
—
4
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5
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—
2
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XI
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XII
—
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—
1.5
—
1,5
1,5
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XIII
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1
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1
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—
—
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1
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III
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2
—
4
—
0,5
—
3
—
4
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IV
2,6
—
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—
5
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—
2,5
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5
—
V
—
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—
—
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—
5
—
VI
—
5
—
5
—
0,6
—
I
—
6
—
VII
1
—
1.5
—
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1
—
1
—
2
—
Vili
1..-.
—
1.:.
1,6
ii
—
fi-
—
0,6
—
Al sedicesimo giorno lo sviluppo del Mycoderma vini fu oontrol-
■ microscopicamente e si accertò che in tutti i liquidi dove si
era ottenuto sviluppo posil ivo le colture erano pure. Forme tipiche
elissoidali gemmanti, «li dimensioni corrispondenti alla media nor-
e ovvero più arroti >, si constatarono special monte nelle so-
luzioni costanti II, VII. X ed in quelle non esattamente control-
I li III. IV. V. 71.
quanto -i riferisce all'influenza dei singoli costituenti delle
duzioni nutritive, comincio dallo sgombrare il ter-
reno da una qui tiva alle sviluppo ottenuto nella se-
:i li'|iii'li in quella, cioè, che ha composizione non con-
labile [vi >i è accertato ohe agirebbero favorevolmente tintole
genti 'li carbonio im] ■ in presenza dell'estratto • 1 in ra.
l 'e ii
lordo Si
;- r ''.
Peso secco
ilei corpo
ih M icodèrma
1
0,0204
_
2
< i,i 1367
0,0168
B
0,0539
0,08
1
0,0796
0,0591
5
0,1040
ii.ii-
6
0,1578
0,1874
7
0,2408
0.3204
s
9
10
0,2182
0,54
0,7900
0.29
0,6261
0,71
— 175
Per determinare la proporzione di glucosio (G) che ha fornito
il miglior rendimento di corpo secco di Mycoderma (P) ho calco-
P
lato il rapporto ^- ed i risultati ottenuti furono i seguenti:
123456789 10
gr. 0,000 0,130 0,134 0,157 0,167 0,183 0,220 0,195 0,210 0,153.
Essi dimostrano che nelle condizioni dell'esperimento la pro-
porzione di glucosio più favorevole allo sviluppo del Mycoderma è
quello del 2 %.
Passai quindi allo studio dell'azione dei diversi carboidrati, pre-
ferendo fra essi il saccarosio, il lattosio, il maltosio ed il galat-
tosio in confronto del glucosio ed in proporzioni corrispondenti al
2 % di esso. Partendo sempre dalla soluzione minerale A priva di
azoto, aggiunsi gr. 0.5 di asparagina e gr. 0,5 di tartrato amnio-
nico per cento ed i disaccaridi in quantità del 2 %, i monosacca-
ridi in quantità dell'I %. Furono allestite serie di colture in pal-
loncini da cm. e. 150, in ciascuno dei quali furono versati cm. e. 50
di liquido nutritivo. La composizione di questo risultò la seguente :
1 Soluzione min. Agr. 50, asparagina gr. 0,25, tart. amm. gr. 0,25.
2. Soluzione min. A gr. 50. asparagina gr. 0,25, tart. amm.
gr. 0,25 -j- glucosio gr. 1.
3. Soluzione min. A gr. 50, asparagina gr. 0,25, tart. amm.
gr. 0.25 -j- saccarosio gr. 0,50.
4. Soluzione min. A gr. 50, asparagina gr. 0,25, tart. amm.
gr. 0,25 -|- galattosio gr. 1.
5. Soluzione min. A gr. 50, asparagina gr. 0,25, tart. amm.
gr. 0,25 — lattosio gr. 0,5.
6. Soluzione min. A gr. 50, asparagina gr. 0,25, tart. amm.
gr. 0,25 -j- maltosio gr. 0,5.
Sterilizzati ed inoculati i palloncini, si coltivarono a 28° C. per
15 giorni. Filtrati i liquidi sopra filtri tarati ed essiccato il preci-
pitato raccolto, si ottennero i seguenti risultati:
Numero
della coltura
Peso
lordu Se'-<-0
Peso secco
del corpo
di Mycoderma
1
•2
3
4
6
6
0,0280
0,2120
0,0400
0,08 C JO
0,0335
0,0330
0,1840
0,0120
0,0610
(1,0055
0050
— 17G —
Da essi si rileva che l'azione più favorevole sullo sviluppo del
Mycoderma fu esplicata dal glucosio; in seconda linea dal galatto-
sio: i disaccaridi, in genere, hanno acuta un'azione molto debole.
B) L'influenza del rapporto tra sorgente di carbonio
e sorgente di azoto.
La ricerca relativa all'influenza del glucosio adoperato in varie
proporzioni nelle culture di Mycoderma fu ripetuta raddoppiando il
quantitativo dei composti azotati e, cioè, impiegando tanto l'aspa-
; na quanto il tartrato ammonico in ragione dell'I %. Si elimi-
narono da questa esperienza le proporzioni di glucosio inferiori
all'I ",,. La composizione delle diverse soluzioni risultò quella in-
dicata dal seguente prospetto :
1. Soluzione min. A gr. 50 -f- asparagina gr. 0,50, tart. amm.
gr. 0,50.
2. Soluzione min. A gr. 50 ■ ■ asparagina gr. 0,50, tart. amm.
gr. 0.50 -j- glucosio gr. 0,50.
3. Soluzione min. A gr. 50 -\- asparagina gr. 0,50, tart. amm.
gr. 0,50 -\- glucosio gr. 0,50.
4. Soluzione min. A gr. 50 asparagina gr. 0,50, tart. amm.
gr. 0,50 p glucosio gr. 1.
5. Soluzione min. A gr. 50 ■ asparagina gr. 0,50, tart. amm.
gr. 0,50 j- glucosio gr. 1.
6. Soluzione min. A gr. 50 -j- asparagina gr. 0,50, tart. amm.
gr. 0,50 -f- glucosio gr. 2,50.
7. Soluzione min. A gr. 50 asparagina gr. 0,50, tart. amm.
L r r. 0.50 -}- glucosio gr. 5.
8. Soluzione min. A gr. 50 asparagina gr. 0,60, tart. amm.
gr. o,50 glucosio gr. LO.
Eseguita la coltivazione a 28° 0. 'iella varietà A, già isolata,
dopo 15 giorni si filtrarono i liquidi e si ottennero i seguenti ri-
sultati per quanto si riferisce al peso secco del corpo di Mycoderma.
177 —
Numero
della coltura
Peso
lordo secco
gr-
Peso secco
del M;coderma
g r -
Raiiporto
P
G
1
0,0233
—
,,
2
0,0635
0,0402
0,080
3
0,0685
0,0452
0,090
4
0,1580
0,1347
0,134
5
0,1425
0,1192
0,119
6
0,2750
0,2517
0,125
7
0,3855
0,3622
0,072
8
0,5315
0,5082
0,050
Dal calcolo del rapporto p- si desume anzitutto la conferma
della circostanza già rilevata e cioè che la concentrazione del glu-
cosio corrispondente al 2 % è la più acconcia allo sviluppo del Mtj-
coderma. Si deduce inoltre che l'aver raddoppiato il quantitativo
della sostanza azotata, anziché recare un aumento nel peso del corpo
del Mycoderma prodotto, ha arrecato una diminuzione. L'aspara-
gina ed il tartrato ammonico nelle proporzioni dell'I % hanno di-
mostrato di disturbare la nutrizione del microrganismo. Per eli-
minare il dubbio che questa circostanza potesse esser dovuta alle
proprietà specifiche della varietà A di Mycoderma, e per rendere
quindi paragonabili questi risultati a quelli ottenuti con le varie
concentrazioni di glucosio e con la varietà B, ripetei l'esperimento
con questa varietà, facendo uso di soluzioni aventi la seguente com-
posizione :
1. Soluzione min. A gr. 50 -j- asparagina gr. 0,5, tart. amm.
gr. 0,5.
2. Soluzione min. A gr. 50 -|- asparagina gr. 0,5, tart. amm.
gr. 0,5 -\- glucosio gr. 0,5.
3. Soluzione min. A gr. 50 -j- asparagina gr. 0,5, tart. amm.
gr. 0,5 -f~ glucosio gr. 1.
4. Soluzione min. A gr. 50 -{- asparagina gr. 0,5, tart. amm.
gr. 0,5 -j- glucosio gr. 2.
5. Soluzione min. A gr. 50 -f- asparagina gr. 0,5, tart. amm.
gr. 0,5 -|- glucosio gr. 5.
— 1*8 —
Si ottennero questi risultati :
Numero
della coltura
Pi so
lordo secco
gr.
Peso scerò
del Mijcoderwa
gr.
Rapporto
P
G
1
0,0275
.
-
0,0595
0,0321 1
0,064
3
0,0985
0710
0,071
!
0,0570
0,02ì<5
0,014
5
0,0540
0,0235
0,0t>!
Anche qui si palesa, adunque, più fortemente ancora che nella
prova precedente, l'azione disturbatrice dello sviluppo del Myco-
lì' rum vini causata da proporzióni mediocremente elevate degli stessi
compisti azotati che si sono dimostrati fra i più favorevoli.
C) L'influenza dell'acidità del mezzo.
Per acidificare i liquidi nutritivi per l'allestimento delle col-
ture con Mycoderma mi sono valso dell'acido tartarico nelle pro-
porzioni di gr. 0,5, 1,0, 2, 5 ",,.
Partii, come fin qui avevo sempre proceduto, dalla soluzione mi-
nerale A priva di azoto, cui aggiunsi glucosio nella quantità del
2% e l'asparagina e t art rato ammonico nella quantità 0,5 % ciascuno.
In 5 palloni distribuii le soluzioni aventi rispettivamente la coni-
ai /.ione seguente:
1. Soluzione min. A. gr. 50 glucosio gr. 1 -j- asparagina
gr. 0,25, tart. amm. gr. 0,25.
2. Soluzione min. A gr. 50 glucosio gr. 1 )- asparagina
gr. 0,25, bart. amm. gr. 0,25, acido tart. gr. 0,2.*).
Soluzione min. A gr. 50 glucosio gr. 1 asparagina
gr. 0,25, tart. amm. gr. 0,25, acido tart. gr. 0,50.
1. Soluzione min. A gr. 50 glucosio gr. 1 asparagina
gr. 0,25, tarfc. amm. gr. 0,25, acido tart. gr. 1.
5. Soluzione min. A gr. 50 glucosio gr. 1 asparagina
0,25, fcart. amm. gr. 0,25, acido tart. gr. 2.50.
Dopo quindici giorni di ooltura b 2S" r. della varietà B di My-
coderma nuovamente isolato con il metodo di Lindner, filtrando i
liquidi su filtro tarato, si ottennero questi risultali:
— 179 —
Numero
della coltura
Peso secco
del corpo
di Mycoderma vini
gr.
N o t e
1
-2
3
4
5
0.0185
0,0150
0,0025
0,0010
0,0005
Dal peso secco della coltura N. 1 è stata
detratta la parte minerale in gr. 0,0025
Debbo osservare come, mentre nei liquidi colturali da 2 a 5, a
causa dell'acidità, inizialmente non si conteneva alcun precipitato.
nei liquidi della coltura di controllo si aveva una parte minerale
indisciolta che venne determinata incenerendo il filtro e ritenendo
trascurabili gli errori derivanti dalla carta e dalla parte minerale
assimilata dal corpo del Mycoderma. I risultati riportati permet-
tono di desumere che un'acidità del 0,5 % di acido tartarico si di-
mostra già nociva allo sviluppo del Mycoderma. Oltre questo grado
di acidità la diminuzione del peso secco del Mycoderma sviluppa-
tosi è rapida. Con il 5 % di acido tartarico lo sviluppo del My-
coderma può ritenersi nullo.
D L'influenza dell'alcool.
Lo studio dell'influenza del grado alcoolico dei liquidi colturali
sopra la funzionalità del Mycoderma venne eseguito mediante una
soluzione preparata in base ai migliori risultati ottenuti da tutte
le precedenti esperienze. Essa era de
Acqua di condottura
Fosfato bipotassico.
Cloruro di calcio .
Solfato di magnesio
Cloruro sodico .
Cloruro ferrico .
Glucosio ....
Tartrato ammonico
Asparagina .
la seguente composizione :
1000
1
0,1
0,3
0,1
0,01
20
5
5
Dopo la ripartizione del liquido colturale nelle Erlenmeyer e
sterilizzazione iu autoclave a 120° C. venne aggiunto asetticamente
l'alcool a 98° in varie proporzioni. La quantità di soluzione nu-
tritiva e di alcool era calcolata in modo che complessivamente rag-
— 180 —
giungesse il volume di cm. e. 100 per ciascuna fiala. In una prima
ricerca con la varietà B di Mycoderma si sperimentò l'azione del-
l'alcool nelle seguenti proporzioni: 2,4, 6, 8, 10 %; una fiala era
di controllo senza alcool. Lo sviluppo cominciò a manifestarsi an-
zitutto con la concentrazione al 4 % di alcool dove progredì fino
a riuscire il migliore di tutti. Esso mancò completamente nella col-
tura con 10 ",, di alcool. Dopo 15 giorni di esperimento si raccolse
su filtro tarato il corpo di Mycoderma prodottosi e nel filtrato, ri-
portato al volume primitivo ed esattamente neutralizzato, si deter-
minò l'alcool. I risultati di queste analisi furono:
'■
z
r. a
_ e
a o
— Te
<
Peso lordo
secco
Peso secco
del
Mi/cod. vini
Grado alcoolico residuo
Rapporto
dell'alcool
scomparso a
quello
esistente
della
coltura
Peso spec.
a 15° C.
Alcool ° ,
in voi
Osserva ; ioni
I
0,2460
0,2340
^__
Il peso netto del
II
2
0,2940
0,2820
0,9986
0,93
5 3,5
cor[o ilei .!///-
codéì ut i pro-
dotto è stato
III
l
0,8910
0,372) »
0,9977
1,54
61,5
calcolato de-
traendo dal
IV
6
0,3555
0,343ò
0,9963
2,51
5-U
peso lordo il
peso di-I resi-
V
8
0,2725
0,2500
0,99 46
3,71
53,6
duo minerale
dedotto dal li-
tjiii'Io coltura-
VI
10
0,0120
0,0000
0.9925
5,25
47,5
le VI.
Un primo fatto da rilevarsi è quello che si riferisce alla diffe-
renza fra il grado alcoolico iniziale e finale del liquido n. VI: ivi
si è riscontrata la scomparsa dei 47,5 °,', di alcool senza peraltro
rsi ottenuto alcun sviluppo di Mycoderma. Ciò sta ad indicare
che una proporzione notevole dell'alcool, nelle condizioni in cui
furono eseguite le colture, è evaporata e che perciò non tutta la
percentuale di alcool eliminatasi nelle dette colture è stata bru-
ciata 'lai Mycoderma. E tuttavia da notarsi che questa causa di
errore nelle determinazioni dell'alcool usufruito dal Mycoderma,
per ragioni ov Le, riesce di valore tanto minore quanto più basso
è il grado alcoolico iniziale del liquido; quindi i dati riferentisi
alle colture da '1 a 5 «sprimono tanto più esattamente l'attività
ossidante dal Mycoderma, quanto più il numero della ooltura è
- .. !' rciò laddove troviamo La maggiore percentuale di ali I
scomparso, noi dovremo concludere clic etici,! ivamente l'att ività del
Mycoderma, Bia si afa maggiore.
Il migliore sviluppo di Mycoderma vini si ottenne adunque oon
una concentrazione media di alcool; nel presente caso con il !
— 181 —
dell'alcool stesso. Nelle concentrazioni al disotto e al disopra lo
sviluppo del Mycoderma diminuisce, il che indica che vi è certa-
mente una causa perturbatrice la quale si manifesta in due modi:
minore produzione di peso secco di Mycoderma; ritardo nello sviluppo.
Va, però, anche notato, che con tutte le colture in presenza di
alcool si ottenne uno sviluppo superiore a quello ottenuto dal
controllo, senz'alcool.
Ritenni opportuno ampliare queste ricerche sopra l'influènza del
grado alcoolico sull'attività del Mycoderma vini; e sullo stesso
schema della precedente esperienza allestii altre 10 fiale, delle
quali una fu destinata a controllo senza contenuto di alcool nel
liquido di coltura e nelle altre fu aggiunto alcool nelle proporzioni
progressivamente crescenti da 1 a 9. % Si coltivò anche qui la va-
rietà B del Mycoderma vini, per quindici giorni, in termostato a
28° C. ; i risultati ottenuti sono indicati nel presente prospetto.
Numero
della coltura
Alcool
nelle colture %
Peso lordo secco
Peso secco
del Mycoderma rini
gr.
gr.
I
0,1806
0,1631
II
1
0,3240
0,3065
III
2
0,4075
0,3900
IV
3
0,4378
0,4203
V
4
0,3390
0,3215
VI
5
0,3248
0,3073
VII
6
0,3112
0,2937
Vili
7
0,2566
0,2y90
IX
8
0,1015
0,0840
X
9
0,0350
0,0175
Dopo 24 ore di coltura lo sviluppo del Mycoderma era sensibile
nel controllo e nei liquidi contenenti fino al 4 % di alcool. Dopo
48 ore lo sviluppo era iniziato anche nel liquido che ne conteneva
il 5%. Nel liquido contenente il 7% di alcool il Mycoderma si
manifestò dopo una settimana di coltura; nel liquido contenente
l'8 %. di alcool incominciò a manifestarsi al 13° giorno. Il peso del
corpo secco prodottosi ci rivela che con il 9 % di alcool lo svi-
luppo a termine dell'esperienza fu appena sensibile. Del resto, i
risultati di questi esperimenti confermano esattamente quelli della
prima prova. Si può adunque concludere, che V alcool impedisce lo
sviluppo delle varietà di Mycoderma vini nei liquidi colturali che lo
contengono nella proporzione del 9-10 %; che esso ne favorisce lo
— 182 —
sviluppo con un ottimo intorno (d 4~5%\ il ritardo di sviluppo nei
liquidi contenenti alcool nelle alte proporzioni rivela forse un adat-
tamento del microrganismo a dosi elevate (ti alcool e che richiede un
tempo tanto maggiore quanto più forte è il grado alcoolico.
Riassunto «Ielle conclusioni.
I. Il carboidrato che presenta l'azione più favorevole sullo svi-
luppo del Mycoderma vini nei liquidi colturali è il glucosio. Dei
boidrati esperimentati segue in seconda linea il galattosio: i
disaccaridi hanno avuto un'azione molto debole.
II. La proporzione di glucosio più favorevole allo sviluppo del
Mycoderma vini è quella del 2
III. I composti azotati che nelle sopra riportate esperienze si
dimostrati più favorevoli allo sviluppo del Mycoderma vini
sono 1' asparagina ed il tartrato ammonico.
IV. Proporzioni mediocremente elevate di queste sostanze azo-
. cioè, di asparagina all'I ",, e di tartrato ammonico all'I ° (P , di-
sturbano notevolmente lo sviluppo del Mycoderma vini.
V. Il grado di acidità corrispondente al (>.,") ' , di acido tarta-
o dimostrasi già nocivo allo sviluppo del Mycoderma vini. Oltre
questo grado di acidità la diminuzione dello sviluppo del Myco-
derma è rapido: con il 5% di acido tartarico lo sviluppo può ri-
si nullo.
VI. Nelle varila di Mycoderma vini studiate la proporzione di
01 più favorevole allo sviluppo è quella compresa fra il 4 e il
. In proporzioni inferiori a queste lo sviluppo del Mycoderma
«'• minore a '-ausa della deficienza della sostanza sopra la quale si
i la sua attività specifica. Ocn proporzioni maggiori il mi-
nore svilup entro uno stesso periodo di tempo — è dovuto,
almeno in parte, ad un ritardo nella entrata in funzione del My-
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0; 24, L90] ; 25, 1902; 29, 1906.
li-. I bd Bakt. 11. Bd. 4, L898; 5, 1899; 6, L900; 7. 1901 ; 8, L902; L8,
i, II, 1912; 38, L918.
kv, s. — Arbeiten d. Si. Petersburg. Naturf. G sellsch, II. L884.
Wu . I - Jahresber. d. Kgl. Lehranstall f. Obst. Wein, u. Gartenbau
a. Rhein 1895-96
dung limi Wirkung reiner Hefen in der Weinbereitung. —
Id. _ Weinbau » . Weinhandel, L896
li>. — Jahrb. L897, U
li>. — I)i>: wi8i / Grundlagen der W< tung und KellerwlrtschafL —
lin, Ltì
Galanthus nivalis L. e (j. major Red.
Contributo allo studio della variabilità.
Del Prof. A. Trotter.
(Tav. VII-X)
Il Galanthus nivali* L. s. 1., graziosa e ben nota Ainarillidacea,
possiede un'area distributiva abbastanza ampia che si estende (at-
traverso l'Asia occidentale, l'Europa media e mediterranea) dalla
Persia alla Francia. Non mancano tuttavia notevoli e singolari la-
cune, in corrispondenza della penisola iberica (ad esclusione dei
Pirenei e eli una sola località dell'Aragona), delle isole britanniche,
del Griura francese, di importanti settori dell'Italia stessa, del-
l'Austria, della Germania, della Prussia meridionale, dell'Asia Mi-
nore, del Caucaso, ecc. E pianta che predilige l'umidità e quindi
segue preferibilmente le regioni forestali, mentre rifugge dalle re-
gioni a carattere steppico, per la maggiore aridità cui di solito si
accompagnano. Assai comune perciò nelle nostre Alpi, Prealpi e
Valle padana, e così lungo buona parte dell'Appennino, la vediamo
mancare per largo tratto del distretto meridionale-adriatico e della
parte meridionale ed orientale della Sicilia. Per fatti distributivi di
origine più remota, manca interamente alla Sardegna ed alla Corsica.
In questa non piccola area geografica, il Galanthus è rappresen-
tato da numerose entità, di vario grado gerarchico, talune delle
quali anzi innalzate alla dignità di vere specie. Ne hanno trattato
il von Beck-Mannagetta (1), lo Sprenger (2), l'Haring (3), ma so-
pratutto il prof. P. von Gottlieb-Tannenhain con l'interessante
suo lavoro Studien uber die Formen der Gattung Galanthus (4).
(1) Die Schneegldckchen. Eine monographisehe Skizze der Gattung Galanthus.
Wien. illustr. Gartenzeitung, XIX Jahrg., 1891. pp. 45-58 con fig.
(2) I Galanthus. Bull. Soc. toscana di orticultura 1894, pp. 273-283'
(3) Floristische Fluide aus der Umgebung von Steckerau in Nieder'ósterreìch.
Verh. k. k. zool.-bot. Ges. Wien, Bd. LVIII, 1903, pp. 8-12.
(4) Abhandl. d. k. k. zool.-bot. Gesellscb. Bd. II, Heft 4. 1904, 95 pag.,
2 tav. ed 1 carta col.
— 188 —
Nell'Appennino, specialmente centrale e meridionale, il tipo,
cioè la forma prevalente nell'Europa media, è sostituito da una
entità da indicarsi col nome di Galanthus major Redouté, 1807)
( — G. nivalis B. major Tenore 1811-1*1."), G. plicatus Gussone 1826
nec Marsch. v. Bieberst. 1819, G. Imperati Bertoloni 1839), che il
v. Tannenhain su citato pone però in sinonimia con G. nivalis s. str.
Mi è parso interessante studiare un po' più da presso questo
G. major, che, senza pregiudizio delle conclusioni sistematiche cui
rò pervenire, nel corso di questo studio, indicherò sempre con
tal nome. Esso è assai abbondante nei dintorni di Avellino ed offre
un materiale opportunissimo per lo studio della variabilità. Vi fio-
risce da febbraio ad aprile e dalla regione del castagno, a cominciare
dai 300 m. s. m. con esposizione di N., si spinge sino a quella
superiore del faggio, probabilmente sino ai 1700-1800 m. s. m.,
per quanto io non abbia avuto opportunità di raccoglierlo oltre i
1 121 m. s m. (alla vetta del M. Tuoro di Chiusano).
L' identificazione di questa forma riesce facile nel Mezzogiorno,
giacché balzano subito all'occhio gli individui in ogni parte mag-
giori, che si mostrano assolutamente dominanti, specialmente a chi
conosca la forma nordica o possa istituirne un largo confronto.
L'Avellinese è poi la regione classica del G. major, di dove l'Im-
perato lo trasse, inviandolo a Clusio (1) che cosi lo ricorda: « Ter-
tium (Leucojnni Byzantio Yiennam inferri coepit Narcissi bulbis
permixtum, post annum M. D. XXII. Sed et simile paene mittebat
Doctiss. Imperatus, cum multis ali js bulbis, Neapoli, sub Autumnum
anni XCII, e monte Virgineo erutum ».
• •
Quattro serie di ricerche io mi ero proposto nello studio del
Galanthus dell'Appennino meridionale, iniziato ancora nel 1906,
e cioè :
I" determinare in modo più preciso i suoi caratteri in con-
fronto con l'entità boreale;
•i osservare come si manifestino ed a quali tatti eventual-
mente obbediscano i rapporti di correlazione nei vari suoi organi;
(I) Uar. />' .
jBLIBBR, Les Variations dans le regne vegetai et les conditions extérieures.
le Bot. t. XXI, 1909, pp. 120-445, 470477 ; t. XXII, 1910, pp 95-111,
con •_': ;
1/ Da ricordarsi a tale proposito le ricerche sui cereali dovute al NlLSSON
del laboratorio di Svalfif. Si vegga anche l'articolo di Blaringhem, La Va-
riation de» formes vegetale» (Rev. Gén. do Bot. t. XX, l'.ms, pp. 4D-G6 con li fig.)
ed il lavoro del Db Cm.i.is Km., Intorno ad un possibile nuovo mètodo di de-
terminazione delle razzi di piante coltivate con speciale riguardo al frumento.
li. Istit. Incoragli. Napoli, Ber. VI, v. IX, 1911, p. 12 e L tav. — Ottimi
Lei do statistico e delle sue applicazioni alla selezione delle piante
in: lui v. unii, Die ZUchtung der landwirtschaftlichen Kultur-
pflamen. Bd. I, Berlin P •••■. L906, p. li- ibilitat) ; Baur Ebw., Einfilhrung
In die experimentelle Vererbungslehre. Berlin Borni L911, Vorlea. I, II. III.
Die fluctueerende variabiliteit rmi micro&copische Structuren bijPlanten,
L904, pi'. I- l'i Alcune notizie sulla torma e collocazione degli
Galanthus furono pubblicate anche 'la Anto.w A.., Dell'articolo Sulla
struttura e sulla funzioni degli stomi nelle ■• />/>< ndici del /> e nelle an-
, Bull. S -. bot. it. L898, pp. 170-178.
('>) s; con tnpio i seguenti li
Dk Bri r correlatieve variatte bij de Rogge en 'st. Re-
- in Beih. /.. ralbl., IX. L890, p. IH.
— 189 —
Mi è sembrato poi che lo studio sul solo Ci, major sarebbe stato
unilaterale e perciò incompleto, senza un'integrazione di analoghe
ricerche da istituirsi sull'entità nordica, considerata come il tipo.
Perciò molti esemplari a 1 i G. nivalis ho fatti raccogliere od ho rac-
colti io stesso nel R. Orto Botanico di Padova, ove cresce spon-
taneo nel bosco, altri nei dintorni di Vittorio Veneto (Bevine),
altri infine mi furono inviati dai dintorni di Trieste per gentile
cooperazione del dott. Marchesetti.
Gli individui non furono raccolti saltuariamente, ma bensì, come
vuole il metodo statistico, furono raccolti ed analizzati indistinta-
mente tutti gli individui in fiore crescenti in una determinata area,
preventivamente fissata, onde eliminare il più possibile l' influenza
selettiva del raccoglitore.
Ho compiuto su ogni individuo 17 misurazioni lineari, ma di 8
soltanto ho visto in fine meritava tenersene conto, perchè meglio
precisabili e di maggior significato, in rapporto ai caratteri orga-
nici e funzionali della pianta. Perciò, nelle tabelle che seguono,
vengono esibite le misurazioni di tali 8 categorie di organi e le
medie furono ricavate applicando la nota formula M = .
Fechner G. T., Collectivmasslehre ; Gliederung und Variationsasymmetrie
des Rogges. Recens. in Beih. z. Bot. Centralbl., IX, 1890, p. 441.
Ludwig F., Ueber Variationskurven und Yariationsflachen dar Pflanzen.
Bot. Centralbl., Bel. LXIV. 1895, nn. 1-4, con 2 tav.
Ludwig F., Yariationsstatistische Probleme und Materialieii. Journal ot*
Biometrika, v. I, n. 1, 1901, pp. 11-29.
Ludwig F., Ein fundamentaler Unterschied in der Variation bei Tier und
Pflanze? Bot. Jaarb. Dodonaea, 1899, pp. 108 121.
Nakano H., Variation and Correlation in rays and disk florets of Aster
fastigiatus. Botanic. Gazette, v. IL, 1910, pp. 371-378.
Perriraz J., Varation* chez l'Astrantia major. Bull. Soc. Vaudoise d. Se.
Nat.. XXXXIII, 1907, pp. 273-2U9.
Perriraz J., Etudt biologique et biometrique sur Narcissus angusti folius
Curtis. Ibidem XXXXV, 1909, pp. 153-176, con fig.
Reitsiia J. F., Correlatieve Yariabiliteit bij planten. Inaug. Diss Amsterdam
1907, 98 pig. — Recens. in Botan. Centralbl. 1908, n. 36, p. 245.
Seghetti G.. Osservazioni morfologiche e biometriche su Urtica membra-
nacea Poir. Annali di Botanica. X, 1912, pp. 339-378, con fig.
Verschaffelt Ed., Correlatieve variati^ bij Planten. Bot. Jaarboek Do-
donaea, Vili, 1896, p. 92
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— 194 —
I valori medi da attribuirsi perciò alle due entità sono rias-
sunti nel seguente prospetto :
Galanthus nivalis Galanthus major
scapo, lunghezza cm. 12.S5 cm. 15,81
peduncolo, » min. 26,10 mm. 27,50
foglia. » mm. 13,10 cm. 15,74
foglia, larghezza mm. 5,30 mm. 6,54
tepali esterni, lunghezza mm. 20,04 mm. 24,14
tepali interni, lunghezza mm. 10,10 mm. 11,52
stami, altezza mm. 6,39 mm. 7,02
stilo, altezza mm. 7.80 mm. 8,70
II Galanthus major si distingue adunque — mancando comple-
tamente differenze qualitative (1) — solo per un maggiore sviluppo
di tutti indistintamente i suoi organi, tra i quali primeggiano,
per il maggiore e più evidente contrasto con la forma nordica, lo
scapo, la foglia, i tepali. Proporzionatamente però alla lunghezza
dello scapo, la foglia e più lunga nella forma nordica che nella
meridionale; di fatti nella prima, si ha una massima frequenza
(40) per lo scapo intorno a 12 cm., per la foglia (40) intorno a
13 cm. Nel G. major invece, la maggior frequenza cade per am-
bedue gli organi sulla lunghezza di 15 cm., con una maggior fre-
quenza (24) per lo scapo, mentre per la foglia la frequenza è solo
di 21. Cosicché nel Gal. major la foglia avrebbe una lunghezza
media eguale od inferiore a quella dello scapo, nel G. nivalis invece
le foglie sarebbero sempre decisamente più lunghe. Al medesimo
risultato si perviene anche tracciando la statistica di correlazione
tra la lunghezza dei due organi (Tabella XI). Di fatti, mentre
possiamo constatare che la maggior somma di individui e le classi
più numerose (distinte da numeri di corpo più grosso) cadono so-
pra un asse diagonale che unisce gli individui aventi i due organi
della medesima lunghezza (e ciò in ambedue le forme di Galanthus))
per la forma nordica gli individui aventi le foglie più lunghe dello
scapo, perciò situati al disotto della diagonale stessa, sono di gran
Lunga più numerosi di quanto non avvenga nella forma meridio-
nale. Precisamente il 10 ",', circa degli individui nel primo caso,
il 29% circa nel secondo. Può quindi ritenersi ohe il tipo teorico
(1) La carena fogliare «1 u j>1 ice (lig 1). La prefogliazione piana, lo sviluppo
invernale simultaneo delle foglie e dei fiori, le antere acuminate eco, sono
altrettanti caratteri di maggior valore che ci obbligano ad assimilare il G.
major l'on il tipo.
— 195 —
di Galanthus, intorno al quale gravita con diversa ampiezza la va-
riabilità individuale, debba essere rappresentato da individui aventi
scapi e foglie di eguale lunghezza (1). Alla quale variabilità tuttavia
sono imposti dei limiti, che la forza di correlazione non può del
tutto superare. Difatti nel Galanthus major la foglia non può ri-
gorosamente seguire lo scapo sulla via dell'allungamento, cui questo
trovasi spinto dalle complesse influenze della nutrizione, e perciò
i rapporti di lunghezza tra i due organi appaiono sensibilmente
diversi nelle due forme nordica e meridionale.
Anche in rapporto ai tepali interni troviamo qualche anomalia
degna di essere segnalata. Nel Galanthus nivalis, i tepali interni
sono lunghi circa metà degli esterni, nel G. major invece, sono
proporzionatamente più piccoli ; quindi, nel primo caso, le due
lunghezze starebbero tra loro nel rapporto di 1 : 2 circa, nel se-
condo caso di 1: 2.2. Per tutti gli altri organi, i rapporti di lun-
ghezza tendono a mantenersi costanti.
Si perviene così ad una conclusione, che cioè nelle forme di
uno stesso tipo i limiti di variabilità non sono proporzionatamente
illimitati verso le nuove direttive organiche, ma che alla variabi-
lità stessa sono imposti dei limiti dall'equilibrio attuale delle forze
ambienti ed organiche. Tali fatti sono anche meglio chiariti, come
ora vedremo, dalle statistiche di correlazione, compilate per taluni
organi nelle due forme di Galanthus. Da esse rilevasi che perve-
nuti alle classi estreme, taluni degli individui, per l'uno o l'altro
degli organi o dei caratteri in correlazione, segnano spesso un de-
ciso ritorno a quella media che possiamo ritenere come la nor-
male del tipo, o che da esso meno se ne allontana.
(1) Negli esemplari raccolti a Vittorio, mi sono imbattuto in individui sotto
ogni rapporto normali, solo con foglie oltre metà più piccole di quello che
dalla correlazione con lo scapo si sarebbe potuto attendere. Tali foglie sono
destinate però ad allungarsi durante la fioritura e la fruttificazione. Sarebbe
questo forse un accenno a quella isteranzia che è divenuta carattere normale
in talune forme di Galanthus nivalis dell'Oriente?
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— 306 —
Circa la correlazione tra i diversi organi, possiamo in linea
generale affermare la sua esistenza, sennonché essa è tale da risul-
tare evidente solo dalla percentuale degli individui piuttosto che
da isolati confronti, taluni dei quali potrebbero indurci anzi ad
escluderla. In altri termini all'accrescimento di un organo non cor-
risponde sempre un accrescimento rigorosamente proporzionale, nel-
gano che è in correlazione, ma vi possono essere invece delle
oscillazioni più o meno sensibili e tali da condurre a divergenze
notevoli tra due individui, pur accomunati dall'identità di una ana-
misurazione. Ciò risulta da tutte le tabelle di correlazione
qui presentate, ma un esempio più circoscritto renderà il fatto anche
più evidente.
Non vi ha dubbio sulla correlazione tra la lunghezza dello
scapo e quella della foglia. Però se noi esaminiamo gli indi-
vidui di classi attigue, troveremo che all'allungamento dello scapo
non corrisponde un allungamento della foglia rigorosamente pro-
porzionale. Ciò risulta dalla seguente tabella, che comprende tre
classi di individui di Galanthus nivalìs (Padova) — costituite da
un egual numero di individui — con dimensioni dello scapo com-
prese nelle tre class: a decine di rum.: X, XI, XIX
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Da risulta che solo il maggior numero degli individui, a
lie proporzionatamente più lunghe, ed un Leggero ma sensibile
spostamento di tutto il sistema verso le maggiori dimensioni, per-
ii effermare l'esistenza della correlazione.
generale, intorno alla variabilità od alla costanza della
correlazione, ci è fornita anche dal semplice sguardo d'insieme sulla
distri buzio •• tessa delle e nell'area di correlazione, limitata
— 207 —
dalle ortogonali delle classi. Una maggiore variabilità, ci sarà
sempre rappresentata dalla più larga estensione del campo di cor-
relazione, cioè da una più ampia distribuzione delle cifre, e dal
maggiore frazionamento dei gruppi, in altre parole dal maggior
numero delle combinazioni. La deficienza invece di correlazione,
ci sarà piuttosto rappresentata dal raggruppamento eli tutto il si-
stema intorno a più assi verticali (tabella XIV ad es.). anziché in-
torno ad un solo asse con direzione decisamente diagonale come
vedesi chiaramente nella tabella XI.
L'esame, anche sommario, delle tabelle XIII e XIV ci permette
ad esempio di concludere: che il peduncolo, contrariamente a quanto
si potrebbe supporre, non è tanto in correlazione con la grandezza
dello scapo quanto con la dimensione del fiore, non solo, ma che
la maggiore variabilità nelle due correlazioni di quest'organo, debba
dipendere dalla duplice influenza delJo scapo e del fiore.
L'esame di queste tabelle, e delle precedenti, ci permette di
giungere, in rapporto ai due Galanthus, ad alcune conclusioni in-
torno ai limiti della loro variabilità. Esse sono :
l 3 che tali limiti si vanno facendo più ristretti procedendo
dagli organi vegetativi ai riproduttivi;
2 3 che i limiti della variabilità sono meno ampi nei rapporti
tra le diverse parti di un organo che non tra organi distinti.
3° che il Galanthus major è un'entità di gran lunga più va-
riabile del G. nivalìs dell'Italia settentrionale.
Converrà alquanto soffermarci intorno a quest'ultima consta-
tazione.
L'oscillazione della variabilità è tale nel G. major da poter
comprendere nel suo àmbito anche la forma nordica, come risulta
dall'esame delle diverse tabelle e come facilmente potrebbe dedursi
dalla sovrapposizione delle rispettive curve di variabilità.
Ne risulta perciò che il Galanthus dell'Avellinese, e forse di
tutta il Mezzogiorno, non è una forma od una razza pura, ma una
mescolanza di due entità, non perfettamente fissate giacche negli
allevamenti da me fatti in vaso i caratteri loro si sono mostrati
perfettamente reversibili.
Certo che gli estremi delle due razze, nordica e meridionale, sono
rappresentati da individui scolpiti da profonde differenze quantita-
tive, e se essi prevalgono in determinate aree geografiche, possono fa-
cilmente essere interpretati come delle buone varietà o delle piccole
specie. Che se però noi approfondiamo le ricerche ed istituiamo un'ana-
lisi metodica, la consistenza delle due razze sfugge, di fronte alla con-
— 208 —
statazione dei termini di passaggio anche se rappresentati da un
numero limitato di individui.
E spesso, di fronte ad entità di ordine subordinato, il sistematico
opera inconsciamente una scelta, raccogliendo e conservando precisa-
mente quel numero limitato di individui che più lo hanno colpirò,
cosicché i caratteri di pochi individui raccolti talora con intenzione,
rappresentano il tipo per la creazione di varietà o di piccole specie,
cioè di collettività di cui conosciamo invece assai poco la capacità
di variazione! La mancanza di termini intermedi è. anzi, d'ordi-
nario, il criterio direttivo a stabilire la consistenza delle diverse
entità. Ma tale mancanza è essa reale, o non invece soltanto ap-
parente, conseguenza cioè della scarsità del materiale analizzato?
Nella comune indagine, una forte percentuale di termini intermedi
sarà facilmente notata dal nostro occhio, ma la scarsa percentuale,
non potrà essere rilevata che dal diligente esame di un materiale
copioso ed omogeneo. È il caso del G. major del Mezzogiorno, rispetto
al suo probabile stipite settentrionale. L'inverso accade per il
Galanthus tipico, nelle cui colonie non sono infrequenti, con una
bassissima percentuale, gli individui di Galanthus major. Le mie
ricerche statistiche lo possono provare, d'altra parte esso fu già se-
gnalato per il Veronese ed il Triestino, ed anche più a nord, nel-
l'Austria inferiore, l'Haring 1. e.) lo segnala come una forma rara
nelle colonie del G. nivalis.
Perciò, possiamo noi negare il legame di due entità solo perchè i
termini intermedi costituiscono una bassissima percentuale? Al più,
saremmo autorizzati a concludere che in una di esse vi sia la ten-
denza a costituirsi in razza pura, quando cioè le condizioni am-
bienti avranno completata 1' eliminazione dei pochi individui
intermedi.
Per tali fatti non deve recar meraviglia che il Galanthus me-
ridionale sia stato a volte innalzato a dignità di specie (Gussone,
Bertoloni), a volte abbassato a semplice forma o varietà, quando
non sia stato addirittura ritenuto come sinonimo del tipo.
Commi' jiic, G. major è una perspicua deviazione dal tipo, la
quale si va accentuando dal nord al sud, ove prevale così da co-
stituirsi vicariante geografica, pur essendo mescolata, in varia pro-
porzione alla sua forma originaria. Cosicché è logico chiedersi:
in <|iielle vicarianti geografiche, differenziate per In più da ca-
ratteri quantitativi, Bono tutti indistintamente gli individui pia-
nti al nuovo carattere, oppure è possibile che la loro oollet-
tività «dira le stesse transizioni offerteci dal G. major! Anche qui
il metodo statistico potrebbe rendere notevoli servizi, permetten-
— 209 —
doci di stabilire ed il comportamento di tali entità geografiche,
di fronte ai caratteri quantitativi, ed il loro grado di purezza.
Qualora il fenomeno offertoci dalla razza meridionale del Ga-
lantlius nivalis dovesse ripetersi in altre specie, potremmo conclu-
dere che procedendo nell'una o nell'altra direzione rispetto alla
latitudine, esse non vanno solo mutando per l'apparire di un qualche
nuovo carattere organico ma anche per il prevalere sempre più
manifesto di individui, plasmati verso la nuova direttiva.
In qual modo può agire la latitudine sulle specie che presu-
mibilmente dall'Europa media si sono diffuse lungo l'Appennino?
Se poniamo mente ai notevoli cangiamenti del clima in seguito
agli spostamenti latitudinari, specialmente nella nostra Penisola,
come, ad esempio, gli inverni più miti e più umidi, cui contrasta
una aridità estiva più intensa e prolungata, non possiamo non
ammettere che il clima non abbia ad entrare in prima linea nel
provocare od eccentuare la variabilità della specie. E tale influenza
climatica in molte vicarianti si manifesta con caratteri organici
già prevedibili in base alle leggi fisiologiche, cioè: per la maggiore
lunghezza del periodo vegetativo, una esaltazione di tutte le fun-
zioni vegetative, e perciò i vari organi della pianta assumeranno
aspetto assai più rigoglioso della corrispondente forma settentrionale.
Molte delle vicarianti meridionali si contraddistinguono appunto
per essere provvedute di un apparato assimilatore e traspiratore
più ampio, cui, per fatto correlativo, che corrisponde a quanto
abbiamo constatato nel Galanthus major, si accompagnano fiori di
più notevoli dimensioni. Vediamo cioè, che, tra le entità meridio-
nali prevalgono le forme macrofllle, spesso contemporaneamente
macrante e successivamente macrocarpe e macrosperme.
Il fatto già segnalato per il Galanthus, si ripete anche in altre
vicarianti geografiche, come per citare esempi noti e consacrati
dalla sistematica, nelle seguenti entità :
Crocus neapolitanus Ker.-Gawl. (— grandiflorus Gay);
Lychnis divaricata Echb. (= macrocarpa Wk.)
Stellarla grandiflora (Ten.) Bég.
Arabis collina Ten.
Ranunculus grandiflorus Eob., ecc.
deviazioni meridionali rispettivamente di:
Crocus vernus Wulf.
Lychnis alba Mill.
Stellarla neglecta Weihe.
Arabis muralis Bert.
Ranunculus Ficaria L. ecr-.
— 210 —
Per citare solo talune delle entità già registrate e descritte;
ma è certo che in seguito ad opportuni confronti con le corrispon-
denti forme nordiche, potremmo istituirne delle altre ancora, tutte
plasmate ad un'analoga esuberanza degli organi vegetativi e ripro-
duttivi. Ad esempio la Scilla bifolia si presenta nel Mezzogiorno
con individui talora giganteschi, piovvisti di fiori più numerosi e
più grandi: la Silene OtiteSj con capsule di maggiori dimensioni,
probabilmente da fiori essi pure più grandi, ecc.: forme le quali
credo non furono sin qui particolarmente denominate.
Così fatte forme lussureggianti, pare si producano di preferenza
n- j Ue specie a sviluppo prevalentemente invemale-primaverile^ come
lo sono le specie più sopra elencate. In quel periodo cioè che nel
Mezzogiorno è contraddistinto da una temperatura più mite e da
una maggior copia di precipitazioni, cosicché tali piante godreb-
bero il beneficio di un più lungo periodo vegetativo, di un più at-
tivo ricambio ed i loro organi si mostrerebbero perciò plasmati ad
una più manifesta igrofilia. Q,uesta esaltazione vegetativa raggiun-
gerebbe poi un massimo nella Campania, dove a quella del clima
si aggiunge anche l'influenza di terreni costituiti da ceneri vulca-
niche, perciò molto sciolti e dotati di una notevole fertilità, i quali
come rendono esuberante la vegetazione delle piante coltivate, sia
legnose che erbacee, cosi una parallela influenza esercitano eviden-
temente su molti degli elementi della flora spontanea.
L'opposto sembra invece avvenire nelle specie a sviluppo pre-
ntemente (stirale od estivo-autunnale, le quali in ragione della
scarsità delle precipitazioni atmosferiche nell'estate, di una più
intensa luminosità, ecc., dovrebbero assumere nel Mezzogiorno, con
una maggiore riduzione dell'apparato assimilatore e traspiratorio
una facies più decisamente xerofìla. Le entità meridionali del tipo
di Centaurea Iacea L. s. 1., ad esempio, ci si appalesano di fatti come
piante più ridotte nell'ampiezza delle foglie e nella dimensione dei
capolini; come Centaurea iwitpólitana Boiss. in confronto delle cor-
rispondenti entità nordiche più affini, ascrivibili al ciclo di Cen-
taurea nigrescens W. La Pieri* spinulosa Bert. che va sostituendo
nell'Italia peninsulare e sopratutto nelle isole l'entità nordica Picris
Meracioide8, se ne distingue per una vegetazione più ridotta, per
un indumento ispido-setoloso più accentuato, per le foglie più
stretta. |»er i capolini spesso più piccoli ohe nel tipo. La Digitalis
micrantha B-oth, differisce dalia affine Digitali» lutea L. per posse-
dere delle corolle e delle capsule assai più piccole ed un apparato
liare più ridotto e sostituisce quest'ultima dall'Appennino cen-
trale in giù : in quelle regioni cioè che offrono il maggior con-
— 211 —
trasto con il clima estivo dell'Italia settentrionale e dell'Europa
media. Il prof. Borzi anni addietro, in una seduta della Società
botanica italiana, al Congresso di Milano del 1906, ricordava di
non aver mai potuto ottenere in Sicilia delle piante di Centaurea
Cyanus con fiori così vistosi quali aveva potuto notare in Svezia,
pur essendosi procurato del seme di tale provenienza (1). Questo
fatto trova appunto la sua plausibile spiegazione nelle varie con-
statazioni or ora ricordate, e certo non sarebbe difficile addurre
altri esempi ad illustrazione dello stesso ordine di fenomeni. Perciò
molte delle così dette vicarianti geografiche si offrirebbero ad una
interpretazione fisiologica assai semplice, quando sopratutto i loro
caratteri differenziali sieno accentuati nelle due direzioni indicate.
È poi probabile che altri caratteri, oltre quelli già ricordati, pos-
sano in esse manifestarsi per fatti correlativi, ma dipendenti dalla
stessa causa generale. Ad esempio maggiore o minore pilosismo,
accentuaziane di produzioni ghiandolari, apparsa o modificazione
nella pigmentazione. Talora sono persino possibili delle manifesta-
zioni apparentemente qualitative, come modificazioni nei rapporti
di dimensione di taluni organi, fatto già ricordato nelle pagine
precedenti per il Gal. major e di cai fu anche data una plausibile
interpretazione.
Xon mi nascondo che tali ipotesi e l'altra più sopra enunziata
intorno al modo di costituirsi delle collettività sistematiche, per
quanto destinata a spiegare il meccanismo genetico sopratutto di
talune entità subordinate, non certo delle grandi specie, non ab-
biano ad urtare contro altre ipotesi od obbiezioni di un certo va-
lore. Anzi a tale riguardo non posso tacere come il Béguinot a
proposito della Digitalis lutea e micrantha (2) che io adduco quali
esempi, in verità non dimostrati, delle mie supposizioni, venga
alla conclusione che le due entità sieno geneticamente distinte e
non, come penserei io, che Digitalis micrantha sia una variazione
meridionale di D. lutea, analogamente a quanto è G. major rispetto
a G. nivalis, o qualcun'altra delle specie a suo luogo ricordate. Se-
(1) Notizia cosi confermatami dal prof. Borzi (in litt. 22. V. 1911): «E
proprio vero quanto ricorda. Da semi di Centaurea Cyanus raccolti in Svezia
(fra campi di Secale a Insjòn in Dalecarlia) Del 1899, coltivati in Palermo, ho
ottenuto piante e fiori molto più piccoli di quelli originari quantunque fos-
sero state prodigate le maggiori cure per difenderli dalla secchezza e dal caldo ».
•2) Ricerche intorno a Digitalis lutea I.. e D. micrantha Roth nella flora
italiana. Bull. Soc. hot. it. 1909 n. 9, p. 190, 1910 n. 1 p 44. — Altre osservazioni
su alcune vicarianti sono contenute anche in un più recente lavoro dello stesso
Béguinot: Ricerche culturali sulle variazioni delle piante. III. Atti Acc. Ven.
Trent Istr. v. VII, 1914, pp. 98-152.
— -212 —
concio Béguinot, l'Appennino, alla latitudine di Vallombrosa, rap-
presenterebbe l'incontro delle aree delle due entità, cosicché ivi
si trovano mescolati gli individui delle due specie, mentre secondo
la mia supposizione, l'Appennino settentrionale costituirebbe l'area
dove non prevalgono ancora nella collettività di Digitalis lutea gli
individui col carattere di Ih micrantha] o se mai, gli uni e gli
altri possono prevalere nelle stazioni che meglio corrispondono a
quei fattori die. allontanandosi invece dall'Appennino settentrio-
nale, con una loro maggiore accentuazione, consentono anche una
più netta divi-ione delle due entità ed una maggiore purità delle
due razze. Il che spiegherebbe la ragione per cui a Vallombrosa
nei luoghi più elevati, con clima cioè a carattere più nordico, si
mostrino le colonie di Digitalis lutea, in basso dove meglio si
accentuano i fattori del clima mediterraneo, prevalgano gli indi-
vidui con i caratteri propri di /). micrantha.
Qualche cosa di simile avviene anche nell'Avellinese tra il Ga-
lanthus major, che cresce nelle stazioni della zona collinare, in con-
fronto con la forma propria di talune stazioni della zona decisamente
montana. Alle falde del monte Cervalto, presso il Piano Laceno, a
circa 1100 m. s. m., in un faggeto con esposizione di nord-est,
da un lotto costituito di oltre un centinaio di individui, raccolti
nella seconda metà di aprile, ho avuto le seguenti seriazioni, cal-
colate sulla lunghezza dei tepali esterni e sulla lunghezza massima
delle foglie:
tepali est.: lun-
ghezza mm.
frequenza . .
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20
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media: nini. 22,02
foglia; largii, in
inni.
media: nini. 7,01
Questa forma montana s'avvicina perciò notevolmente alla forma
nordica, per la maggiore brevità dei suoi tepali esterni, mentre per
la larghezza fogliare è da ricondursi alle forme tipiche di Galan-
tlms iinij ,,-. Pero il numero limitato dei fasci fibro- vascolari (12-16)
— essi ini pri mono alle foglie del Galanthus la caratteristica loro
striatura (fig. 1 d di nuovo l'accusi .1 agli individui del tipo boreale.
Quindi può ritenersi che n<*l Mezzogiorno, mdle stazioni più basse,
- 213 —
cioè più temperate, le colonie di Galanthus major hanno sempre
un certo numero di rappresentanti della forma boreale, mentre nelle
stazioni più elevate, quest'ultima si andrebbe affermando con un
maggior numero di individui.
Ma anche non volendo ammettere che Digitalis micrantha sia
una semplice forma o razza meridionale, nulla si oppone a consi-
derarla come una buona specie, derivata però, per accumulo e fis-
sazione di caratteri quantitativi, da Dig. lutea, piuttosto che rite-
nerla, come penserebbe il Bégninot, derivata da un antico stipite,
comune ad ambedue, del quale ci sono completamente ignoti i ca-
ratteri.
Considerate adunque le due forme di Galanthus in funzione
di condizioni climatiche notevolmente diverse e stabilita l'esistenza
di una generale correlazione, in rapporto alle dimensioni di tutti
gli organi, sembra logico il supporre che il punto da cui muove
l'intera correlazione debba risiedere nell'apparato vegetativo da cui
dipende la nutrizione di tutti gli altri organi. Infatti possiamo sup-
porre che le influenze climatiche, agendo anzitutto sulla pianti-
cella da seme, determinarono il costituirsi di individui più vigo-
rosi, i quali a lor volta essendo atti ad elaborare maggiori riserve
nutritive abbiano dovuto influire sulla maggiore vigorìa del bulbo,
a sua volta preparatore di una nuova e non meno vigorosa gene-
razione. Le misurazioni da me compiute sui bulbi delle due forme
di Galanthus, mi hanno dato difatti i seguenti risultati:
diametro trasv.
del bulbo in ram.
7
8
1 |
9 IO II
!
12 13
14 15
16 17
18 19 20 21 22 23
Trieste ....
2
3
6
11
6
5
3
5
2
! JJ
Vittorio. . .
1
19
23
19
20
7
6
2
1
1
Padova ....
4
6 22
14
18
19
'
4
1
Totale
5
25
46
36
14
37
19
11
5
6
2
1
1
media: mm. IO
Avellino . . .
—
2
7
25
27
58
29
19
15
12
6
4
1
2 2—1
» » 12
12,8
È perciò probabile che molte altre forme m aerante e macro-
carpe, sieno conseguenza di analoghi rapporti nutritivi, sopratutto
se collegate ad una distribuzione geografica corrispondente a quella
del nostro Galanthus. Le influenze opposte, quali abbiamo ricor-
dato esistere per talune altre entità vicarie, a sviluppo estivale,
condurrebbero invece, evidentemente, a processi morfogenici del
tutto contrari.
— 214 -
Parte II.
La variazione brusca.
Ho preso sin qui in esame nel Galanthus alcuni degli aspetti
di quel tipo di variabilità, essenzialmente quantitativa, che suole
indicarsi coi nomi di fluttuante, lenta o continua (1). Ma la nostra
pianta ci offre un materiale assai interessante anche per lo studio
di quell'altro n'po di variabilità che è nota coi nomi di discontinua
o brusca 2). Questa, se per molti casi confluisce coi fatti studiati
dalla teratologia, per altri, mette capo direttamente all'interessante
fenomeno delle mutazioni, largamente studiato e volgarizzato dal
De Vries e dai suoi seguaci, ed è perciò del più alto interesse
generale.
La teratologia del bucaneve, esposta in modo sommario nei trat-
tati, ebbe un'ampia illustrazione da parte di De Rocquigny-Adan-
son (3), ma sopratutto di Stenzel (4), nel suo lavoro « Bliitenbildungen
bei ni Schneeglockcheji (Galanthus nivalis) und Samenformen bei der
Eiche (Quercus pedunculata) ». Credo perciò inutile soffermarmi sui
molti casi tipicamente teratologici da me constatati, mentre parmi
più interessante segnalare e discutere alcuni altri fatti veramente
singolari che il bucaneve ci offre, direttamente legati al ponde-
roso problema della origine della specie.
La teratologia, specialmente un tempo, era contenuta entro
confini assai indeterminati, cosicché i compendi od anche le singole
memorie riuniscono per lo più un materiale assai disparato, non
esclusi talora dei fenomeni prettamente parassitari, od altri che
rientrano invece nei limiti della variabilità lenta. Molto opportu-
namente perciò, anni addietro, in seno alla Società zoologico-bota-
nica di Vienna (5) fu proposto alla discussione generale delle
sioni il quesito: « che cosa debba intendersi per mostruosità ».
Non starò a rifare tutta la discussione che l'argomento, sotto
(1) Nota anche coi nomi di individuale, graduale, variabilità in senso ri-
stretto, plus-minus variabilità, ecc.
(_ Altri sinonimi sono: variabilità spontanea, grande variabilità, muta'
bilitìx, ■ terogi nesi, i ce
!:■ 'ntiii'iue iin Bourbonnais et da Centro de la Fr., v. XIV, 1901,
I. 51; v. XVI, L903, p. G6; v. XVI I, L904, p. 64.
Bibliotheca botanica, Beh 21. Cassel L890, 66 pp. in- 1 <■ 6 tav.
V.-rh. k. k. zool.-bot. Gesellsch., Bel. I.X. L910, p. (129).
— 215 —
molti punti di vista, interessantissimo, sollevò tra cultori di disci-
pline diverse, né a ricordare le molte definizioni proposte. Solo dirò
che esclusi opportunamente dal dominio delle mostruosità tutti i
casi di evidente origine parassitaria, si credette, a sèguito di al-
cune idee espresse dal prof, von Wettstein, di far distinzione fra
ciò che è veramente mostruoso e ciò che invece è semplicemente
abnorme. E per abnormità si sarebbe intesa ogni deviazione dal tipo
normale da ritenersi come possibile entro i limiti della variabilità
specifica. Ciò posto, si dovrebbe intendere per mostruosità ogni ac-
cidentale ne patologica deviazione nella struttura normale di un
organo, la quale oltrepassi i supposti limiti della variabilità di un
organismo o di un organo. In altri termini mostruoso sarebbe un
organo od un organismo in alto grado abnorme.
Tali definizioni sono tutt'altro che impeccabili, ne mi soffermerò
a dimostrare quanto di vago, di indefinito esse contengano. Certo ci
appaiono come praticamente insufficienti, giacché presuppongono la
conoscenza perfetta, che siamo ben lungi dal possedere, dei limiti
della variabilità specifica entro i quali è contenuto l'abnorme.
Anche il Fruwirth (Op. cit., v. I, p. 170) nell'interessante
capitolo « Missbildung » accenna alle difficoltà di definire e classi-
ficare le deformazioni, in sé ed in confronto di altri fatti di va-
riazione spontanea, essendosi i botanici attenuti sin qui a criteri
piuttosto personali. Accennerò più oltre agli indizi che ci possono
guidare nell'apprezzamento di alcune almeno delle molte e com-
plesse forme della variabilità spontanea.
E. Baur (1. e. Vorles. XI, p. 182) divide i fenomeni della va-
riabilità — parola che egli pure ritiene applicata a fatti assai di-
versi, tra cui anche i precedenti — nelle tre seguenti categorie :
modificazioni, o variazioni negli individui di una stirpe, determinate
dalle molteplici influenze esteriori (luce, temperatura, nutrizione, ecc.) le quali
in varia misui-a hanno influito sullo sviluppo degli individui. Esse non sono
perciò ereditarie;
combinazioni, o variazioni da nuove combinazioni, negli individui di una
stirpe od anche tra i discendenti di due genitori, prodotte da disgiunzione o
da nuove combinazioni di caratteri Esse sono ereditarie;
mutazioni, variazioni ereditarie tra genitori e discendenti — talora di
origine vegetativa — non originatesi da disgiunzione, ma da altre cause per
ora imprecisate. In altre parole, secondo la definizione dello stesso Baur, le
mutazioni sarebbero delle nuove proprietà ereditarie, cioè nuove forme di rea-
zione di fronte alle influenze esteriori.
Può quindi dedursi che la teratologia non sia più oggidì il ma-
gazzino delle curiosità e dei così detti capricci della natura, ma
un ramo della morfologia intimamente collegato alla genetica.
— 216
« Les mutations et les anornalies. scrive il Rabaud (1), sont une
seule et mème chose. Si une restriction légère paraissait indispen-
sable, oh dirait, plus simplement, que les mutations sont des ano-
inalies héréditaires ».
Nella prima parte di questo lavoro ho largamente illustrato
quelle forme di variabilità che, a mio modo di vedere, e secondo
l'espressione di Baur possono essere considerate come modificazioni.
Dovrò ora occuparmi della illustrazione di quegli altri fatti che in-
Fin. 1. - a ni, forme stenofille e platinile: b, t«pali interni, terme
normali stenofille e platinile e variabilità della macchia verde: e. tepali
interni, forme abnormi con accenni a forme staminali (le lince nere mar-
;gono il colore giallo delie antere); d, sezione schematica di
: foglia di Qalanthus\ nella parte superiore, la duplice carena.
terc- l.i variabilità brusca e che perciò debbono essere coni-
si nelle due altre categorie di fenomeni. [] Oalanthuè ci offre
a questo riguardo un materiale assai opportuno, e sopratutto le de-
viazioni nei caratteri fiorali, apparentemente assai più costanti, mi
(1) Rabai d K.
1908, pp 16-G4.
olution tératologiqiie. Riv. di Se. • Scii . \ III,
— 217 —
sembrano del massimo interesse generale. Circa ra variabilità di
forma e colore nei tepali interni ecl esterni, intorno alla quale vi
sarebbe pur molto da osservare e discutere, basterà uno sguardo
alle figure (fig. 1) che ne riproducono le forme più salienti.
a
e (1
Fi;/. 2 — Diagrammi fiorali delle quattro simmetrie del Galanthus nivali*:
a, simmetria dimera; h, tiimera; e, tetramera; d, pentamera.
I fiori del Galanthus posseggono un'architettura abbastanza com-
plessa, che è necessario sia brevemente richiamata alla memoria
(fig. 2 b). Essi sono costituiti da sei pezzi perigoniali disposti in
due cicli concentrici, di tre tepali ciascuno alternanti. I tre tepali
- 218 —
onente bianchi : gli interni sono invece prov-
li una macchia verde più o meno pronunciata, disposta a V
imo alla loro smarginatimi apicale * 'fig. 1 // : inoltre essi sono più
o meno intensame:. iati di verde nella loro interna superficie.
L'an Iroceo è formato di sei stami disposti egualmente in due cicli
.trici, li \ no alternanti. Però i due cicli sono
ravvicinati che le antere acuminate si toccano con i loro margini
:ano n li piramide allungata, mentre l'inserzi
filarne so viene a limitare una piccola area decisa-
mente tri ire. L'ovario è costituito di tre carpelli e nelle tre
un numero variabile di ovuli, che dovrebbe
te di 12 per ogni loggia, ma il frutto finisce per
e nella totalità da 10 a 15 semi soltan
La etria del Galanthus è perciò spiccatamente trimera, come
lo è de] resto nelle altre Amarillidacee, non solo, ma anche in fa-
glie affini come ad esempio le Gigliacee. Esiste però nel Galan-
thus la li deviare cosi dal suo piano strutturale, che
l'architettura ne risulta del tutto mutata, raggiungendo una nuova
simmetria, senza che al fiore possa per questo con-
ttribnto di mostruoso, 'piale volgarmente si applica.
l'Avellinese, ho potuto scoprire, con una frequenza che tal-
volta raggiunge ed oltrepassa il 2%, dei fiori di una simmetria
perfettamente tetramera, con una correlazione ed una regolarità delle
più e nel numero e nella collocazione di tutti gli organi
li tav. VII. e fig. 2 e . E cioè, il perigonio è costituito di 8 pezzi,
in due cicli ine diiati; l'androceo di 8 stami, in due cicli di
■1 ciascuno e limitanti un'area quadrata anziché triangolare, e pei
i piramide a quattro facce anziché a tre: l'o-
vario : listinte e simmetriche, ed è probabile che
ih il numero de ibisca un aumei. r «pianto la de-
terminazione non risulti agevole, data la grande oscillazione del
uni lì anche nei fiori normali. Del pari non mi i
lire ad una conclusione sicura circa il numero dei
: »lari nel peduncolo dei fiori tetrameri in conti'
numero, forse più ■. dei fasci i uncolo
i tri meri. T , del resto, qualunque posse esserne
il ri rebbe per nulla a modificare il concetto che
'■i p 'orinar'- della nuova simmetria del bue
■ indubbia aa. È certo ch'< ri-
pe ai primordi •'■mali del li"!-'', né dui
/ ; tori 'die e su di esso in u jvi-
lupi . molto più che Del Galanthus i fiori sono
— 219 —
già costituiti -incora nell'ottobre, quando la gemma fiorale
cora profondamente affondata nel terreno 1 .
E anche possibile la realizzazione, benché assai più rara,
metrie complesse, nelle quali l'aumento numerico obi- iis egual-
mente alla stessa legge generale di correlazione. Vi
sibilila di una simmetria penta/nera e persi 1 .. .
stesso ho raccolto un individuo con 5 tepali esterni. 5 interni e
10 stami, disposti in due cicli, di 5 -rami ci - ano, limitanti in
questo caso un'area pentagonale dir. '- ^tenzel ci ha fatto co-
noscere un fiore di 6 tepali esterni. 6 interni e 12 stami, ed uno
persino di 13 tepali esterni. 13 interni e 27 stami: ma in ambe
questi casi si tr evidentemente non di simmetrie superiori in
un singolo fiore, ma della fusione di due o più fiori indipend
a simmetria tri mera o tetramera. Cosicché sembra non esservi la,
possibilità, per cause forse meccaniche, di una simmetria superi
alla pentamera, che è già di per sé eccezionale.
Possiamo quindi concludere che nel Galanthus normale, trul-
la simmetria fiorale è rappresentata da 5 cicli concentrici d
elementi ciascuno alternantisi: che i pezzi perigoniali sono eguali
per numero ai pezzi costituenti l'androceo; che il gineceo possi
invece un numero di carpelli eguale alla metà dei pezzi costitn<
gli altri verticilli. Tali rapporti si mantengono costanti non s I
negli individui che hanno potuto realizzare, come abbiam vis
una perfetta simmetria tetrametra o pentamera. ma anche neg
individui che. più o meno devi. dall'una o dall'altra di tali sim-
metrie, dobbiamo necessariamente considerare come mostru< s
Di fatti, si possono trovare, con una certa frequenza, degli indivi-
dui con - : i tepali esterni e <± interni. In tal caso, correlazione interes-
santissima, il numero degli stami è. nella più parte dei -, quello
previsto dalla simmetria generale, cioè 7 3 — 4.Ì. anche quando i
tepali esterni sono -1 e gli interni 3. L'ovario in questo caso è di 3
carpelli egualmente, ma può averne anche 4. Numerosi sono gl'in-
dividui ed" i casi di tali anomalie, offrenti un passaggio alla sim-
metria tetramera (vedi diagramma, fig. 3 : però, fatto della massima
importanza biologica, la maggior frequenza cade sempre sugli individui
che realizzano nel modo pia perfetto la nuova simmetria. Su 35:
(1) Questa tendenza ad aumentare in modo correlativo il numero dei y
costituenti i verticilli, fu segnalata non solo nelle Gigliacee ma anche in
Amarillidacee, come in Olivia miniata e Narcissus radiiflorvs. Confr. Viviand-
Morel, in Ann. Soc. bot., Lyon. t. 23, 1898, C.-R., p. 14: HOCHREDTINER, in
Bull. Herbier Boissier. t. 5. 18^7, p 350-353, con 1 figura
Annali di Botanica — Vol XIII. 16
— 220 —
anomali da me rinvenuti, con passaggi diversi alla simmetria te-
tramera, ben 17 la realizzavano in modo perfètto. Gli altri 19 in-
dividui erano frazionati in combinazioni diverse, in ognuna delle
quali perù il fiore, in causa 'lei numero impari di stami (7). diveniva
necessariamente assimmetri
bo interessantissimo fatto offertoci dal bucaneve, in causa
delle precise correlazioni a cui obbediscono i diversi verticilli, non
ha nulla a che vedere con le modificazioni per accrescimento nel
numero dei petali, che spesso ci sono offerte dai fiori di molte piante,
Stivate, modificazioni, le quali effettuandosi a spese
di altri verticilli, cioè essendo delle vere metamorfosi, rendono il
m metrico, ne alterano le attitudini riproduttive, uè po-
di v. mire ereditarie per via sessuale ed essere ori-
gine di nuove specie. Anche nel bucaneve, allo stato di coltiva-
zio: no anomalie di tale natura. Nel Gal. nivalis flore pieno
l. plenissimus (i. IS.-ck si hanno numerosi tepali interni origi-
_ i organi sessuali, mentre ì tepali esterni si man-
crinalmente in numero di tre. Una razza a fiori pieni, da
me coltivata nel 1911, da bulbi acquistati presso la casa orticola
E. 11. Krelage et Fils di Haarlem, mi ha dato fiori doppi con i
lenti caratteri:
ali est.
tepali
int.
stami
pistilli
5
19
2
5
20
i)
5
23
2
5
24
5
22
1
Come si vede, è costante La riduzione dell'androceo e del gineceo
e la dissoluzione completa di quei rapporti di correlazione ni
in evidenza nelle pagine precedenti. Tali fiori da ine ottenuti si
uziano p